Aurora Boreale in Alaska: quando, dove e come vederla

TL;DRL’aurora boreale in Alaska si osserva da fine agosto a metà aprile, con il picco assoluto della stagione tra dicembre e marzo, quando le notti sono più lunghe e il cielo più limpido. La base migliore è Fairbanks, che si trova proprio sotto l’ovale aurorale: con tre notti serene d’inverno hai oltre l’80% di probabilità di successo, a differenza della più lontana Anchorage. Tra i punti di osservazione più amati ci sono Murphy Dome, Cleary Summit con lo Skiland, oppure gli iglù di vetro di lusso al Borealis Basecamp (a partire da 625 dollari a persona a notte). Mettti in conto temperature tra i -30 e i -40 °C e un budget per l’alloggio tra 150 e 400 dollari a notte, oppure oltre 600 dollari per la variante di lusso.

Se anche tu sogni di vedere con i tuoi occhi questo straordinario fenomeno celeste, hai davanti un’occasione d’oro. Devi solo organizzarti meglio di quanto abbiamo fatto noi. L’aurora boreale in Alaska è attualmente al massimo della sua spettacolarità: tra il 2024 e il 2026, il sole si trova al culmine del suo venticinquesimo ciclo solare, il cosiddetto massimo solare.

Gli scienziati segnalano che le eruzioni solari e le massicce espulsioni di plasma stanno bombardando la nostra atmosfera con un’intensità che non si registrava dal 2003. È davvero un momento eccezionale. Per evitarvi lo stesso errore che abbiamo commesso noi, ho messo insieme una guida completa. Vi dirò esattamente quando partire, dove alloggiare, quanto spendere e vi darò consigli approfonditi sulla fotografia, così non tornerete a casa con solo foto nere 😅.

Riassunto

  • Periodo migliore: L’aurora boreale in Alaska è visibile dalla fine di agosto a metà aprile, con il picco assoluto della stagione da dicembre a marzo. In estate c’è troppa luce.
  • Dove cercarla: Fairbanks è la destinazione regina. Si trova proprio sotto l’ovale aurorale e, trascorrendo qui tre notti limpide invernali, avete oltre l’80% di possibilità di successo.
  • Meteo e freddo: Preparatevi agli estremi. Le temperature scendono regolarmente a -30/-40 °C, quindi un piumino di qualità e pantaloni termici sono indispensabili.
  • Auto: Per cacciare l’aurora in autonomia vi serve un’auto con pneumatici invernali da un’agenzia affidabile. Per alcune strade (come la Dalton Highway) non potrete però usare un’auto a noleggio normale.
  • Budget: L’Alaska non è economica. Mettete in conto un alloggio dai 150 ai 400 USD a notte; gli iglù panoramici di lusso possono superare tranquillamente i 600 USD.

Quando andare in Alaska e come arrivarci

La regola fondamentale per la caccia all’aurora boreale è semplicissima, eppure spesso dimenticata: serve il buio assoluto. Le tempeste geomagnetiche si verificano in alta atmosfera durante tutto l’anno, ma nei mesi estivi (da maggio a luglio) in Alaska il sole brilla anche ventidue ore al giorno e il cielo non si fa mai completamente scuro.

La stagione ufficiale inizia quindi alla fine di agosto e si chiude a metà aprile. Se volete giocare sul sicuro, pianificate il viaggio nel cuore della stagione, tra dicembre e marzo. L’inverno regala i cieli più bui e limpidi, anche se si paga il prezzo di gelate brutali. Fairbanks è la città americana più fredda con oltre diecimila abitanti: a gennaio e febbraio le temperature raggiungono regolarmente i -40 °C. Il record storico, risalente al 1934, è stato di -54 °C, quindi vestitevi davvero bene 😁.

Particolarmente interessanti sono anche settembre e marzo, i periodi degli equinozi di autunno e di primavera. A causa della specifica inclinazione dell’asse terrestre rispetto al vento solare, si verificano i cosiddetti “equinox spikes”, picchi in cui la probabilità di un’aurora intensa è statisticamente ancora più alta. Per i voli, cercate con anticipo: da Roma, Milano o altre città italiane il percorso più comune prevede uno scalo a Seattle, da dove prendere un volo diretto con Alaska Airlines fino al piccolo aeroporto di Fairbanks.

Dove dormire a Fairbanks e dintorni + quanto costa

Quando pianificate il budget, sappiate che l’Alaska può prosciugare il portafoglio in tempi record. La maggior parte dei viaggiatori sceglie Fairbanks come base: la città offre tutti i servizi, supermercati e una buona varietà di hotel, da cui partire ogni sera per la caccia all’aurora nei dintorni bui. Sul fronte economico, un motel semplice costa intorno ai 100-150 USD a notte (circa 90-140 €), mentre gli hotel migliori o i lodge nella natura partono da 250 USD (circa 230 €).

Se volete godervi il lusso di sbirciare l’aurora dal letto, le sistemazioni in iglù panoramici o nei resort specializzati vi costeranno dai 400 ai 650 USD a notte (fino a oltre 600 €). Un soggiorno di una settimana per due persone, auto a noleggio e pasti inclusi, supera facilmente i 3.000-4.000 €.

Dove alloggiare strategicamente

Aurora boreale in Alaska: 12 posti dove vederla e come fotografarla

Vediamo dodici luoghi e consigli concreti per cacciare l’aurora boreale in Alaska senza restare delusi. L’Alaska offre possibilità infinite, dalle sorgenti termali di lusso alle vette selvagge dove bisogna portarsi il tè in thermos. Vi spiego anche come fotografare questo spettacolo celeste, per fare in modo che le vostre foto siano all’altezza della realtà.

1. Fairbanks: il punto di partenza ideale

Se Fairbanks è al centro di tutte le ricerche sull’aurora boreale in Alaska, c’è un motivo preciso. La città si trova a meno di 320 chilometri dal Circolo Polare Artico e giace direttamente sotto l’ovale aurorale, la zona dove i fenomeni luminosi si concentrano maggiormente. Non è una metropoli capace di stupirvi con la sua architettura, ma grazie alla sua posizione è un jackpot geografico per tutti i cacciatori di cielo notturno.

Le autorità locali tengono statistiche precise che parlano chiaro. Se trascorrete qui almeno tre notti nella stagione invernale principale e le condizioni meteo sono favorevoli, le probabilità di avvistare l’aurora superano l’ottanta percento. Basta noleggiare un’auto, allontanarsi di venti minuti dal centro per sfuggire all’inquinamento luminoso e alzare gli occhi al cielo. La maggior parte degli spettacoli si verifica tra le dieci di sera e le due di notte.

2. Murphy Dome (Buio totale)

Se chiedete a qualsiasi appassionato del posto dove va a osservare il cielo, con ogni probabilità vi manderà qui. Murphy Dome è un’ex stazione radar dell’aeronautica militare americana, chiusa già negli anni Ottanta, situata a circa 45 chilometri a nord-ovest di Fairbanks. Con i suoi 879 metri di altitudine è il punto più alto raggiungibile comodamente in auto nei dintorni.

Poiché non ci sono case né lampioni, il buio è letteralmente totale. Quando l’aurora si scatena, danza da un orizzonte all’altro davanti ai vostri occhi. C’è però un avvertimento importante da tenere a mente. La strada in salita è ripida e d’inverno spesso ghiacciata, quindi non avventuratevi qui senza un veicolo adeguato con pneumatici invernali e trazione integrale.

3. Cleary Summit e Skiland (Osservare al caldo)

Un’altra collina molto amata, raggiungibile percorrendo circa 32 chilometri a nord-est della città lungo la famosa Steese Highway. Cleary Summit si trova a 682 metri di quota e offre panorami mozzafiato sulla valle del fiume Tanana e sulla catena delle White Mountains. Il parcheggio in cima è gratuito e troverete sempre qualche fotografo in piedi vicino al proprio treppiede.

Il grande vantaggio di questa location è la vicinanza allo Skiland, la stazione sciistica che vanta la seggiovia più settentrionale di tutta l’America del Nord. Dopo il tramonto, la baita funziona come centro di osservazione aurora (aurora viewing lodge): potete accomodarvi al caldo, sorseggiare un caffè e uscire nel freddo solo quando qualcuno grida che il cielo ha cominciato ad illuminarsi.

4. Borealis Basecamp (Lusso direttamente dal letto)

Questo è esattamente il posto che continuate a vedere su Instagram e che vi fa venire l’acquolina in bocca. Il resort si nasconde in una foresta boreale fuori città ed è composto da moderni iglù riscaldati con enormi tetti in vetro. L’idea è geniale: non dovete congelare fuori nella neve, vi sdraiate semplicemente sotto un piumone caldo e guardate le strisce verdi scivolare sopra di voi.

Come già immaginate, però, non è un’esperienza per tutti. In alta stagione i prezzi si aggirano intorno ai 625 USD a persona a notte, e spesso bisogna acquistare un pacchetto di due notti per due persone, il che porta il totale a cifre quasi incredibili: circa 2.500 USD (oltre 2.300 €). Nonostante il costo, è sempre tutto esaurito, quindi se state pensando a questa esperienza dovete prenotare con almeno sei mesi di anticipo.

5. Chena Hot Springs (Fare il bagno nel gelo)

Il resort delle sorgenti termali, a circa 90 chilometri da Fairbanks, è una delle attrazioni più discusse: c’è chi lo adora e chi lo detesta. Il pezzo forte è un grande lago termale all’aperto con acqua naturale mantenuta tutto l’anno intorno ai 41 °C. Immaginate di stare in acqua calda, con i capelli che si ghiacciano in bianchi stalattiti, mentre sopra di voi ondeggia l’aurora. È davvero un’esperienza magica.

Devo però essere onesta fino in fondo. La strada per il resort è lunga e alle due di notte dovrete tornare a Fairbanks stanchi e con i capelli bagnati. Il resort stesso ha conosciuto tempi migliori: il biglietto per le piscine costa extra (se non siete ospiti), gli spogliatoi secondo molte recensioni lasciano a desiderare, e l’atmosfera ricorda più una piscina pubblica anni Novanta che un raffinato centro benessere. Nonostante tutto, vale probabilmente la pena per la sensazione dell’acqua calda in una notte gelida.

6. Aurora Pointe (Il compromesso intelligente)

Se non avete voglia di congelare sul ciglio di una strada, ma non volete nemmeno spendere centinaia di dollari per un alloggio di lusso, Aurora Pointe fa al caso vostro. Si tratta di un centro di osservazione privato su un vasto terreno a circa quindici minuti di macchina dal centro di Fairbanks. Con un ragionevole biglietto da 50 USD (circa 46 €) avete quattro ore di accesso (dalle dieci alle due di notte) a spazi moderni e ben riscaldati.

Nel prezzo sono compresi dolci locali e, soprattutto, una spiegazione da parte degli appassionati del posto. Un grande vantaggio è che qui ricevete tantissimi consigli sulla fotografia e, se non avete una buona fotocamera, potete noleggiarne una per la serata con altri 50 USD. Per chi è alle prime armi è la scelta ideale, senza stress inutili.

7. Birch Hill Recreation Area (Quando il tempo stringe)

Capita di essere in hotel nel centro di Fairbanks, di controllare le previsioni e di ricevere all’improvviso una notifica che segnala l’aurora al massimo proprio in quel momento. In casi come questi non c’è tempo per andare su un colle distante un’ora. Per queste uscite lampo è perfetto il parco cittadino Birch Hill Recreation Area, a pochi minuti dal centro.

Bisogna mettere in conto un leggero inquinamento luminoso proveniente dalla città e la visuale non è cristallina come a Murphy Dome, ma in compenso siete sul posto in pochi minuti. Nel parco c’è spazio sufficiente e anche nelle gelate più intense l’accesso è facile grazie alla strada tenuta pulita.

8. Dalton Highway e Coldfoot Camp (Per i veri avventurieri)

Se cercate il buio più assoluto e volete spingervi all’estremo, dovete percorrere la Dalton Highway (nota anche come The Haul Road). È una strada sterrata e spesso ghiacciata, costruita originariamente per i camion diretti ai giacimenti petroliferi del nord. Al miglio 175 si trova l’aspra stazione di servizio Coldfoot Camp, punto di riferimento per i camionisti e per i cacciatori di aurora diretti verso la catena montuosa dei Brooks Range.

Un avvertimento importante: la maggior parte delle agenzie di noleggio auto ha nel contratto una clausola esplicita che vieta di percorrere questa strada. Se vi scoprono o avete bisogno del carro attrezzi, sarà un disastro economico. Poco più avanti si trova il villaggio di Wiseman, uno dei migliori posti in assoluto per l’osservazione, ma nelle vicinanze (precisamente a Prospect Creek) nel 1971 fu registrata la temperatura più bassa della storia degli USA: un incredibile -62 °C. Qui non si parla di vacanza, ma di vera e propria spedizione 😅.

9. Anchorage e il sud dell’Alaska

Spesso ci chiedete se è possibile vedere l’aurora anche nei dintorni di Anchorage, la città più grande dell’Alaska. La risposta è sì, ma le probabilità sono molto inferiori rispetto a Fairbanks. Anchorage si trova troppo a sud: perché l’aurora raggiunga queste latitudini serve una tempesta solare davvero potente (l’indice Kp deve salire almeno a 5). Durante l’attuale massimo solare, però, non è poi così raro.

Se siete nel sud e si scatena una tempesta intensa, allontanatevi il più possibile dalle luci della città. I locali amano andare all’Eklutna Lake, nascosto tra le montagne, oppure si spingono fino alla pittoresca cittadina di Talkeetna. Un’ottima osservazione senza inquinamento luminoso è possibile anche nei dintorni del centro visitatori del parco nazionale Denali, sebbene i servizi invernali siano lì piuttosto limitati.

10. Tour organizzati con i professionisti (Per andare sul sicuro)

Inseguire le nuvole alle due di notte su strade ghiacciate può diventare estenuante. A volte conviene semplicemente pagare dei professionisti, salire su un furgone riscaldato e lasciarsi portare. Le guide locali conoscono perfettamente il microclima delle valli e sanno su quale collina salire per sfuggire alle nuvole che coprono Fairbanks.

Molto popolare è l’agenzia Greatland Adventures, che propone cacce notturne di otto ore a circa 345 USD (intorno ai 320 €) a persona, inclusi splendidi ritratti professionali con l’aurora e soprattutto una garanzia solida: se la serata si mette male e le probabilità di cielo sereno sono basse, potete annullare senza penali. Per i più esigenti esistono poi pacchetti completi di Salmon Berry Tours, dove un’escursione di più giorni può superare i 5.000 USD, ma include gite in slitta trainata dai cani e un lusso assoluto.

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11. Come seguire le previsioni aurora (Per non aspettare invano)

Se decidete di muovervi in autonomia, monitorare l’indice Kp diventerà la vostra routine quotidiana e notturna. Si tratta di una scala da 0 a 9 che misura l’intensità dell’attività geomagnetica. Per Fairbanks è sufficiente un valore Kp di 3 per godersi uno spettacolo magnifico sopra la testa. Se sale a 5, assisterete a uno show visibile anche all’orizzonte.

Le previsioni più affidabili per l’area dell’Alaska vengono pubblicate direttamente sul sito del Geophysical Institute dell’Università dell’Alaska. Sul campo troverete utilissima l’app per smartphone My Aurora Forecast Pro, che vi avvisa con una notifica quando l’attività decolla. Tenete però sempre a mente la regola più importante di tutte: se sopra di voi c’è uno spesso strato di nuvole, nemmeno la tempesta geomagnetica del secolo vi salverà. L’aurora boreale si trova sopra le nuvole, non sotto.

12. Attrezzatura e come fotografare l’aurora boreale

Aspettare lo spettacolo celeste richiede molta pazienza e ancora più calore. Vestitevi a cipolla, procuratevi guanti da sci di qualità (con i guanti a dita vi si gelano le mani molto più in fretta) e non dimenticate la torcia frontale. Importantissimo: impostate la luce rossa. La luce bianca vi distrugge la visione notturna per lunghi minuti e, in più, infastidisce tutti i fotografi intorno che stanno eseguendo lunghe esposizioni.

Per la fotografia, lo standard d’oro è una fotocamera full-frame con un obiettivo grandangolare almeno f/2.8 e un treppiede solido. Impostate la messa a fuoco manuale all’infinito, alzate l’ISO intorno a 3200 e scegliete un tempo di esposizione tra 5 e 15 secondi a seconda della velocità di movimento dell’aurora. Ricordatevi di tenere le batterie di riserva nelle tasche interne a contatto con il corpo: il freddo le scarica in cinque minuti. E per chi ha uno smartphone recente, buone notizie: con un mini treppiede e la modalità notte, l’ultimo iPhone è in grado di scattare foto incredibilmente belle anche senza attrezzatura costosa!

Dove mangiare bene a Fairbanks

Il freddo fa venire una fame da lupi. L’Alaska è cara in generale — anche nei supermercati si paga di più rispetto al resto degli USA — ma ogni tanto vale la pena concedersi una buona cena. Ho selezionato alcuni locali di Fairbanks che raccolgono ottime recensioni da anni e che frequentano anche gli abitanti del posto.

The Pump House Restaurant & Saloon (Per una serata romantica) È un classico assoluto dal 1978, sulla Chena Pump Road. L’interno vi catapulterà immediatamente nell’era selvaggia della corsa all’oro di fine Ottocento. Specializzati in frutti di mare alaskani di prima qualità e manzo Angus certificato, è il paradiso degli amanti della bistecca (un enorme Ribeye costa circa 49 USD, ovvero circa 45 €). Noi siamo vegetariani, quindi apprezziamo soprattutto i contorni e il pane fatto in casa, ma anche così si tratta di un locale più caro, che vale la pena per l’atmosfera e il servizio.

Big Daddy’s BBQ & Banquet (Per un appetito da orso) Se avete voglia di un vero barbecue americano, questo è il posto. Locale totalmente informale, con un’autentica atmosfera da sud degli States e porzioni enormi — oltre alla carne alla griglia, ci sono contorni come cornbread, fagioli o mac and cheese. Ideale per famiglie con bambini o per gruppi che tornano infreddoliti dalle colline. I prezzi per un piatto principale sono piacevolmente contenuti: 15-30 USD (circa 14-28 €).

The Crepery (Pranzo veloce in centro) Amiamo i posti frequentati dai locali e The Crepery è esattamente uno di quelli. Si trova nel cuore di Fairbanks e prepara crepes divine, sia dolci con frutta che salate con formaggio e carne. Ottima scelta per un pranzo rapido o un caffè nel pomeriggio. I prezzi oscillano tra 10 e 18 USD (circa 9-17 €).

Sam’s Sourdough Cafe (La colazione salvavita) Una leggenda locale, dove trovate le colazioni più abbondanti e gustose nel raggio di chilometri. La specialità sono le enormi pancake al lievito madre (sourdough), preparate secondo antiche ricette dei cercatori d’oro. Una colazione sontuosa con caffè costa sui 10-20 USD, il che per gli standard alaskani è quasi economico.

Consigli finali prima di partire

Quando pianifichiamo i nostri viaggi al nord, facciamo sempre affidamento su alcuni servizi fidati che ci risparmiano nervi e denaro. Per semplificarvi la vita, ecco un riepilogo delle cose più importanti da sistemare prima di salire sull’aereo.

Dove trovare i voli

Per raggiungere Seattle e poi Fairbanks ci sono diverse compagnie aeree. Cercate voli economici su Kiwi, il nostro portale preferito dove spesso troviamo le migliori combinazioni di voli in coincidenza.

Noleggio auto

Senza un’auto in Alaska siete bloccati (soprattutto se non volete pagare i costosi tour organizzati). Noi e Lukáš abbiamo da anni una buona esperienza con DiscoverCars, che utilizziamo in tutto il mondo. Cercate di prenotare il prima possibile: i veicoli con trazione integrale spariscono durante la stagione invernale.

Assicurazione e connessione internet

Gli USA hanno una sanità estremamente costosa, quindi non partite senza una buona assicurazione. Per i viaggi brevi scegliamo AXA (con il 50% di sconto per voi), per i soggiorni più lunghi invece non rinunciamo a True Traveller. Per restare connessi, la soluzione migliore è scaricare una eSIM virtuale da Holafly: avete dati subito dopo l’atterraggio, senza dover cercare una SIM fisica in aeroporto.

Abbigliamento

Come ho già detto, il freddo lì è davvero spietato. Se cercate consigli sulle calzature, abbiamo scritto un articolo dedicato alle scarpe da trekking, anche se per -40 °C avrete comunque bisogno di stivali invernali seri, come i Sorel.

Continua a esplorare

Se questo articolo vi ha fatto venire voglia di vivere l’aurora boreale in Alaska in prima persona, sul blog abbiamo altre guide dettagliate che fanno al caso vostro.

  • Date un’occhiata alla nostra guida approfondita alla città di Fairbanks, con tantissimi suggerimenti su cosa fare di giorno, prima che scenda il buio.
  • Se siete ancora incerti sul mese migliore per partire, leggete l’articolo Quando andare in Alaska, dove analizziamo i pro e i contro di ogni stagione.
  • E se l’America vi sembra troppo lontana e preferite esplorare l’Europa, abbiamo una guida esaustiva dai nostri viaggi nordici: Islanda, Finlandia e Norvegia: come e dove cacciare l’aurora boreale.
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Domande frequenti (FAQ)

Quando è il momento migliore per vedere l’aurora boreale in Alaska?

Il periodo di punta va da dicembre a marzo, quando le notti sono più lunghe e il cielo è più limpido. Tuttavia, è possibile osservarla già da fine agosto fino a metà aprile.

Si può vedere l’aurora boreale anche in estate?

Purtroppo no, e io e mio marito l’abbiamo verificato sulla nostra pelle. Quando siamo arrivati tra fine luglio e inizio agosto, c’era il cosiddetto sole di mezzanotte e il cielo non si oscurava mai abbastanza da permetterci di vedere l’aurora. Le tempeste solari avvengono tutto l’anno, ma senza il buio semplicemente non le potete vedere.

Quanto costa un viaggio per vedere l’aurora boreale?

È una questione piuttosto costosa. Un hotel normale a Fairbanks costa tra i 140 e i 230 euro a notte, i resort di lusso superano i 370 euro. Bisogna aggiungere il noleggio auto che è caro, i voli e i prezzi piuttosto alti per il cibo.

Ho bisogno di una guida per osservare l’aurora?

Non è necessario. Se noleggiate un’auto e vi allontanate un po’ dalla città (ad esempio verso Murphy Dome), potete farcela da soli. Le guide però sono utili quando il cielo è nuvoloso, perché sanno come sfuggire alle nuvole e conoscono i posti migliori.

È sicuro guidare in Alaska d’inverno?

Le strade sono mantenute abbastanza bene, ma si guida su uno strato di neve e ghiaccio. Se noleggiate un’auto, assicuratevi che abbia pneumatici invernali di qualità. Portate sempre con voi in macchina coperte di riserva, tè caldo e il serbatoio pieno.

È meglio andare ad Anchorage o a Fairbanks?

Sicuramente a Fairbanks. Questa città si trova molto più a nord, direttamente sotto il cosiddetto ovale aurorale, e le possibilità di vedere un’aurora boreale nitida sono decisamente più alte rispetto ad Anchorage che si trova più a sud.

Ho bisogno di una macchina fotografica professionale?

L’ideale è una reflex con treppiede, ma oggi non è più strettamente necessario. Gli iPhone delle serie 14, 15 e 16 hanno una modalità notturna fantastica che, con l’aiuto di un treppiede economico per smartphone, riesce a creare foto incredibilmente belle.

Cinque Torri e Lagazuoi, Dolomiti Italia: 10 cose da vedere e fare

TL;DRCinque Torri e il Lagazuoi (2778 m) sono due località vicine, ai piedi del Passo Falzarego nelle Dolomiti, raggiungibili comodamente in funivia: quella cabinovia dal Passo Falzarego porta sul Lagazuoi in meno di tre minuti (circa 30 €), mentre la seggiovia da Bai de Dones sale alle Cinque Torri (circa 15 €). Tutta la zona fu un fronte della prima guerra mondiale (1915-1918) e oggi funziona come un enorme museo a cielo aperto, con trincee, cannoni e gallerie ben conservati, visitabile gratuitamente. Tra i dieci consigli ci sono, ad esempio, il Rifugio Lagazuoi con vista panoramica, la Galleria del Lagazuoi (600 m di discesa, adatta solo ad adulti allenati, vietata ai bambini sotto gli 8 anni e ai cani) oppure la salita al Rifugio Nuvolau. La base ideale è Cortina d’Ampezzo, a circa 15 minuti d’auto, e il periodo migliore per la visita va da fine giugno a metà settembre, preferibilmente i primi giorni di settembre, evitando il ponte di Ferragosto.

Le Dolomiti Italia sono in generale un paradiso, di cui abbiamo scritto nella nostra guida alle Dolomiti italiane, ma questo angolo non lontano dalla celebre Cortina d’Ampezzo ha un’atmosfera del tutto diversa. Si tratta, di fatto, del più grande museo della Prima Guerra Mondiale all’aperto d’Europa. Un tempo scalavamo le montagne a piedi con Lukáš, ma ora abbiamo un bambino piccolo e sappiamo apprezzare le funivie locali. Sia la grande cabina della funivia del Lagazuoi dal Passo Falzarego, sia la seggiovia per le Cinque Torri da Bai de Dones sono una vera salvezza per chi viaggia con un bimbo piccolo (o per i nonni).

Riassunto

Se stai già preparando la valigia, il piccolo piange nel seggiolino e hai bisogno solo dei fatti essenziali, ecco i punti più importanti della nostra guida:

  • Due luoghi distinti, vicini tra loro: le Cinque Torri e il monte Lagazuoi si trovano a poca distanza l’uno dall’altro, nei pressi del Passo Falzarego. Entrambe le mete sono raggiungibili senza fatica in funivia.
  • Storia ovunque: durante la Prima Guerra Mondiale l’intera area era un fronte tra Italia e Austro-Ungheria. Troverai trincee ricostruite, postazioni di artiglieria e gallerie scavate nella roccia.
  • Base ideale: senza dubbio Cortina d’Ampezzo, da cui le funivie distano circa 15 minuti in auto.
  • Per chi è adatto: grazie alle funivie, è una meta perfetta per famiglie con bambini piccoli, anziani e amanti dei cani. Si arriva in cima senza versare una goccia di sudore.
  • Attenzione alle gallerie: la famosa Galleria del Lagazuoi (il tunnel di guerra scavato nella roccia) è una discesa brutale di 600 metri nel buio e nell’umidità. Non è adatta a bambini né a cani: sono obbligatori casco e frontale.

Cosa sono le Cinque Torri e il Lagazuoi?

Per orientarsi un po’ nella geografia, ci troviamo nella regione del Veneto, vicino ai passi Falzarego e Giau. È un’area che ti lascia senza fiato ancora prima di scendere dall’auto, e noi la portiamo a vedere a ogni amico che viene a trovarci in montagna.

Le Cinque Torri sono una formazione rocciosa assolutamente iconica, che sembra piombata nel paesaggio da un altro pianeta. Come suggerisce il nome, è composta da cinque massicci principali: il più alto è la Torre Grande, ma si trovano anche Torre Inglese, Romana, Quarta e Quinta. Questi scogli sono amati dagli scalatori, ma anche dai semplici escursionisti, perché si possono girare comodamente su sentieri ben tenuti. Dall’altra parte della valle si erge il maestoso monte Lagazuoi, con la vetta a 2778 metri sul livello del mare, che sembra una fortezza di pietra inespugnabile.

Una storia di sangue in paradiso: la Grande Guerra 1915–1918

Guardando i prati intensamente verdi e le rocce bianche, è difficile credere a quale inferno si sia consumato qui. Ogni volta che passeggiamo tra le Cinque Torri, con Lukáš ci prende una strana sensazione di rispetto e umiltà. Tra il 1915 e il 1918 si combatterono in questi luoghi alcune delle battaglie più assurde e dure della Prima Guerra Mondiale.

Il monte Lagazuoi fu letteralmente traforato da chilometri di gallerie: le truppe italiane e austro-ungariche cercavano di minare le posizioni nemiche per farle saltare in aria. Il culmine di tutta questa follia fu il 1917, quando gli italiani fecero esplodere una gigantesca mina direttamente sotto i piedi degli austriaci — quando ce lo ha raccontato una guida del posto, non sapevamo se ridere o piangere. Alle Cinque Torri si trovano invece le postazioni di artiglieria italiane ricostruite, perché le rocce offrivano un riparo perfetto. Oggi tutto è magnificamente restaurato e funziona come un enorme museo a cielo aperto, con ingresso completamente gratuito: puoi provare in prima persona cosa significa stare seduto in una trincea gelida.

Quando andare e che tempo aspettarsi

Pianificare un viaggio nelle Dolomiti è sempre un po’ una scommessa, perché il meteo in montagna fa quello che vuole — e questo vale anche per le Cinque Torri. Ogni mattina controlliamo la webcam delle Cinque Torri per sapere se la cima è avvolta nelle nuvole.

Il periodo ideale per l’escursionismo e la visita ai musei va dalla fine di giugno alla metà di settembre. Se puoi, evita agosto e in particolare il Ferragosto del 15 agosto: è il momento in cui mezza Italia si trasferisce in montagna, i parcheggi sono presi d’assalto e alle funivie si fanno lunghe code. Personalmente adoriamo i primi di settembre, quando il meteo è solitamente più stabile, l’aria è cristallina e il sole autunnale tinge le rocce di tonalità incredibili di oro e rosa — perfette per le foto. In inverno l’intera area si trasforma in una fantastica ski area, dove si può sciare con le Cinque Torri sullo sfondo.

Come arrivare alle funivie e dove parcheggiare

Orientarsi in questa parte delle Dolomiti è abbastanza semplice, soprattutto se si ha l’auto — secondo noi è assolutamente indispensabile. Se arrivi in aereo (i voli più comodi partono da Milano, Roma o Venezia), puoi noleggiare un’auto direttamente all’aeroporto tramite DiscoverCars.com, che usiamo spesso anche noi nei nostri viaggi.

Per il Lagazuoi, la destinazione è il Passo Falzarego, dove si trova un ampio parcheggio proprio accanto alla stazione a valle della grande cabinovia. Per le Cinque Torri, ci si ferma qualche tornante più in basso, a Bai de Dones, da dove parte la seggiovia. Il parcheggio in entrambi i posti è generalmente a pagamento: tieni pronti circa 5-10 € al giorno in contanti, perché i terminali bancomat a volte non funzionano. Nella stagione estiva principale circola anche un comodo autobus da Cortina fino al Passo Falzarego, un’ottima alternativa se vuoi goderti qualche bicchiere di vino a pranzo o evitare lo stress del parcheggio.

Dove alloggiare nei dintorni e quanto costa

La nostra base preferita da sempre per questa zona è Cortina d’Ampezzo. Da lì le funivie distano circa 15 minuti in auto, la sera si può passeggiare nel bellissimo centro pieno di boutique e caffè, e l’offerta ricettiva è ottima sia per chi cerca il lusso sia per chi preferisce qualcosa di più semplice. Noi di solito cerchiamo alloggio tramite Booking.com.

Se Cortina è al completo (cosa che in stagione capita spesso), un’ottima alternativa è il pittoresco paese di Alleghe, ai piedi della maestosa Marmolada, oppure il piccolo borgo di Arabba, ottimo punto di partenza anche per il celebre giro del Passo Pordoi e del Passo Sella. Una via di mezzo interessante sono gli appartamenti sparsi direttamente intorno al Passo Falzarego: la sera non c’è molto da fare, ma la mattina sei il primo in fila alla funivia.

  • I migliori alloggi a Cortina: possiamo consigliare con sicurezza l’Hotel de la Poste direttamente nel centro storico, con una straordinaria atmosfera d’epoca, oppure il più lussuoso Rosapetra SPA Resort, perfetto per chi dopo le escursioni vuole regalarsi un po’ di benessere.

10 cose da vedere e fare alle Cinque Torri e al Lagazuoi

Qui non si può fare una visita frettolosa e spuntare la casella, perché ogni due minuti si passa da panorami mozzafiato a brividi di storia — e questo ti cambia un po’. Di seguito trovi dieci cose che abbiamo fatto di persona con Lukáš e che consigliamo con il cuore.

1. In funivia sul Lagazuoi in tre minuti

Questa è già di per sé un’esperienza. Sali sulla grande cabina rossa al Passo Falzarego e in meno di tre minuti ti porta a 2778 metri sul livello del mare. È rapido, ripido, e per il nostro Jonášek è stata la prima grande avventura in alta quota — ha osservato tutto il tragitto con gli occhi spalancati dal marsupio. Lassù ti ritrovi in un mondo di roccia e ghiaccio dove, anche in agosto, può servire il piumino. I biglietti si possono acquistare anche online: maggiori informazioni sul sito ufficiale della funivia del Lagazuoi.

La prima volta che siamo saliti con il bimbo, abbiamo subito apprezzato l’accesso senza barriere fino alla terrazza panoramica. Non abbiate paura di portare su anche la nonna: la cabina è incredibilmente fluida e le viste sulla Valle d’Ampezzo valgono davvero il viaggio, anche per chi non è un grande alpinista.

2. Galleria del Lagazuoi: solo per i più coraggiosi

Qui devo scrivere un avvertimento sincero e importante. Le gallerie scavate all’interno della montagna dai soldati italiani sono un’opera d’ingegneria straordinaria, ma non si tratta assolutamente di una passeggiata turistica. Sono oltre 600 metri di discesa nelle viscere della roccia, su gradini ripidi e scivolosi di ferro e pietra, con acqua che gocciola ovunque e buio assoluto. Con Lukáš lo abbiamo fatto anni fa e ci ha impiegato quasi tre ore. È adatto SOLO ad adulti in forma, assolutamente vietato ai cani e ai bambini piccoli — e non a caso.

Se decidi comunque di affrontarlo, noleggia un casco robusto e una frontale alla stazione della funivia o al rifugio. Quei gradini scivolano come il ghiaccio e sarai felice di ogni appiglio sicuro. Ma la sensazione di tornare finalmente alla luce del sole, alla fine, non ha prezzo.

3. Il panorama dal Rifugio Lagazuoi

Che tu salga a piedi o in funivia, la ricompensa è il Rifugio Lagazuoi, adagiato direttamente sul bordo della cresta come un nido d’aquila. Quella terrazza è leggendaria. Siediti con una tazza di tè caldo e guarda all’orizzonte: hai a portata di mano la Marmolada ghiacciata, il massiccio del Sella e la vicina Tofana. Con il bel tempo, dicono che si veda fino in Austria.

Di solito ci fermiamo almeno un’ora, perché da quel panorama è impossibile staccarsi. All’interno del rifugio c’è un bel tepore, e nelle giornate più fresche profuma di buon cibo e caffè — un rifugio perfetto quando le nuvole si addensano sulla cima e inizia a soffiare quel vento gelido tipico della quota.

4. La seggiovia per le Cinque Torri

Mentre sul Lagazuoi si sale con la grande cabina, per raggiungere le cinque torri si usa la classica seggiovia aperta, che si prende alla stazione di Bai de Dones. Il viaggio è molto piacevole: si scivola lentamente sopra i boschi e le rocce si fanno sempre più grandi davanti a te. Non ci sono problemi nemmeno con i cani — i nostri Kája e Baby non hanno avuto la minima difficoltà.

Il personale alla seggiovia è di solito molto disponibile: ci hanno aiutato a salire anche con il neonato che Lukáš portava nel marsupio sul petto. L’intera salita è un vero balsamo per l’anima: silenzio, foreste che frusciamo e, in lontananza, le cinque dita di pietra che si stagliano maestose nel cielo.

5. Il museo a cielo aperto alle Cinque Torri

Appena scendi dalla seggiovia, ti ritrovi nel bel mezzo dell’area storica. Puoi passeggiare liberamente tra le trincee ricostruite, esplorare i ricoveri dove sono ancora conservati i cannoni e le postazioni di fuoco originali. L’ingresso è gratuito e l’intera area è egregiamente descritta da pannelli informativi, così anche noi — che non studiamo storia tutti i giorni — abbiamo capito subito il contesto. Puoi approfondire sul sito del museo a cielo aperto.

È stata un’esperienza di grande impatto, soprattutto quando ci siamo resi conto in quali condizioni brutali quei poveri soldati dovevano sopravvivere. In alcuni punti le trincee sono abbastanza strette, quindi bisogna sgattaiolare un po’, ma tutto è ben consolidato e si percorre tranquillamente anche con le scarpe da ginnastica.

6. Il panorama a 360° dal Rifugio Nuvolau

Se alle Cinque Torri non vuoi solo bighellonare, fai la passeggiata di circa un chilometro fino al Rifugio Nuvolau. Il sentiero è un po’ più ripido e sassoso, ma si percorre benissimo con buone scarpe da ginnastica o scarpe da trekking. La ricompensa è un classico panorama a 360° su tutte le Dolomiti. Questo rifugio, tra l’altro, è uno dei più antichi della zona e ha un fascino davvero speciale.

La salita vale ogni goccia di sudore. Il paesaggio lunare circostante crea un bellissimo contrasto con i massicci in lontananza, e quando arrivi in cima hai la sensazione di essere sul tetto del mondo. Vi consigliamo di partire di buon mattino per evitare le orde di turisti.

7. Una sosta al Rifugio Cinque Torri e al Rifugio Scoiattoli

Quando durante le passeggiate ci viene fame, di solito ci fermiamo al Rifugio Cinque Torri oppure al più moderno Rifugio Scoiattoli, che si trova proprio accanto alla stazione a monte della seggiovia. Dalle loro terrazze si possono osservare perfettamente gli scalatori alle prese con le pareti verticali delle torri, mentre tu ti godi uno strudel e un caffè. Hanno anche ottime attrezzature per chi viaggia con il cane.

8. La facile escursione alla Cima Falzarego

È davvero un trekking senza pretese, con una salita dolce su sentieri ben segnalati, lontano dalla folla principale — così finalmente ti senti un esploratore e non una pecora in un gregge. Porta con te abbastanza acqua.

Per Jonášek nel marsupio è stata la passeggiata ideale per addormentarsi, perché non abbiamo dovuto scavalcare massi enormi e abbiamo camminato tranquillamente sull’erba morbida. Se vuoi allontanarti un po’ dalle funivie e goderti il silenzio della montagna senza il tintinnio dei bastoncini da trekking, questa è esattamente la direzione giusta.

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9. La via ferrata per gli alpinisti esperti

Quando venivamo qui nei tempi d’oro senza figli, arrivavamo proprio per le ferrate, e quest’area è un paradiso per gli appassionati. Se stai viaggiando senza bambini, prova assolutamente quella che attraversa la Galleria Lagazuoi.

Questo itinerario ti porta non solo lungo cornici aeree con viste spettacolari, ma anche parzialmente nelle viscere della montagna — così vivi il contatto con la storia in modo davvero diretto. Ti chiediamo solo di non sottovalutare l’impresa: d’estate nel pomeriggio si scatenano spesso temporali improvvisi, quindi parti sulla parete il prima possibile.

10. Divertimento invernale e Dolomiti Superski

Anche se questa volta abbiamo visitato la zona in estate, le Cinque Torri sono un paradiso assoluto anche d’inverno. L’intera area è collegata al comprensorio sciistico di Cortina e puoi acquistare un pass combinato sul sito di Dolomiti Superski. Le piste scendono direttamente ai piedi di quelle enormi rocce e, quando brilla il sole invernale, è un’esperienza indimenticabile.

Sciare in mezzo a questo gruppo di torri ha un’atmosfera particolare, quasi mistica, che non si può paragonare ai classici resort affollati. Le piste locali sono di solito ampie e perfettamente preparate, così anche gli sciatori ricreativi trovano il loro posto e possono godersi le discese fino al tramonto.

Cinque Torri e Lagazuoi con i bambini: ce la fa il nostro Jonášek?

Viaggiare con i bambini in montagna solleva sempre molte domande — lo so bene anche io adesso. Sinceramente, avevamo qualche preoccupazione per Jonášek, ma era tutto inutile: le funivie eliminano la parte più faticosa della salita e arrivi in cima senza versare una goccia di sudore.

Il museo a cielo aperto alle Cinque Torri è una vera avventura per i bambini più grandi. Possono correre liberamente tra le trincee (ovviamente sotto la tua supervisione, per evitare cadute sulle pietre) ed esplorare i bunker. Accanto al Rifugio Scoiattoli c’è anche un bel parco giochi all’aperto, dove Jonášek si è goduto la sua prima sabbia italiana in quota con le manine, mentre noi ci godevamo il panorama. Non dimenticare di portare ai bambini abiti caldi: il vento a oltre duemila metri può essere davvero pungente anche in agosto.

Dove mangiare

Una giornata di escursionismo in alta quota, per noi, non si conclude mai senza un buon pasto — diciamocelo chiaramente. E la cucina di montagna locale vi sorprenderà: le Dolomiti sono pur sempre vicine all’Austria, e il menù lo rispecchia con orgoglio.

  • Rifugio Lagazuoi: qui preparano uno stufato di capriolo assolutamente fenomenale, che si scioglie letteralmente in bocca — da non perdere assolutamente.
  • I rifugi tradizionali della zona: se preferisci qualcosa di più classico, assaggia una bella porzione di polenta gratinata con formaggio locale oppure i canederli tirolesi.
  • Il vino locale d’Ampezzo: e visto che siamo in Italia, il vino non può mancare — ordina un bicchiere di questo vino locale a pranzo, che dopo una giornata all’aria aperta sa di ambrosia. Ma non esagerare se devi ancora guidare a valle. 😁

Consigli pratici, prezzi e a cosa fare attenzione

Per evitarti sorprese sul posto, abbiamo raccolto alcuni consigli pratici che nella maggior parte dei casi abbiamo imparato a nostre spese. L’Italia può essere abbastanza rigida nelle regole e prepararsi paga sempre. Se non hai un’assicurazione di viaggio, ti ricordiamo il nostro articolo sull’assicurazione, perché l’elicottero dalle Dolomiti è meglio non pagarlo di tasca propria. Allo stesso modo, non dimenticare i dati mobili: ti consigliamo di procurarti in anticipo una eSIM di Holafly, così puoi tradurre i cartelli italiani direttamente sul posto.

  • Prezzi delle funivie: un biglietto andata e ritorno per il Lagazuoi costa circa 30 €, mentre la seggiovia delle Cinque Torri è intorno ai 15 €. I voli per l’Italia (meglio su Venezia, Treviso o Milano) li cerchiamo di solito su GetYourGuide per le esperienze, mentre per i biglietti aerei usiamo Kiwi.
  • Galleria del Lagazuoi: se decidi davvero di scendere nelle gallerie, casco e luce potente sono OBBLIGATORI. Puoi noleggiarli all’ingresso o alla stazione della funivia per circa 5 €. Ricorda che ufficialmente l’ingresso ai tunnel è consentito ai bambini solo dagli 8 anni in su.
  • Lascia il drone a casa: Lukáš ne ha sofferto (poverino), ma in tutta l’area vige un divieto assoluto di volare con i droni, perché ci si trova in un parco naturale protetto e patrimonio UNESCO. Le multe arrivano fino a 3.000 €, quindi rinuncia pure alle belle riprese aeree.

Dove andare nelle Dolomiti

Se hai più tempo in zona, dai un’occhiata anche ai nostri altri articoli sui dintorni, perché le Cinque Torri e il Lagazuoi sono solo l’inizio di tutto il tesoro montano che queste valli nascondono. Prova il leggendario trekking alle Tre Cime di Lavaredo, il simbolo assoluto delle Dolomiti, oppure esplora la regina delle montagne, la ghiacciata Marmolada. E se non hai ancora le idee chiare sull’itinerario, leggi il nostro articolo Cosa fare nelle Dolomiti.

Domande frequenti (FAQ)

Sappiamo bene che pianificare una gita in un’area montana così specifica può sollevare molti dubbi pratici, soprattutto quando si viaggia con bambini, cani o tempo limitato. Abbiamo raccolto le domande più frequenti che ci fanno gli amici quando li mandiamo da queste parti.

Come si arriva alle Cinque Torri?

Il modo più semplice è partire da Cortina d’Ampezzo e seguire la strada tortuosa verso il Passo Falzarego. Parcheggiate l’auto al parcheggio Bai de Dones e da lì salite direttamente con la seggiovia, che impiega solo pochi minuti e costa circa 15 EUR a persona.

Cosa vedere nei dintorni di Cortina d’Ampezzo?

Oltre alle Cinque Torri e al monte Lagazuoi, visitate assolutamente il meraviglioso Lago di Sorapis, che ha un colore turchese davvero incredibile, fate un giro alle Tre Cime di Lavaredo oppure esplorate il Passo Giau, da cui si godono panorami stupendi.

Si possono portare i cani sugli impianti di risalita?

Sì, sia nella cabinovia del Lagazuoi che sulla seggiovia delle Cinque Torri vi fanno salire con i cani senza problemi, i nostri Kája e Baby l’hanno fatto diverse volte. Però portate sempre il guinzaglio e per le razze più grandi meglio anche la museruola per la tranquillità degli altri passeggeri.

Dove trovo la webcam delle Cinque Torri?

Le immagini in diretta delle webcam per controllare il meteo le trovate direttamente sui siti ufficiali di Dolomiti Superski o sul portale di Cortina d’Ampezzo. Dategli sempre un’occhiata prima di partire dall’alloggio, perché a valle può esserci il sole mentre in quota c’è nebbia fitta.

Il museo della Prima Guerra Mondiale è a pagamento?

No, tutto il museo all’aperto intorno alle Cinque Torri e le gallerie sul monte Lagazuoi sono liberamente accessibili e l’ingresso è gratuito. In pratica pagate solo il trasporto per arrivarci, cioè l’impianto di risalita ed eventualmente il parcheggio.

Si possono percorrere le gallerie del Lagazuoi con i bambini?

No, la discesa attraverso le gallerie buie, umide e ripide (Galleria del Lagazuoi) è consentita solo ai bambini sopra gli 8 anni e non è affatto una passeggiata piacevole. Ai bambini più piccoli mostrate solo le trincee all’aperto alle Cinque Torri.

Serve l’attrezzatura da ferrata per le Cinque Torri?

Dipende da cosa avete in programma. Se volete solo passeggiare tra le rocce e ammirare le trincee, vi basta la normale attrezzatura da escursionismo e buone scarpe. Se invece pensate di arrampicare sulle torri vere e proprie o percorrere i sentieri attrezzati, allora imbragatura, set da ferrata e casco sono assolutamente necessari.

Via ferrata nelle Dolomiti per principianti: le 5 migliori vie

TL;DRLe cinque migliori vie ferrate per principianti nelle Dolomiti sono il Sentiero Bonacossa (difficoltà A, 1-2 ore), la Cesare Piazzetta al Sass Pordoi (A/B, 2-3 ore), l’Innerkofler-De Luca alle Tre Cime (C, con guida, 4-5 ore), la Ferrata delle Trincee sulla Marmolada (B/C, 2-3 ore) e la Ferrata Possnecker sul Sassolungo (B/C). I mesi migliori per affrontarle vanno da luglio a settembre, sempre partendo presto e rientrando entro le 13:00 per evitare i temporali pomeridiani. Il kit completo da ferrata (casco, imbrago, dissipatore) si noleggia a Cortina d’Ampezzo per 30-50 € al giorno, ed è proprio Cortina la base migliore da cui partire. Per gli itinerari più impegnativi di grado C conviene affidarsi a una guida alpina certificata, con un costo di 200-300 € al giorno per il gruppo.

Le Dolomiti italiane sono il paradiso per chi ama la montagna, ma se vuoi vivere un’esperienza davvero indimenticabile, dovresti assolutamente provare le vie ferrate. Si tratta di percorsi attrezzati che, grazie a cavi d’acciaio, pioli metallici e scale, ti portano in luoghi dove normalmente non arriveresti mai senza esperienza alpinistica e attrezzatura specifica. Le vie ferrata nelle Dolomiti sono la risposta perfetta per chi vuole spingersi oltre i sentieri ordinari, in totale sicurezza.

Ti anticipo subito cosa ti aspetta: cinque percorsi dove l’adrenalina è quella giusta, l’attrezzatura senza la quale non devi nemmeno pensare di partire, e il consiglio su dove bersi una birra meritata dopo la salita.

Riassunto

Se hai fretta e ti serve solo un riepilogo rapido prima di partire, ecco i punti essenziali. Salvati questo riassunto sul telefono così ce l’hai sempre a portata di mano:

  • Cos’è una via ferrata: Letteralmente “strada di ferro”, è un percorso di montagna attrezzato con cavi d’acciaio, staffe e scale. È stata inventata proprio nelle Dolomiti durante la Prima Guerra Mondiale.
  • Classificazione delle difficoltà: In Italia si usano le lettere da A (facile) a D (estremamente impegnativo). Per i principianti assoluti è ideale scegliere percorsi A o B.
  • Attrezzatura obbligatoria: Non partire mai senza casco, imbrago e set da ferrata certificato (dissipatore di energia). L’attrezzatura si può noleggiare facilmente sul posto.
  • Periodo migliore: Da luglio a settembre. Parti sempre di mattina presto: i temporali pomeridiani sui cavi metallici sono mortalmente pericolosi (regola del rientro entro le 13:00).
  • Campo base: Cortina d’Ampezzo è la nostra base preferita e probabilmente il punto di partenza più comodo per la maggior parte dei percorsi famosi.
  • Guida alpina: Per la prima esperienza o su percorsi più impegnativi (C) ingaggia assolutamente una guida alpina certificata IFMGA. Ne vale la pena per la tranquillità che ti dà.

Cos’è una via ferrata e da dove viene?

Forse hai già sentito questo termine, ma cosa significa concretamente nella pratica. Una via ferrata è un percorso di montagna permanentemente attrezzato con cavi d’acciaio, staffe metalliche, scale e talvolta ponti sospesi. Questo significa che puoi muoverti in sicurezza su terreni molto ripidi o quasi verticali, dove altrimenti si avventurerebbero solo alpinisti esperti con corde e protezioni proprie. Tu ti agganci semplicemente con i moschettoni al cavo già fissato nella roccia e procedi verso l’alto.

La cosa interessante è che la via ferrata è un’invenzione nata direttamente nelle Dolomiti. Durante la Prima Guerra Mondiale, qui si combatterono battaglie durissime tra l’esercito italiano e quello austro-ungarico, ad alta quota. I soldati avevano bisogno di spostare uomini, armi e rifornimenti in modo sicuro e rapido attraverso creste ripide, così iniziarono a trapanare staffe metalliche nella roccia e a tendere cavi. Passando su certi tratti storici, ci siamo a volte fermati mezz’ora a immaginare come quei soldati più di cento anni fa riuscissero a farcela, con equipaggiamento pesante e in pieno inverno. Poi uno, sulla ferrata moderna con scarpe leggere e moschettoni high-tech, si sente quasi fuori posto. Oggi le Dolomiti vantano la rete di vie ferrate più fitta d’Europa e molti percorsi attraversano vecchi bunker e tunnel scavati direttamente nella roccia — un’atmosfera che ti fa venire la pelle d’oca davvero.

Quanto è difficile? La classificazione italiana delle vie ferrate

Quando scegli il tuo primo percorso, la cosa più importante da guardare è la difficoltà. Le Dolomiti italiane utilizzano una classificazione propria, indicata con lettere da A a D oppure con numeri da 1 a 5 (dove 1 è il più semplice). La classificazione letterale è però di gran lunga la più comune nella pratica. Da principiante assoluto, comincia rigorosamente con le A e le B — e fidati, non c’è nulla di cui vergognarsi, anzi.

  • A (Facile): È sostanzialmente un sentiero escursionistico su terreno ripido, attrezzato con cavo a scopo precauzionale. Spesso non è nemmeno necessario aggrapparsi al cavo, serve più per un senso di sicurezza. Ideale per il primo approccio all’attrezzatura, o quando si è in compagnia di ragazzi più grandi e si vuole provare senza stress inutile.
  • B (Medio): Qui iniziano tratti più ripidi e passaggi su roccia. Il cavo viene usato attivamente per progredire, ci si può sudare un po’, ma con una buona condizione fisica ce la fa chiunque sia ragionevolmente in forma.
  • C (Difficile): Pareti verticali, strapiombi, tratti in cui servono forza nelle braccia e capacità di gestire il baricentro. Per i principianti questa difficoltà è adatta soltanto in compagnia di una guida alpina esperta, altrimenti può rivelarsi un’esperienza piuttosto spaventosa.
  • D (Estremamente difficile): Richiede ottima forma fisica ed esperienza pregressa. Lunghi tratti strapiombanti dove ci si regge solo con la forza delle braccia. Niente per i neofiti — questi percorsi li lasciamo volentieri ai veri alpinisti navigati.

Attrezzatura obbligatoria per la ferrata (e dove noleggiarla)

Quando si cercano informazioni sulle vie ferrate nelle Dolomiti, si legge spesso che si può portare l’attrezzatura da casa, ma per fortuna non è indispensabile. Se arrivi in aereo o non vuoi comprare equipaggiamento costoso per una sola esperienza, si può noleggiare tutto senza problemi. So bene cosa vuol dire trascinare un bagaglio enorme pieno di cose inutili, quindi le noleggierie sono davvero una salvezza.

Se non hai la tua attrezzatura, puoi noleggiarla tranquillamente in quasi tutti i paesi di montagna della zona. A Cortina d’Ampezzo trovi diverse noleggierie (ad esempio Snow Service o gli uffici delle guide alpine locali), dove un set completo da ferrata costa circa 30-50 € al giorno. Il personale ti regolerà tutto sulla tua taglia, quindi non devi temere di fare qualcosa di sbagliato.

Con una guida o in autonomia?

È la domanda che si fanno molti principianti. Se stai valutando l’opzione di fare la ferrata in autonomia, devi approcciare la questione con grande responsabilità. Per i percorsi molto semplici (A o A/B), se non soffri di vertigini, hai una buona condizione fisica e sai manovrare i moschettoni in sicurezza, puoi partire da solo. Assicurati sempre però di avere con te qualcuno che sappia almeno un po’ cosa sta facendo.

D’altra parte, per i percorsi di difficoltà C, o semplicemente se non ti senti sicuro, ti consigliamo caldamente di ingaggiare una guida alpina IFMGA certificata. Queste persone conoscono le montagne locali come le proprie tasche. Sanno come evitare la folla, ti aiutano con la tecnica e per di più raccontano storie che ti fanno rizzare i peli sulle braccia. Assumere una guida costa in genere 200-300 € al giorno per un piccolo gruppo, il che, diviso tra amici, è assolutamente conveniente.

Dove dormire (la base migliore per le ferrate)

Se vuoi avere le migliori ferrate e le escursioni più belle a portata di mano, ti consigliamo di scegliere come base principale per il tuo soggiorno il pittoresco borgo di Cortina d’Ampezzo. Cortina si trova nel cuore delle cime più belle e in auto raggiungi gli attacchi della maggior parte dei percorsi più famosi in pochi minuti.

È sì una località un po’ esclusiva (i prezzi per una camera decente in alta stagione si aggirano intorno ai 150-250 € a notte per due), ma la posizione ripaga ampiamente l’investimento. In paese trovi noleggi di attrezzatura e, soprattutto, la sera ci si siede sulle terrazze con un Aperol Spritz a osservare gli altri turisti che tornano claudicanti dalle ferrate. Solidarietà totale 😁. Se cerchi qualcosa con vera classe, il tradizionale Hotel de la Poste in pieno centro è straordinario. Quando invece preferiamo risparmiare e vogliamo avere le montagne proprio dietro l’angolo, optiamo per l’ottimo Hotel Passo Tre Croci, che si trova appena sopra il paese e da lì agli attacchi delle ferrate ci vogliono davvero pochi minuti.

Dove mangiare bene nelle Dolomiti

Visto che parlo tanto di alloggi e gite, non posso dimenticare la cosa più importante di tutte: il cibo. Dopo una giornata intera sulle rocce, raramente si riesce a non essere assaliti da una fame da lupi. E le montagne italiane sono il posto migliore del mondo per placarla.

A Cortina d’Ampezzo abbiamo un posto del cuore dove torniamo sempre, il Ristorante Pizzeria Croda Cafe. Fanno una pizza con la pasta sottilissima assolutamente divina, e quando ci capitiamo ancora con gli scarponi da trekking ai piedi, nessuno ci guarda storto. C’è sempre movimento e allegria, e i prezzi, per gli standard della lussuosa Cortina, sono davvero piacevoli.

Se vuoi davvero premiarti e assaggiare qualcosa di più locale e autentico, prenota assolutamente all’El Brite de Larieto. È una meravigliosa fattoria-ristorante a due passi da Cortina, dove producono formaggi e salumi in proprio. Mangiarsi il loro tagliere di formaggi artigianali con un bicchiere di vino locale al tramonto è il vero motivo per cui ci si arrampica su quelle montagne. 😁

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Allenarsi in Italia prima di partire per le grandi pareti

Prima di lanciarti sulle grandi pareti delle Dolomiti, è molto sensato fare pratica con l’attrezzatura in un posto tranquillo vicino a casa. È meglio scoprire una paura paralizzante delle altezze a dieci metri dal suolo in Italia che a duecento metri sopra un abisso dolomitico 😁. Le palestre di arrampicata indoor e le vie ferrate didattiche sono perfette per prendere confidenza con cavo, moschettoni e imbrago senza pressioni esterne.

In Italia esistono diverse vie ferrate didattiche e siti di allenamento accessibili anche ai principianti assoluti. Molte falesie attrezzate si trovano in prossimità delle grandi città: vicino a Milano puoi provare la Falesia di Paina o le strutture indoor specializzate; vicino a Torino ci sono le falesie delle Alpi Cozie. Quasi ovunque trovi noleggio attrezzatura e puoi prenotare un breve corso introduttivo con un istruttore certificato.

Cosa fare nei dintorni quando non sei in ferrata

Ovviamente non puoi passare tutta la vacanza appeso ai cavi: mani e gambe hanno bisogno di riposo. L’Italia, oltre alle montagne, è sinonimo di buon cibo e piaceri della vita, e nelle Dolomiti ci piace sempre concederci qualche coccola.

Dopo una giornata impegnativa sulle rocce scoprirai che la cucina altoatesina è una vera magia. La pasta italiana unita alla sostanza tirolese significa che mangerai tre volte di più di quanto avevi previsto, convincendoti che te lo sei ampiamente meritato. Ti innamorerai dei canederli in tutte le varianti, della polenta saporita con la carne o dello strudel di mele. E la sera, per sciogliere i muscoli, ti consigliamo vivamente un bombardino o un Aperol Spritz in terrazza. La maggior parte dei buoni hotel a Cortina offre anche meravigliosi centri benessere e saune, esattamente ciò di cui il tuo corpo ha più bisogno dopo un’intera giornata sulle rocce.

Personalmente, oltre al cibo, ci concediamo ogni tanto qualche escursione storica e rilassante. Le Dolomiti sono costellate di laghi di montagna incantevoli, come l’iconico Lago di Braies, raggiungibile in auto per una passeggiata contemplativa quando le braccia non ne vogliono più sapere di arrampicare. Puoi anche noleggiare una barchetta e regalarti un pomeriggio romantico. Un’ultima cosa: se ami girare video, lascia stare il drone. Nella maggior parte dei parchi nazionali delle Dolomiti il volo è severamente vietato e le multe sono davvero salate 😅.

Per approfondire

Consigli pratici prima di partire

Ogni viaggio in montagna richiede un po’ di noiosa pianificazione a tavolino. Con gli anni abbiamo sviluppato un nostro sistema rodato che ci fa risparmiare non solo nervi, ma spesso anche parecchi soldi. Volentieri condivido con te i nostri trucchetti personali che ci hanno dato i migliori risultati nei viaggi in Italia.

Come raggiungere le Dolomiti

La maggior parte dei viaggiatori italiani raggiunge le Dolomiti in auto, il che è comodo e flessibile — specialmente dal Nord Italia, ci si arriva in poche ore portando tutta l’attrezzatura che si vuole. Se invece voli da Roma, Napoli o Palermo e atterri a Milano, Venezia o Verona, la soluzione migliore è noleggiare un’auto all’aeroporto. Usiamo da tempo con ottimi risultati DiscoverCars, che usiamo in tutto il mondo per il confronto delle offerte di autonoleggio.

Se invece cerchi voli low cost, li cerchiamo su Kiwi. È il nostro portale preferito per confrontare tutte le opzioni e di solito trova i collegamenti migliori. Abbinare volo e autonoleggio in aeroporto è la combinazione ideale per essere completamente autonomi in montagna senza dipendere dai collegamenti in autobus, spesso scarsi.

Non dimenticare una connessione internet affidabile

Anche se sei in Italia e usi il roaming europeo, in montagna il segnale spesso scompare ed è utile avere un piano di riserva, specialmente se devi controllare i radar meteo per i temporali. Non c’è nulla di peggio che trovarsi appesi a un cavo e non sapere se quella nuvola scura sopra di te si aprirà o ti passerà accanto.

Per i viaggi più lunghi, o se hai bisogno di tanti dati senza stress e vuoi condividere le foto con la famiglia in tempo reale, ti consigliamo vivamente una eSIM. Quella che ci ha dato le migliori soddisfazioni è senza dubbio quella di Holafly (dai un’occhiata alla nostra recensione). La installi comodamente da casa e non appena arrivi a destinazione sei già online, senza dover gestire SIM fisiche.

Domande frequenti (FAQ)

Dove trovo una dolomites via ferrata map affidabile?

Le mappe migliori e più precise per le Dolomiti sono pubblicate dalla casa editrice italiana u003ca href=u0022https://tabaccomapp.it/u0022 rel=u0022nofollow noopeneru0022 target=u0022_blanku0022u003eTabaccou003c/au003e. Le acquisti in qualsiasi edicola o libreria direttamente sul posto. Hanno una scala 1:25.000 e le ferrate sono chiaramente segnalate con crocette nere lungo i percorsi. Esiste anche un’app Tabacco per smartphone, che consigliamo di scaricare per orientarsi più facilmente sul terreno.

Posso scaricare gratuitamente sul cellulare una mappa delle vie ferrate delle Dolomiti?

Sì, ottime alleate sono app come Mapy.cz, che funzionano anche offline e hanno le ferrate segnalate molto bene. Ti consiglio anche app come Fatmap o Komoot, dove trovi anche i profili altimetrici specifici e le recensioni di altri utenti. Per i principianti è una risorsa davvero preziosa per pianificare correttamente il percorso.

Le vie ferrate sono sicure per i bambini?

Dipende dall’età e dall’esperienza del bambino. Per bambini dai 10 anni circa esistono ferrate speciali facili per bambini (difficoltà A), ma il bambino deve avere un’imbracatura specifica per bambini (intera) e un dissipatore adeguato al suo peso ridotto. Ti consiglio assolutamente di fare la prima arrampicata con i bambini esclusivamente con un istruttore, così hai la certezza e eviti eventuali lacrimucce da paura.

Ho bisogno di una corda da arrampicata per le vie ferrate?

Per i normali percorsi attrezzati non ti serve la corda, procedi solo con il kit da ferrata con due moschettoni. La corda da arrampicata la portano solo le guide alpine per un’eventuale assicurazione aggiuntiva di bambini o clienti nervosi nei punti particolarmente esposti, quindi questo pezzo di attrezzatura lascialo pure tranquillamente a valle.

Cosa succede se mi finiscono le forze durante il percorso?

Questa è una delle cose più importanti a cui pensare. Dalla ferrata è molto difficile tornare indietro o non c’è via d’uscita finché non arrivi in cima o a un sentiero di fuga. Per questo è fondamentale non sopravvalutarsi, scegliere un percorso con difficoltà leggera e riposarsi nei tratti dove ci si può fermare comodamente. Non avere fretta e fai pure delle pause con calma, le montagne non scappano.

Che scarpe devo portare?

Assolutamente non portare scarpe da running o sneakers morbide. Starai su gradini e pioli d’acciaio e con una suola sottile dopo un’ora ti farebbero malissimo i piedi. Con Lukáš una volta abbiamo incontrato sul percorso un signore con normali sneakers, e la vista dei suoi piedi scorticati mi terrorizza ancora oggi. L’ideale sono scarponi da trekking bassi o alla caviglia con la cosiddetta ‘climbing zone’ sulla punta, cioè una parte di gomma piatta e rigida pensata proprio per stare in piedi su piccoli pezzi di roccia.

Posso affrontare una ferrata subito dopo la pioggia?

Meglio di no. La roccia calcarea delle Dolomiti dopo la pioggia scivola da morire. Anche se hai buone scarpe, i gradini di ferro e i cavi saranno bagnati e freddi, il che rende l’arrampicata molto più difficile e riduce la sensazione di sicurezza. Prima di partire controlla sempre attentamente non solo il radar con i temporali, ma anche le precipitazioni della notte precedente. Una ferrata bagnata davvero non vale lo stress.

Lago di Sorapis, Dolomiti: 10 consigli su cosa vedere e fare

TL;DRIl Lago di Sorapis è un lago alpino color turchese nelle Dolomiti, a 1925 metri di quota, raggiungibile con un trekking molto frequentato che parte da Passo Tre Croci lungo il sentiero numero 215: in tutto circa 8 chilometri andata e ritorno, con un dislivello di circa 220 metri, percorribili in 3-4 ore di camminata effettiva. Lungo il percorso si incontrano tratti esposti con passerelle metalliche e cavi d’acciaio a strapiombo sul vuoto, quindi il sentiero non è adatto a bambini piccoli, passeggini né a cani di taglia grande o particolarmente timorosi. Fare il bagno o anche solo bagnarsi i piedi è severamente proibito, così come far volare drum (multa fino a 3000 €). Il periodo migliore per andarci è tra fine settembre e inizio ottobre, oppure in estate partendo presto la mattina; il sentiero è percorribile grosso modo da giugno a fine ottobre, e parcheggiare a Passo Tre Croci in alta stagione può costare anche 50 € al giorno.

Se amate la montagna e state pensando a un viaggio nelle Dolomiti, sappiate che il Lago di Sorapis è uno di quei posti da cui vi metto in guardia fin da subito — nel senso migliore del termine. Le Dolomiti sono semplicemente un paradiso in terra e, una volta che le avete viste, non vorrete più andare da nessun’altra parte. ☺️ Io e Luca veniamo qui da anni, abbiamo esplorato praticamente ogni angolo intorno a Cortina e questo lago è uno di quei luoghi che dovete assolutamente vedere con i vostri occhi. È in assoluto uno dei nostri classici preferiti. Quando, dopo qualche ora di salita e il superamento di cengie rocciose, sbucate finalmente dal bosco e vedete quella meravigliosa acqua lattiginosa color turchese sotto il maestoso massiccio del Sorapis, dimenticate completamente il dolore alle gambe.

Ma prima di entrare nei dettagli, devo dirvi subito una cosa: non andate con il cane. Qualcuno lo fa, ma questo percorso non è davvero adatto a loro. Vi spiegherò quindi non solo dove parcheggiare e quando partire, ma anche perché bisogna fare molta attenzione se viaggiate con bambini o con i vostri amici a quattro zampe.

Riassunto

Se state preparando lo zaino e non avete tempo di leggere tutto l’articolo, ecco un riepilogo rapido — le informazioni essenziali senza le quali non dovreste partire.

  • Punto di partenza: Dal Passo Tre Croci, a pochi chilometri da Cortina d’Ampezzo.
  • Difficoltà e lunghezza: Il trekking (sentiero n. 215/401) è di circa 8 km andata e ritorno, con un dislivello di circa 220 metri e un tempo di percorrenza di 3-4 ore di cammino effettivo.
  • Ostacolo principale: Il percorso presenta tratti attrezzati con cavi in acciaio e soprattutto grate metalliche fissate nella roccia direttamente sopra un profondo strapiombo.
  • Quando andare: Il periodo ideale è tra fine settembre e inizio ottobre, per la luce migliore e meno folla. In estate è necessario partire di buon mattino.
  • Parcheggio: Al Passo Tre Croci il parcheggio è un problema serio in stagione e i parcheggi privati possono costare anche 50 € al giorno. È molto meglio arrivare in autobus da Cortina.
  • Per chi non è adatto: Il percorso non è assolutamente indicato per passeggini, bambini piccoli, cuccioli e cani goffi di taglia grande. Il bagno nel lago è severamente vietato.

Cos’è il Lago di Sorapis e perché ha un colore così incredibile

Prima di addentrarci nel percorso vero e proprio, parliamo un momento del perché tutti vengono qui. I Dolomiti nascondono il Lago di Sorapis come un vero e proprio gioiello, e guardando le foto potreste pensare che quel colore sia stato ritoccato in Photoshop. Vi assicuro che non è così. Il lago si trova a 1925 metri di quota e la sua acqua ha una tonalità turchese lattiginosa assolutamente unica, che non troverete da nessun’altra parte nei dintorni.

A dare quel colore all’acqua è la farina di roccia, ovvero la finissima polvere calcarea che il ghiacciaio del massiccio sopra il lago trasporta con sé sciogliendosi. Queste particelle minerali rimangono in sospensione nell’acqua e creano quell’effetto torbido e turchese incantato che vi farà fissare l’acqua per un minuto intero prima ancora di pensare alla fotografia. Ecco perché il Sorapis è uno dei luoghi più fotografati dell’intera Italia settentrionale — e onestamente non c’è da stupirsi. Contemplare quello splendore cromatico, sovrastato dall’aguzza torre rocciosa del Dito di Dio, è un momento che non dimenticherete facilmente.

Quando andare e com’è il meteo al Lago di Sorapis

Pianificare la visita nel momento giusto è fondamentale nelle Dolomiti, perché l’inverno può essere molto lungo e l’estate incredibilmente affollata. Il sentiero per il lago è generalmente percorribile da giugno a fine ottobre, ma dipende sempre dall’innevamento di quell’anno specifico.

Personalmente preferiamo venire nelle Dolomiti in autunno, a settembre o ai primi di ottobre. Le temperature sono già più fresche e al mattino si può sentire qualche grado sotto zero, ma in compenso l’aria è cristallina, il cielo è spesso terso e i larici circostanti si tingono di oro. Inoltre si evitano le folle peggiori dell’estate. Ad agosto, con le ferie italiane nel pieno, sulle strette cengie rocciose del sentiero si creano ingorghi allucinanti — e credetemi, non è una situazione che volete vivere sopra un precipizio. Se volete avere un’idea delle condizioni in tempo reale, vi consiglio di controllare prima dell’escursione la webcam del Lago di Sorapis, che vi mostrerà se ci sono nebbie o nuvole in quota.

Dove alloggiare nei dintorni e quanto costa

Se volete partire per il trekking davvero all’alba — e in alta stagione è praticamente obbligatorio — scegliere un alloggio strategico fa metà del lavoro. Si può certo dormire in città e spostarsi ogni giorno, ma noi abbiamo trovato un posto assolutamente perfetto che ci ha risparmiato un sacco di stress legato al parcheggio e alle sveglie antelucane.

Il nostro alloggio preferito in assoluto per questa escursione è il B&B Hotel Passo Tre Croci Cortina. Si trova esattamente all’inizio del sentiero: la mattina vi alzate, fate colazione e partite direttamente, senza perdere tempo. Le camere sono moderne e belle, con viste mozzafiato già dalla finestra, e la struttura è pet-friendly — aspetto per noi fondamentale quando viaggiamo con i nostri cani. I prezzi per una notte in doppia si aggirano tra i 120 e i 180 € a seconda della stagione, il che per gli standard di Cortina è davvero un’ottima proposta.

In alternativa potete alloggiare nel centro di Cortina d’Ampezzo, che usiamo come base principale per esplorare la zona. Da qui il Passo Tre Croci è a circa 15 minuti in auto o in autobus locale. Cortina offre centinaia di soluzioni, dai lussuosi hotel con spa fino ai comodi appartamenti di montagna — disponibilità e prezzi li potete confrontare facilmente su Booking.com.

Come arrivare al punto di partenza e dove parcheggiare

Raggiungere il punto di partenza del trekking è diventato negli ultimi anni un vero rompicapo logistico, perché la popolarità del lago è esplosa e le infrastrutture faticano a stare al passo. Il sentiero comincia al Passo Tre Croci, sulla strada SR48 che collega Cortina d’Ampezzo al Lago di Misurina.

Se arrivate in auto, preparatevi al caos del parcheggio. Fino a qualche anno fa era possibile fermarsi gratuitamente lungo la strada, ma quei tempi sono finiti. Le macchine parcheggiate ovunque bloccavano il traffico e la polizia ha iniziato a multare severamente. Oggi ci sono parcheggi privati che possono chiedere anche 50 € al giorno — una cifra che personalmente trovo assurda. Se non volete pagare queste tariffe esorbitanti e arrivate in piena stagione, vi consiglio di lasciare l’auto al vostro hotel e prendere l’autobus. Da Cortina, da Misurina e dal Lago di Misurina circolano in estate linee regolari che vi lasciano direttamente al Passo Tre Croci. Vi risparmierete un sacco di stress.

Lago di Sorapis Dolomiti: 10 consigli su cosa vedere e fare lungo il sentiero e al lago

Entriamo finalmente nel vivo dell’escursione. Il percorso verso il lago non è una semplice camminata da A a B, ma un’esperienza completa in cui vi godrete i panorami, avrete qualche momento di adrenalina e vi divertirete da matti. Ecco i nostri 10 punti e consigli preferiti sul sentiero.

1. Il sentiero classico dal Passo Tre Croci

La maggior parte dei turisti segue il sentiero n. 215 (che in certi tratti si sovrappone al percorso 401), ovvero la via più nota e diretta per il Lago di Sorapis. Si parte in modo piacevole e abbastanza pianeggiante attraverso un profumato bosco di larici, dove all’inizio sembra quasi di fare una passeggiata in un parco. Ben presto però il terreno si impenna e il sentiero nel bosco diventa un percorso sassoso che si snoda sul fianco della montagna. In totale si percorrono circa 4 km in un senso, con un dislivello di poco più di 200 metri. Non è una salita estrema, ma mettete in conto un po’ di sudore.

Luca dice sempre che la prima metà è solo il riscaldamento. Il bosco profuma di resina e vi sembrerà tutto facile, finché non arrivate alla prima salita più ripida tra sassi e radici.

2. Le grate metalliche e i cavi sopra il precipizio

Questo è il momento che divide i turisti comuni dai camminatori più temerari. A circa metà percorso il sentiero piega direttamente verso una parete rocciosa verticale. Per rendere il passaggio praticabile, nella roccia sono state fissate grate metalliche e scale, con tratti attrezzati da cavi in acciaio a cui aggrapparsi — e farlo è non solo consigliato, ma praticamente necessario.

Attraverso le maglie delle grate si vede il precipizio sotto i piedi, il che onestamente non è niente per chi soffre di vertigini. Se avete una paura panica delle altezze, valutate seriamente se questo trekking fa per voi. Noi abbiamo visto più volte persone bloccarsi nel mezzo della grata per il panico e dover tornare indietro con grande difficoltà.

3. La sosta al Rifugio Vandelli

Poco prima di raggiungere il lago vero e proprio, incontrerete il Rifugio Vandelli. Questo piccolo rifugio di pietra con le persiane rosse sorge su un piccolo dosso alberato e offre un rifugio perfetto per le gambe affaticate. Di solito ci fermiamo qui per un caffè o una birra alla spina prima di scendere gli ultimi metri verso l’acqua. In alta stagione è abbastanza affollato, ma l’atmosfera è piacevolissima e le viste sulla valle verso le Tre Cime dalla terrazza valgono già da sole la fatica.

Luca qui di solito non resiste a qualche dolce, mentre io mi godo semplicemente il panorama e recupero le energie per l’ultimo tratto. Il servizio nei momenti di punta estiva può essere lento, ma con quella vista l’attesa non pesa affatto.

4. La foto dal pontile di legno

Quando finalmente arrivate al lago, capirete perché ne valeva la pena. Il Lago di Sorapis dal vivo è ancora più bello che nelle foto. Il posto preferito per lo scatto iconico è la piccola riva sassosa all’inizio del lago, dove emergono dall’acqua alcuni pali di legno e pietre. Da lì si ha la migliore visuale sul Dito di Dio che si specchia sulla superficie. Preparatevi però a fare un po’ di fila in estate per guadagnarvi la posizione migliore.

Ci siamo imparati già alla prima visita, quando abbiamo aspettato quasi mezz’ora per quella foto da sogno. Adesso ci troviamo semplicemente un altro sasso un po’ più in là e fotografiamo da un’angolazione meno “famosa” ma molto più autentica.

5. Girate intorno al lago per trovare la pace

La maggior parte delle persone arriva al lago, scatta la foto all’ingresso, mangia qualcosa e torna indietro. Ma se volete godervi un angolo di questa bellezza tutto per voi, seguite il sentierino stretto che corre lungo la riva e circumnavigate il lago. Sulla sponda opposta di solito c’è calma assoluta. Troverete grossi massi su cui sedersi e, soprattutto, una prospettiva completamente diversa sul colore dell’acqua, che cambia continuamente in base all’incidenza della luce solare.

Di solito qui ci sediamo con il nostro panino preferito, tiriamo fuori il thermos con il tè e respiriamo semplicemente l’aria fredda di montagna. Il blu della superficie dall’altro lato è ancora più magico e il silenzio è rotto solo dal fischio occasionale delle marmotte.

6. Il fenomeno dell’Enrosadira

Se riuscite a pianificare l’escursione in modo da essere al lago o lungo il sentiero di ritorno all’ora del tramonto, assisterete a un fenomeno magico chiamato Enrosadira. Questo termine indica il momento in cui il sole basso all’orizzonte illumina i calcari chiari delle Dolomiti e li tinge di un rosa intenso che sfuma nell’arancione fuoco. È uno spettacolo mozzafiato. In questo caso, però, non dimenticate la torcia frontale: affrontare le grate nel buio o al crepuscolo sarebbe una vera follia.

7. Il trekking verso la Forcella Marcuoira

Se il classico hike al Lago di Sorapis vi sembra troppo breve e avete energie ed esperienza sufficienti, dal Rifugio Vandelli potete proseguire oltre. Il percorso verso la Forcella Marcuoira è però già un’escursione alpinistica impegnativa, con grandi dislivelli e ripide salite su ghiaione. La ricompensa sono panorami da togliere il fiato: Cortina dall’alto sembra un plastico in miniatura e l’intero massiccio del Sorapis si svela in tutta la sua grandiosità, senza un selfie stick all’orizzonte.

8. La partenza alternativa dal Rifugio Tondi di Faloria

Esiste anche un altro percorso per raggiungere il lago, che evita il sovraffollato Passo Tre Croci. Si può salire in funivia da Cortina fino alla Faloria e da lì proseguire a piedi verso il Rifugio Tondi, attraversando poi le creste montuose fino al lago del Sorapis. Questo itinerario è molto più lungo, fisicamente più impegnativo e richiede di affrontare terreni difficili con discese ripide. Lo consiglio solo a escursionisti molto esperti, con passo sicuro e senza paura dei tratti esposti. I panorami, però, sono favolosi.

Io e Luca abbiamo finora osservato questa variante solo da lontano e onestamente non ci stiamo ancora avventurando. Ma se siete alpinisti esperti in cerca di una bella sfida con poca gente intorno, vale sicuramente la pena studiare il percorso.

9. Le nebbie mattutine e i consigli per la luce migliore

Quando si dice “arrivate di buon mattino”, intendo davvero presto. Non solo per il parcheggio e per evitare la coda alle grate, ma soprattutto per l’atmosfera. Intorno alle sette di mattina, sulla superficie del lago si formano spesso sottili velature di nebbia che salgono lentamente lungo le pareti rocciose. Il sole a quell’ora inizia appena a illuminare le cime circostanti e il colore dell’acqua ha la sua tonalità turchese più intensa. L’ora d’oro dura poco, perché il sole si nasconde presto dietro le alte montagne, ma quella visione ve la porterete dentro per sempre.

Alzarsi così presto fa male, specialmente quando fuori fa freddo e si starebbe volentieri sotto le coperte. Ma nel momento in cui vedete i primi raggi di sole che squarciano quella coltre di nebbia, la stanchezza svanisce all’istante.

10. L’escursione invernale con le ciaspole

Anche se il sentiero è ufficialmente consigliato solo nei mesi estivi e autunnali, gli escursionisti più esperti si avventurano qui in inverno con le ciaspole. Si tratta però di un’impresa decisamente estrema. Le grate metalliche e i tratti attrezzati possono essere sepolti sotto neve profonda o ghiaccio, con un rischio reale di scivolate e valanghe. Il lago stesso è completamente ghiacciato e ricoperto di neve, quindi quella famosa acqua blu non la vedrete affatto. Lo cito solo come curiosità per chi ama la solitudine invernale, ma a un turista normale sconsiglio vivamente la visita invernale.

Quando vedo certe foto pazzesche su Instagram di persone che camminano in equilibrio su cornici innevate, mi vengono i brividi. La montagna in inverno non perdona gli errori: anche se può sembrare una tentazione irresistibile, venite qui in estate e lasciate che l’inverno appartanga alla natura.

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Lago di Sorapis con cani e bambini: perché non è una buona idea

Questo è un tema a cui tengo particolarmente, perché l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle. L’escursione al Lago di Sorapis non è affatto una passeggiata e per le famiglie con bambini piccoli o per chi viaggia con il cane può rappresentare un problema enorme. Con un bimbo piccolo in fascia o con il passeggino potete scordarvi questa meta: il terreno è pericoloso e del passeggino non c’è neanche da parlare. Se avete figli sopra i 10 anni, abituati alla montagna e rispettosi delle altezze, il percorso è alla loro portata, ma nei tratti più esposti non perdeteli mai di vista.

💡 Consiglio pratico: Quasi tutte le funivie e gli autobus della zona richiedono la museruola per i cani (la trovate praticamente ovunque, anche direttamente alle stazioni a valle). A noi onestamente dava abbastanza fastidio — la pretendevano anche quando eravamo da soli in cabina. Quando ci aspettava una serie di funivie consecutive, preferivamo lasciare i nostri cani a riposare in hotel.

E ora parliamo dei cani. Il nostro Kája all’epoca era venuto con noi e devo ammettere che è stato un errore madornale. Kája è un tesoro, ma è un po’ goffo. I sentieri nel bosco li ha affrontati con entusiasmo, ma quando abbiamo raggiunto le grate metalliche sopra il precipizio, si è fermato tutto. Le zampe dei cani scivolano attraverso i fori delle grate, i cani vanno nel panico — e li capisco benissimo. Kája si è bloccato e non voleva fare un passo.

Luca alla fine lo ha dovuto prendere in braccio e portarlo per tutto quel tratto esposto. Provate a immaginare di trasportare un cane spaventato da venti chili in braccio su una stretta cengia rocciosa bagnata sopra un precipizio, aggrappandosi al cavo d’acciaio con l’altra mano. Non è un’esperienza che volete fare. Quindi se avete un cane grande e goffo, oppure un piccolo yorkshire o maltese, lasciateli per questa escursione al sicuro nella camera d’albergo. Inutile parlare dei cuccioli. È stress per voi, per il cane e per le persone che bloccate sul sentiero stretto.

Cosa portare nel trekking verso il lago turchese

In montagna il tempo cambia con una velocità incredibile e, anche se a Cortina c’è il sole e fa caldo per girare in pantaloncini, lassù al lago può tirare un vento gelido. Non sottovalutate mai questo aspetto.

La base sono scarpe da trekking di qualità: sul sentiero incontriamo regolarmente turisti in scarpe di tela con la suola liscia e sinceramente ci viene l’ansia. Le rocce qui sono spesso bagnate e scivolose, e senza una suola adeguata le grate metalliche possono riservarvi brutte sorprese. Nello zaino mettete sempre uno strato caldo in più, idealmente una felpa in pile o una giacca ultraleggera in piuma, più un impermeabile. Al lago il sole si nasconde presto dietro le montagne e la temperatura scende rapidamente.

Molti chiedono se serve attrezzatura da ferrata. Per il sentiero classico n. 215 non serve l’imbrago, i cavi servono solo per tenersi con le mani. Noi però consigliamo di portare un casco da alpinismo leggero. Il percorso scorre direttamente sotto pareti rocciose verticali e i sassi che si staccano dall’alto — per colpa di altri turisti o della fauna — sono abbastanza frequenti. Non dimenticate anche acqua a sufficienza e qualcosa da mangiare, perché la salita vi consumerà le energie.

Dove mangiare: cosa assaggiare al Rifugio Vandelli

Una volta superati i tratti più impegnativi e arrivati al lago, la fame si farà sicuramente sentire. Il Rifugio Vandelli è piccolo, ma cucina ottimi piatti tradizionali di montagna che vi rimetteranno in piedi in un attimo. Di solito è aperto dalla metà di giugno a fine settembre.

Se amate la cucina alpina italiana, non perdete i loro canederli. Sono i grandi gnocchi di pane di tradizione tirolese, qui proposti nella versione agli spinaci e in quella al formaggio, serviti in brodo o conditi con burro fuso. Io li prendo sempre in brodo, perché dopo quelle grate ho bisogno soprattutto di calore e tranquillità. 😊 Un altro classico immancabile è la polenta con spezzatino o con funghi e formaggio locale. Se non volete perdere tempo con un pasto lungo e preferite fotografare, al rifugio trovate ottimi panini con caprese (mozzarella, pomodoro e basilico) da mangiare fuori sulla panca con vista. I prezzi sono naturalmente più alti che a valle, perché tutte le provviste arrivano qui in elicottero o con la funivia, ma l’atmosfera vale ogni centesimo.

Informazioni pratiche e regole del parco naturale

Prima di infilarsi gli scarponi e partire, voglio condividere alcune informazioni pratiche importanti. Il lago e i suoi dintorni rientrano nell’area protetta del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo e vigono regole abbastanza severe, la cui violazione può costare cara.

L’errore più frequente che fanno i turisti è far volare i droni. Su Instagram si trovano decine di foto aeree del lago, ma non fatevi ingannare. In tutto il parco naturale vige un divieto assoluto di volo con droni, perché disturba la fauna selvatica e gli altri visitatori. Le guardie del parco pattugliano la zona con una certa regolarità e, se vi beccano, rischiate una multa fino a 3.000 €. Non vale davvero la pena per una bella foto.

Un’altra cosa che molti cercano online è se si può fare il bagno nel Lago di Sorapis. La risposta è no: il bagno è vietato (vale anche per immergersi i piedi) e per fortuna è così, perché il contatto con creme solari e batteri farebbe perdere al lago il suo carattere unico in tempi rapidissimi.

Dove andare dopo nelle Dolomiti

Il Sorapis è meraviglioso, ma non è l’unico posto straordinario in questa zona. Se avete tempo e volete vedere il meglio che le montagne italiane hanno da offrire, abbiamo preparato molte altre guide dai nostri viaggi:

  • Leggete il nostro articolo completo con 5 itinerari per tutti nelle Dolomiti italiane.
  • Se cercate qualcosa di più semplice, il celeberrimo Lago di Braies è raggiungibile in auto e non dovete assolutamente perderlo. In stagione è preso d’assalto, ma lo scenario vale ogni cosa.
  • Da Cortina sono a due passi anche le iconiche tre cime delle Dolomiti. Il nostro articolo sulle Tre Cime di Lavaredo vi spiega come organizzare il giro panoramico più bello.
  • E se non sapete ancora come riempire il vostro soggiorno, date un’occhiata alla nostra lista completa di cosa fare nelle Dolomiti.

Consigli di viaggio finali

  • Voli economici cercateli su Kiwi. È il nostro portale preferito, anche se per il nord Italia spesso la soluzione più comoda è l’auto. Da Milano, Venezia o Verona le Dolomiti sono a poche ore di strada.
  • Noleggio auto: Di solito utilizziamo il comparatore DiscoverCars, con cui abbiamo sempre avuto buone esperienze in tutto il mondo quando non viaggiamo con la nostra auto.
  • Prenotazione alloggio: Booking.com è il nostro motore di ricerca preferito per gli hotel. Nelle Dolomiti vi consiglio di cercare l’alloggio anche sei mesi prima.
  • Non dimenticate l’assicurazione: Per i trekking in montagna scegliamo di solito AXA e aggiungiamo sempre il pacchetto sportivo per l’escursionismo in alta quota.
  • Internet e eSIM: Se passate dalla Svizzera o trascorrete più tempo in viaggio, valutate una eSIM di Holafly.

Domande frequenti (FAQ)

Quando abbiamo scritto per la prima volta del Lago di Sorapis, ci sono arrivate tantissime domande su Instagram. È chiaro che per un’escursione del genere si vuole essere davvero preparati, soprattutto quando il percorso sembra uscito da un diario alpinistico. Ho quindi raccolto le domande più frequenti in un unico posto.

Spero che queste risposte vi aiutino nella pianificazione e vi facciano risparmiare un po’ di stress. Se vi viene in mente qualcos’altro, fatemelo sapere!

Come si arriva al Lago di Sorapis?

Il percorso più comune parte dal Passo Tre Croci. Da lì si prende il sentiero numero 215, che in circa due ore di cammino ti porta direttamente al lago. Al passo si può arrivare in auto oppure in autobus da Cortina d’Ampezzo.

Si può fare il bagno nel Lago di Sorapis?

No, fare il bagno è severamente vietato in tutto il lago, e questo vale anche per il semplice immergere i piedi. Il motivo è la protezione dell’ecosistema estremamente delicato e della particolare composizione minerale dell’acqua, che la presenza umana potrebbe danneggiare in modo permanente.

Quanto dura il trekking fino al lago?

L’intero trekking richiede circa 3-4 ore di tempo effettivo. Il percorso di sola andata dura, a seconda della vostra forma fisica e di eventuali code sulle passerelle metalliche, circa 1,5-2 ore. Il sentiero misura in totale 8 chilometri andata e ritorno.

Il percorso è adatto ai cani?

Dalla nostra esperienza personale sconsigliamo assolutamente questo trekking per i cani. Sul percorso ci sono passerelle metalliche esposte sopra un precipizio profondo, attraverso le quali le zampe dei cani possono scivolare. I cani piccoli e medi si possono portare in braccio, ma è pericoloso e stressante. I cani di taglia grande o paurosi è meglio lasciarli a casa.

Qual è il periodo migliore per visitarlo?

L’esperienza più bella la vivrete a settembre e inizio ottobre, quando ci sono meno turisti e le montagne si colorano magnificamente. Se decidete di andare a luglio o agosto, dovete partire presto al mattino (idealmente prima delle 7:00) per evitare la folla e avere la migliore luce mattutina per le foto.

Si può far volare il drone al lago?

No. Il Lago di Sorapis si trova nel territorio del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, dove vige il divieto assoluto di utilizzo dei droni. Le multe per la violazione di questa regola possono arrivare fino a 3000 EUR, quindi sconsigliamo assolutamente di rischiare.

Il trekking è difficile e possono farcela i principianti?

Fisicamente il percorso non è particolarmente impegnativo, il dislivello è poco più di 200 metri. La sua difficoltà sta soprattutto nell’aspetto psicologico, perché si attraversano tratti stretti su cornici rocciose con passerelle metalliche sopra il vuoto. Se non soffrite di vertigini e avete scarpe adeguate, come escursionista di media preparazione ce la farete tranquillamente. Per chi ha molta paura dell’altezza il percorso non è adatto.

Alta Via 1: La Regina dei Trek Plurigiornalieri nelle Dolomiti

TL;DRL’Alta Via 1 è il trekking di più giorni più famoso e tecnicamente più accessibile delle Dolomiti: circa 120 chilometri da Lago di Braies a nord fino a Belluno a sud, con un dislivello complessivo di circa 6.500 metri. La versione classica dura dai 10 ai 12 giorni (esistono anche varianti ridotte di 4 o 6 giorni), la difficoltà è classificata EE e non serve attrezzatura da ferrata, ma ci vuole una buona preparazione fisica. Si dorme esclusivamente nei rifugi, da prenotare con 3-6 mesi di anticipo: il campeggio libero è vietato. Il budget per l’intero trekking si aggira tra 1.100 e 1.300 € a persona, e il periodo migliore va da fine giugno a metà settembre, meglio evitando il Ferragosto del 15 agosto, quando i rifugi sono presi d’assalto.

Quando si parla di Alta Via 1, Dolomiti e montagne, la maggior parte di noi immagina immediatamente torri di roccia appuntite tinte di rosso al tramonto e il profumo della polenta fresca che si diffonde dai rifugi di montagna. Con Luca amiamo profondamente questi paesaggi e torniamo sulle Alpi italiane praticamente ogni anno. I trekking plurigiornalieri con lo zaino in spalla erano per noi una classica avventura estiva, ma da quando è arrivato il nostro piccolo Jonáš, abbiamo dovuto rimandare a tempo indefinito queste avventure lunghe e impegnative. Questo non ci impedisce però di sognare e di pianificarle nei minimi dettagli. ☺️

Uno dei nostri più grandi sogni è percorrere l’intero percorso dell’Alta Via 1 nelle Dolomiti in una volta sola. Anche se non l’abbiamo ancora fatta dall’inizio alla fine tutta d’un fiato, abbiamo percorso molte delle sue tappe durante escursioni giornaliere quando avevamo la nostra base a Cortina d’Ampezzo. Il tracciato attraversa infatti i luoghi più belli in assoluto, come il Lago di Braies o le iconiche pareti rocciose nei pressi del Rifugio Lagazuoi. Poiché ci chiedete continuamente dell’Alta Via, ho deciso di sedermi finalmente e scrivere questa guida dettagliata, così la leggete una volta e sapete tutto quello che vi serve.

Quindi: volete sapere quando partire, dove dormire, quanto costa e cosa mettere nello zaino? Ho scritto tutto nel dettaglio, giorno per giorno, rifugio per rifugio. Continuate a leggere. 😉

Riassunto

Lo so, lo so — questi numeri sulla carta possono sembrare spaventosi. Ma fidatevi, sul terreno tutto scorre in modo molto più naturale. Ecco le informazioni più importanti in sintesi:

  • Lunghezza e dislivello: Il trek misura circa 120 chilometri e il dislivello in salita totale è di circa 6.500 metri.
  • Durata: In genere si percorre in 10-12 giorni, ma si possono pianificare anche varianti più brevi di 4 o 6 giorni.
  • Da dove a dove: Il percorso classico inizia a nord presso l’iconico Lago di Braies e termina a sud nei pressi della città di Belluno (o alla fermata La Pissa).
  • Difficoltà: Tecnicamente il trek è classificato EE (Escursionisti Esperti), il che significa che non serve l’attrezzatura da ferrata, ma è richiesta un’ottima forma fisica e passo sicuro. Non adatto ai bambini piccoli.
  • Alloggio: Si dorme esclusivamente nei rifugi di montagna, che vanno prenotati con 3-6 mesi di anticipo. Il campeggio libero è severamente vietato.
  • Budget: Mettete in conto circa 1.100-1.300 € a persona per l’intero trek (inclusa la mezza pensione nei rifugi, i pranzi e i trasporti).

Cos’è l’Alta Via 1 e per chi è adatta

Se siete appassionati di trekking plurigiornalieri in Italia, avrete sicuramente già incontrato il dilemma se scegliere l’Alta Via 1 o la 2 nelle Dolomiti. L’Alta Via 1 (ovvero “il grande percorso di alta quota numero 1”) è la variante più famosa, più classica e tecnicamente più accessibile. Mentre l’Alta Via 2 richiede attrezzatura da ferrata e molta più esperienza alpinistica, la “numero uno” è più abbordabile e adatta a qualsiasi escursionista esperto di montagna con buona resistenza fisica e abituato a camminare con uno zaino pesante per più giorni consecutivi.

Il percorso attraversa le Dolomiti in modo magnifico da nord a sud e vi porta in luoghi irraggiungibili con l’auto o la funivia per un turista comune. È una vera fuga dalla civiltà, in cui la vostra giornata si riduce a camminare, ammirare panorami incredibili, mangiare e dormire. Dal punto di vista tecnico non ci sono tratti alpinistici, ma alcuni passaggi possono essere ripidi, stretti o attrezzati con cavi in acciaio per aggrapparsi. Buoni scarponi da trekking e nessun timore delle altezze sono semplicemente indispensabili.

Quando partire per il trek e come sarà il tempo

La scelta del periodo giusto è assolutamente fondamentale per questo trek, perché i rifugi hanno una stagione molto limitata e il meteo nelle Dolomiti può essere davvero imprevedibile. Vediamo insieme quando ha più senso prenotare voli e alloggi.

La finestra ideale per il trek

La stagione è in realtà molto breve — sostanzialmente solo dalla fine di giugno a metà settembre — quindi non c’è davvero tempo da perdere nella pianificazione. Se partite a luglio o agosto, avrete la massima probabilità di trovare un meteo stabile e tutti i rifugi lungo il percorso aperti.

Devo però avvertirvi con forza sul periodo intorno al 15 agosto. In Italia questo giorno si festeggia il Ferragosto e gli italiani vanno in vacanza in massa. Le Dolomiti (e in realtà tutta l’Italia) in questo periodo sono stracolme: i rifugi sono esauriti con un anno di anticipo e sui sentieri di montagna vi sentirete come in piazza San Marco a Venezia. Vi consiglio di evitare questo periodo con cura se volete godere di un minimo di tranquillità. 😅

L’inizio di settembre è invece assolutamente magico. L’aria si fa più limpida, le folle di turisti si diradano perché ricomincia la scuola, ma i rifugi sono ancora aperti. Bisogna solo mettere in conto mattinate e serate più fresche. Noi adoriamo settembre in montagna più di qualsiasi altro mese. Se volete partire già a giugno, fate molta attenzione: alle quote più alte può esserci ancora molta neve e alcuni valichi potrebbero essere impraticabili senza ramponi e piccozza.

Quanto costa l’Alta Via 1 e dove dormire prima di iniziare

I trekking plurigiornalieri da rifugio a rifugio non sono tra le opzioni più economiche in Europa, e nelle Dolomiti questo vale doppio. Il campeggio libero (wild camping) è severamente vietato in tutto il parco nazionale e le multe sono davvero salate, quindi siete completamente dipendenti dalla rete di rifugi.

La notte prima di iniziare il trek si dorme di solito nei pressi del Lago di Braies o nella vicina Cortina d’Ampezzo, da cui la mattina si raggiunge facilmente il lago in autobus. Cortina è la base strategica perfetta da cui partire per il trek, dove potete riposarvi e fare scorta di energie. È sempre meglio arrivare il giorno prima per poter iniziare la prima tappa di buon mattino.

Budget per 10 giorni in montagna

Vediamo concretamente quanto costa questa avventura. La voce più importante sarà ovviamente l’alloggio con i pasti. La maggior parte dei rifugi funziona secondo il principio della “mezzapensione”, che include il letto (spesso in un dormitorio comune con letti a castello), una sostanziosa cena di più portate e la colazione.

Io e Luca calcoliamo tutto in anticipo con attenzione, perché i supplementi in quota sanno fare danni seri al portafoglio.

  • Alloggio con mezza pensione (Rifugi): Calcolate circa 75-95 € a persona per notte. Per 10 notti, quindi, si arriva a circa 800-1.000 €.
  • Pranzi e spuntini durante la giornata: Sul percorso ci sono molti piccoli rifugi dove potete mangiare polenta o zuppa, di solito si spendono 15-25 € al giorno. Se preparate cibo da casa o comprate panini nei rifugi, risparmierete un po’. In totale calcolate circa 200 €.
  • Trasporti all’inizio e alla fine del trek: Autobus, treni, eventualmente taxi. Calcolate circa 100 € a persona.
  • Stima totale: A persona vi consiglio di mettere in conto un budget di 1.100-1.300 € per tutti e dieci i giorni, esclusi i voli e l’attrezzatura.

Prenotazione dei rifugi e regole essenziali

Quando si tratta di pianificazione, devo essere completamente onesta: la spontaneità qui ha pochissimo spazio. Fare affidamento sul fatto che arriviate a un rifugio la sera e loro trovino semplicemente un posticino per voi è un rischio enorme che non vi consiglio di correre.

💡 Consiglio da chi conosce la zona: I rifugi lungo il percorso si prenotano direttamente tramite i loro siti web o via email — non si trovano su Booking. Ma per la notte prima della partenza e dopo l’arrivo conviene avere una base a valle: all’inizio del percorso, sul Lago di Braies, c’è l’iconico Hotel Lago di Braies.

Quando e come prenotare

La capacità dei rifugi è strettamente limitata e l’interesse dei turisti da tutto il mondo è enorme. I rifugi vanno prenotati con molto anticipo, idealmente 3-6 mesi prima. Questo significa che se volete partire a luglio, entro gennaio o febbraio dovreste già avere un piano preciso e scrivere ai singoli alloggi. La maggior parte dei rifugi accetta prenotazioni tramite email o moduli sul loro sito web; i portali di prenotazione come Booking.com in montagna di solito non funzionano.

Un’altra regola fondamentale dei rifugi italiani è il pagamento in contanti. Anche se la situazione sta migliorando progressivamente e molti rifugi hanno già i terminali POS, il segnale in quota spesso cade e non potete fare affidamento sul pagamento con carta. Abbiate sempre con voi abbastanza contanti in euro per pagare l’intero soggiorno e i pasti durante la giornata. Per bere potete sempre riempire la borraccia ai rifugi, quindi almeno risparmierete sull’acqua in bottiglia e non produrrete rifiuti plastici.

La variante classica in 10 giorni (Itinerario giorno per giorno)

Questo è esattamente il percorso che io e Luca abbiamo in mente per quando partiremo finalmente in due. Sono i classici dieci giorni che vi porteranno attraverso il meglio che la natura di questa zona ha da offrire. Tenete presente che i tempi indicati per ogni tappa sono tempi di cammino puro, senza soste per ammirare il paesaggio, fotografare o pranzare. La realtà è sempre di qualche ora in più. Vedrete da soli come ve la cavate! 😉

1. Dal Lago di Braies al Rifugio Biella (Il cammino dal lago)

Il trek non può che iniziare dal celebre Lago di Braies. Se seguite il nostro blog da un po’, sapete che questo lago è semplicemente mozzafiato. Di mattina c’è abbastanza movimento perché è una meta molto popolare per le gite giornaliere, ma non appena iniziate a salire lungo il tracciato dell’Alta Via 1, la folla si dirada molto in fretta.

La salita iniziale è piuttosto ripida — quasi un test di forma fisica sin dall’inizio — ma una volta raggiunta la Porta del Forno, si aprono i veri panorami sulle pareti calcaree. Il cammino fino al Rifugio Biella (conosciuto anche con il nome tedesco Seekofelhütte) richiede circa 5 ore di marcia pura. Il rifugio è immerso in un ambiente piuttosto austero e lunare, ma con un’atmosfera straordinaria.

2. Dal Rifugio Biella al Rifugio Sennes (Il paesaggio lunare)

La seconda tappa è piacevole e relativamente riposante. Vi aspettano circa 6 ore di cammino in un paesaggio altopianistico bellissimo e particolare, che a tratti ricorda davvero la superficie della luna. Soprattutto all’inizio dell’estate i pascoli d’alta quota possono essere ancora in fiore.

La vostra meta è l’incantevole Rifugio Sennes. Questo rifugio gode di un’ottima reputazione in cucina, quindi assaggiate assolutamente qualcosa di locale, ad esempio il classico Kaiserschmarrn (frittata sbriciolata) che è arrivato dall’Austria vicina. L’Alto Adige è meravigliosamente meticciato da questo punto di vista, con il meglio della cucina italiana e austriaca che si fonde in modo perfetto. 😋

3. Dal Rifugio Sennes al Rifugio Lagazuoi (La strada tra le nuvole)

Questa è una delle tappe assolutamente più belle dell’intero trek. Vi aspetta una giornata piuttosto lunga (circa 7 ore di cammino), ma i panorami valgono ogni goccia di sudore. Passerete per altri luoghi magnifici e alla fine salirete al Rifugio Lagazuoi, che si trova ad oltre 2.700 metri di quota. È uno dei posti più iconici delle Dolomiti, di cui abbiamo già scritto nel nostro articolo su Cinque Torri e Lagazuoi.

I dintorni del Lagazuoi sono percorsi da gallerie della Prima Guerra Mondiale, quando qui si combatterono durissime battaglie tra italiani e austriaci. Se dopo pranzo avete ancora energia, vi consiglio caldamente di accendere la frontale e andare ad esplorare in sicurezza parte di questi tunnel. E la sera? Il tramonto dalla terrazza del Rifugio Lagazuoi è un’esperienza che non dimenticherete mai.

4. Dal Rifugio Lagazuoi al Rifugio Nuvolau (Panorami sulle Cinque Torri)

Il quarto giorno scenderete dal Lagazuoi di buon mattino (potete anche usare la funivia se le ginocchia hanno bisogno di un po’ di riposo) e vi dirigerete verso un’altra zona molto famosa. Camminerete per circa 5 ore con davanti agli occhi formazioni rocciose incredibili per tutto il tempo.

La meta di oggi è il Rifugio Nuvolau. Questo rifugio è arroccato sulla cima dell’omonima montagna come un nido d’aquila ed è il rifugio più antico di tutte le Dolomiti. Lo spazio è un po’ ristretto, ma la vista sulle vicine Cinque Torri e sulla maestosa Marmolada (la montagna più alta delle Dolomiti, con il suo ghiacciaio) compensa ampiamente tutto.

5. Dal Rifugio Nuvolau al Rifugio Città di Fiume (Il cambio di paesaggio)

Durante la quinta tappa, che richiede circa 6 ore, inizierete a notare come il paesaggio cambia. Dalle cime più aspre del nord inizierete a scendere verso un’area un po’ più verde. Passerete per il Passo Giau, dove io e Luca andavamo spesso in auto durante le nostre vacanze, perché è un posto meraviglioso pieno di mucche al pascolo e campanellini.

Il percorso vi condurrà poi sotto l’enorme parete del Monte Pelmo. Il vostro letto questa notte sarà al Rifugio Città di Fiume. Questo rifugio è famoso per la sua accoglienza e il personale particolarmente amichevole, così dopo cinque giorni in montagna vi sentirete quasi a casa.

6. Dal Rifugio Città di Fiume al Rifugio Coldai (Sotto la maestosa Civetta)

La sesta tappa è un po’ più breve, circa 5 ore, e la fa da padrone il massiccio della Civetta. Questa gigantesca parete rocciosa vi accompagnerà per la maggior parte della giornata e, anche se non ci salirete di certo, la vista su quei chilometri di pareti verticali che sono la casa degli alpinisti di tutto il mondo toglie semplicemente il fiato.

Il Rifugio Coldai si trova poco sopra il bellissimo omonimo Lago di Coldai. Se arrivate in anticipo, non dimenticate di fare una breve passeggiata fino al lago: l’acqua è di una trasparenza incredibile, anche se fare il bagno è un’impresa da atleti di resistenza al freddo. 😂

7. Dal Rifugio Coldai al Rifugio Vazzoler (Attorno ai giganti di roccia)

Il settimo giorno (circa 6 ore di cammino) percorrerete il tracciato direttamente sotto le enormi pareti del massiccio della Civetta. Questa parte del cammino è nota per la sua selvatichezza e per il minor numero di escursionisti giornalieri. Passerete davanti ad altri due rifugi (il Rifugio Tissi è un ottimo posto per una zuppa a pranzo o un caffè) e scenderete gradualmente verso quote un po’ più basse e calde.

La sera raggiungerete il Rifugio Vazzoler, deliziosamente nascosto nel bosco accanto a un piccolo parco botanico. C’è una quiete straordinaria e l’aria serale ha un profumo completamente diverso rispetto al nord, all’inizio del trek.

8. Dal Rifugio Vazzoler al Rifugio Carestiato (Nel cuore del parco nazionale)

Questa tappa dura poco meno di 7 ore e vi guiderà sotto un’altra montagna meravigliosa: il massiccio della Moiazza. Il sentiero qui è spesso un po’ più insidioso, più pietroso, e richiede attenzione, specialmente in caso di pioggia.

Il paesaggio inizia ad aprirsi sempre di più verso le pianure a sud — un segnale che vi state avvicinando alla fine del vostro grande viaggio. Il Rifugio Carestiato si trova sotto il Passo Duran e anche qui troverete ottimo cibo locale e il meritato riposo.

9. Dal Rifugio Carestiato al Rifugio Pian de Fontana (La tappa più impegnativa)

La penultima tappa è onestamente la più dura dell’intero trek, quindi armatevi di pazienza e di energia. Vi aspettano circa 8 ore di cammino faticoso in un’area piuttosto isolata all’interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Dovrete superare alcune valli abbastanza profonde e ripide salite verso i passi di montagna.

Quando finalmente supererete l’ultimo crinale, vedrete con sollievo il Rifugio Pian de Fontana. È una pittoresca malga convertita in rifugio di montagna, dove vi accoglieranno con grande cura e dove molto probabilmente mangerete una doppia porzione di cena. 😅

10. Dal Rifugio Pian de Fontana a Belluno (Il dolce ritorno alla civiltà)

L’ultimo giorno! Mancano circa 5 ore di cammino in discesa, giù e ancora giù. Le ripide discese mettono a dura prova le ginocchia (non sottovalutate i bastoncini da trekking, ne parleremo), quindi non abbiate fretta.

Il percorso termina alla fermata dell’autobus nei pressi di La Pissa, da dove partono corse regolari verso la città di Belluno. Una volta arrivati in piazza a Belluno, concedetevi il gelato più grande che trovate e un bel Aperol Spritz per festeggiare — ve lo siete guadagnato!

Come abbreviare il trek se non avete dieci giorni

Dieci giorni di ferie sono parecchi e capiamo che non tutti abbiano così tanto tempo o coraggio. La buona notizia è che l’Alta Via 1 offre alcune ottime “vie di fuga” verso la civiltà, grazie alle quali potete pianificare un itinerario notevolmente più breve.

Variante nord in 4 giorni

Se volete vedere le tappe assolutamente più celebri (il Lago di Braies e i dintorni del Lagazuoi), vi bastano i primi 4 giorni del trek. Partirete da Braies e il quarto giorno nel pomeriggio scenderete semplicemente dal Rifugio Lagazuoi al Passo Falzarego. Da qui partono comodi e frequenti autobus direttamente per Cortina d’Ampezzo, dove abbiamo trascorso molte estati.

Questa variante è ideale per chi ha poche ferie ma vuole assaporare la vera atmosfera dell’alta montagna. I panorami qui sono i più spettacolari e non mancherete nessun luogo iconico — vi risparmierete solo le ginocchia dalla lunga discesa.

lukas a lucka
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Dove alloggiare sull’Alta Via 1 nelle Dolomiti
6 alloggi — hotel, rifugi e altre opzioni di soggiorno
⭐ TOP SCELTA 🏨 Hotel
Hotel Pragser Wildsee
Hotel iconico direttamente sul lago di Braies, base ideale per la notte prima di iniziare il trekking. Svegliarsi proprio sul lago prima che arrivino i primi autobus di turisti non ha prezzo.
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Rifugio Lagazuoi
Rifugio di montagna presso le iconiche pareti rocciose a oltre 2700 metri di altitudine. Uno dei luoghi più iconici delle Dolomiti. Il tramonto dalla terrazza del rifugio è un’esperienza indimenticabile.
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Rifugio Sennes
Incantevole rifugio di montagna su un altopiano con cibo eccellente. Famoso per il suo Kaiserschmarrn con purea di mele. Combina il meglio della cucina italiana e austriaca.
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Rifugio Nuvolau
Il rifugio di montagna più antico di tutte le Dolomiti, arroccato sulla cima come un nido d’aquila. La vista sulle Cinque Torri e sulla maestosa Marmolada ripaga ampiamente.
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Rifugio Biella (Seekofelhütte)
Rifugio di montagna in un ambiente lunare inospitale dopo il primo giorno di trekking dal Lago di Braies. Si trova in un ambiente piuttosto inospitale, ma estremamente suggestivo.
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Rifugio Città di Fiume
Rifugio di montagna rinomato per la sua accoglienza e il personale molto cordiale. Dopo cinque giorni in montagna, qui vi sentirete quasi come a casa.
★★★★ 75-95 EUR/notte con mezza pensione
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Variante centrale in 6 giorni

Molto popolare è anche la variante da sei giorni. Il percorso è sostanzialmente lo stesso fino al Rifugio Città di Fiume o al vicino Passo Staulanza. Da lì si possono raggiungere facilmente degli autobus per tornare all’auto o alle stazioni ferroviarie delle città principali. Certo, perderete quella bella sensazione di aver completato l’intero traversata fino al sud, ma anche così ve ne ricorderete per anni.

Noi la consigliamo alle famiglie con bambini più grandi o a chi non è del tutto sicuro della propria resistenza per tutti e dieci i giorni. Sei giorni in montagna sono il giusto compromesso per svuotare la testa, senza arrivare a odiare il proprio zaino. 😅

Cosa mettere nello zaino per un trek plurigiornaliero

La parola chiave per fare lo zaino è una sola: meno è meglio. Ogni grammo si sente dopo qualche giorno e ogni maglione in più pesa sulle spalle. Io e Luca seguiamo la regola che lo zaino per un trek di questo tipo non dovrebbe mai superare gli 8-10 chilogrammi (acqua e cibo inclusi). Ecco le cose senza cui non partiremmo mai per la montagna.

Attrezzatura di base e abbigliamento

La base di tutto sono ottimi scarponi da trekking. Non partite mai con scarpe nuove, ancora non “rodate”: è la ricetta sicura per una vacanza rovinata dai vesciche. Per questo percorso consigliamo scarponi alti che sostengano bene la caviglia nel terreno sassoso. Io e Luca giuriamo su Lowa (io ho un paio da oltre sei anni e tengono ancora benissimo). La Sportiva sembra ancora migliore per il terreno tecnico, ma non li ho provati personalmente.

La seconda cosa più importante è l’abbigliamento. Non dimenticate il principio della stratificazione: a valle potete avere oltre trenta gradi e camminare in maglietta, mentre la sera al rifugio a duemila metri, o nelle prime ore del mattino al Lagazuoi, apprezzerete moltissimo il piumino, i guanti e il berretto. Portate assolutamente un’ottima giacca impermeabile (Gore-Tex) o una buona mantella antipioggia, perché il tempo in montagna cambia da un minuto all’altro.

Altri indispensabili nello zaino

Cerchiamo di non portare nulla di superfluo, ma queste cose le dovete avere con voi, accada quel che accada.

  • Bastoncini da trekking: Anche se pensate di non averne bisogno, sulle lunghe discese con lo zaino le vostre ginocchia vi ringrazieranno. Noi non rinunciamo ai leggeri Leki pieghevoli.
  • Sacco lenzuolo (Liner): Nei rifugi non vengono fornite lenzuola pulite per ogni ospite, quindi per motivi igienici è obbligatorio avere il proprio lenzuolo personale leggero in cotone o seta. Non è necessario portare un sacco a pelo caldo — nei rifugi vi daranno delle spesse coperte di lana.
  • Frontale: Indispensabile non solo per le uscite serali, ma soprattutto se vi attardate e tornate al rifugio dopo il tramonto. Anche d’estate in montagna fa buio prima che in città.
  • Kit pronto soccorso: Cerotti specifici per vesciche (come Compeed), antidolorifici, benda, disinfettante e una coperta isotermica in caso di ipotermia.
  • Powerbank: In molti rifugi non è possibile ricaricare il telefono in camera e la corrente è spesso disponibile solo nella sala comune, con le prese subito occupate. Una powerbank da almeno 10.000 mAh è un vero salvavita.

Sicurezza in montagna e app utili

La montagna è bellissima, ma può essere anche dura e imprevedibile. Anche se l’Alta Via 1 è un percorso segnalato e non attraversa nessun ghiacciaio, non dovreste mai sottovalutare alcune regole fondamentali per muoversi in ambiente alpino.

La regola delle 13:00 e i temporali

Questa regola io e Luca la seguiamo da molti anni e per fortuna non ci ha mai tradito. In estate nelle Dolomiti, specialmente ad agosto per via del caldo, si formano molto spesso violenti temporali convettivi. Questi temporali arrivano fulminei e con una forza incredibile, di solito nel pomeriggio. La regola d’oro è quindi: pianificate le vostre escursioni in modo da essere al rifugio entro le 13:00 o al massimo le 14:00, oppure almeno in un tratto del crinale non esposto e sicuro. La cosa peggiore che possa capitarvi è trovarsi nel pomeriggio sui cavi metallici delle ferrate o sulle vette spoglie durante un temporale.

Se invece venite sorpresi all’aperto e inizia a tuonare, scendete immediatamente dai crinali il più in basso possibile. Abbandonate i bastoncini da trekking, che fanno da parafulmine, e riparatevi in una depressione del terreno, mai sotto un albero isolato.

Segnale e navigazione

Anche se l’Italia è mediamente ben coperta dalla rete mobile, in molte valli semplicemente non si prende, quindi le mappe offline (ad esempio su Maps.me o su app come Komoot o ViewRanger) sono una necessità assoluta, non un optional. Scaricatele a casa mentre avete il wifi. Se è la prima volta che affrontate questo trek e siete preoccupati per la sicurezza o la scarsa visibilità, per maggiore tranquillità vale la pena dotarsi di un comunicatore satellitare (come il Garmin InReach).

Se siete alle prime armi e non ve la sentite di partire da soli, potete naturalmente ingaggiare una guida alpina con certificazione internazionale (IFMGA). Un’escursione guidata di gruppo costa di solito circa 250 € al giorno per l’intero gruppo, il che può convenire se si è in più persone, e vi darà la serenità di cui avete bisogno.

Consigli pratici finali e risparmi

Se state già pianificando i voli e l’assicurazione per il vostro viaggio in Italia, ecco un riepilogo dei servizi che io e Luca usiamo davvero (non perché qualcuno ce lo abbia chiesto, ma perché ci hanno salvato i nervi più di una volta):

Dove trovare i voli per l’Italia

Se non andate in auto, i punti di arrivo ideali sono gli aeroporti di Venezia Marco Polo o Treviso (servito da Ryanair), entrambi comodi per raggiungere le Dolomiti. Dalla maggior parte delle città italiane potete prendere un treno o un bus diretto verso Belluno o Cortina d’Ampezzo. Per chi parte dall’estero, conviene volare a Venezia e poi noleggiare un’auto o prendere i mezzi pubblici. Acquistare i biglietti aerei con 2-3 mesi di anticipo è di solito la scelta più conveniente.

Fidatevi: risparmiare sul viaggio di andata significa avere più soldi per un bombardino o un aperitivo in terrazza. Ne vale sempre la pena!

Noleggio auto per gli spostamenti

Se arrivate in aereo e non volete dipendere solo dagli autobus, usiamo comunemente il comparatore DiscoverCars.com. Abbiamo sempre avuto ottime esperienze in tutto il mondo. Il viaggio in auto dall’aeroporto di Venezia al Lago di Braies richiede meno di 3 ore.

Vi consiglio caldamente di pagare il supplemento per la copertura totale, perché le stradine di montagna in Italia sono strette e i guidatori locali hanno uno stile tutto loro. E non dimenticate di scegliere un’auto con una buona potenza: sulle serpentine in salita lo apprezzerete davvero!

Non dimenticate l’assicurazione per la montagna

Questo è assolutamente fondamentale! La normale assicurazione di viaggio abbinata alla carta di credito non sarà sufficiente per un trek plurigiornaliero in montagna — spesso non copre il soccorso in elicottero. Per i viaggi in Europa optiamo di solito per un’assicurazione come quella di AXA, mentre per i viaggi più lunghi o impegnativi puntiamo sull’assicurazione mondiale True Traveller (oppure potete leggere la nostra recensione di SafetyWing). Un’assicurazione che copra il “mountain search and rescue” e le quote elevate è semplicemente indispensabile.

Noi abbiamo una regola: chi non può permettersi una buona assicurazione, non può permettersi il viaggio. Non sapete mai quando fate un passo falso, e un elicottero nelle Dolomiti non è uno scherzo dal punto di vista economico — fidatevi.

Come funziona internet in Italia

Poiché siete in Italia, se avete un piano tariffario europeo potrete usare i vostri dati senza problemi. Se invece viaggiate da fuori dall’UE e avete bisogno di dati locali, date un’occhiata alla nostra eSIM preferita: trovate tutti i dettagli nella nostra recensione di Holafly oppure valutate Holafly direttamente.

Ma onestamente, una volta che salite un po’ sul percorso, il segnale sparirà anche con i migliori dati del mondo. Prendetelo come un vantaggio e godetevi un vero digital detox: a volte è il miglior modo per ricaricarsi davvero!

Dove dormire prima e dopo il trek

Come ho già scritto, durante il trek stesso si dorme esclusivamente nei rifugi di montagna. Ma cosa fare la notte prima della partenza o quando avete concluso trionfalmente l’avventura a Belluno? Trovare un buon hotel che vi vizierà dopo questa impresa è essenziale.

Io e Luca abbiamo qualche posto del cuore dove torniamo volentieri quando vogliamo riposarci. Di solito cerchiamo qualcosa che abbia un po’ di quel fascino alpino, senza però svuotare il portafoglio.

I nostri consigli per gli hotel a Cortina e al lago

Direttamente sul Lago di Braies la scelta classica per eccellenza è l’Hotel Lago di Braies. È una soluzione un po’ più costosa, ma svegliarsi proprio sul lago prima che arrivino i primi autobus di turisti è impagabile. Noi ci abbiamo trascorso una notte indimenticabile.

Se cercate una base a Cortina d’Ampezzo, ricordiamo con grande piacere l’Hotel de la Poste. È nel cuore del paese, ha un personale incredibilmente gentile e soprattutto dei letti fantastici in cui sprofondare come su una nuvola dopo il rientro dalla montagna. E fanno anche colazioni ottime!

Dove mangiare e fare rifornimento di energia

In montagna si mangia, è inevitabile. E le Alpi italiane sono un capitolo a parte. Dimenticate i panini secchi: qui si cucina come in un ristorante di lusso anche a oltre duemila metri di quota.

Il cibo nei rifugi è di solito assolutamente delizioso e sostanzioso. La maggior parte dei rifugi offre cene di tre portate che vi rimettono in piedi, qualunque cosa abbiate camminato durante il giorno.

Le migliori tappe culinarie

Durante il trek non potete assolutamente perdere la cucina del Rifugio Sennes. L’ho già menzionato nell’itinerario, ma il loro Kaiserschmarrn con purea di mele è semplicemente leggendario. A volte lo sogno ancora, tant’era buono!

E quando sarete in città a Cortina, andate al Ristorante Pizzeria Croda. Hanno le pizze più buone e sottili di tutta la zona, e il loro formaggio non si può descrivere a parole. Io e Luca mangiamo sempre una pizza e la accompagniamo con un bicchiere di vino locale, proprio come si fa qui. 🍷

Dove andare dopo le Dolomiti

Se dopo il trek rimanete in zona (o, come noi, state ancora mettendo da parte l’avventura per quando il piccolo Jonáš sarà un po’ più grande 😄), date un’occhiata ai nostri altri articoli sulle Dolomiti: leggete cosa fare nelle Dolomiti, dove condividiamo il meglio di tutta la zona, oppure provate la nostra guida specifica sulle 5 escursioni per tutti nelle Dolomiti italiane. Tutti questi percorsi li abbiamo fatti anche con il piccolo Jonáš nel marsupio! ☺️

FAQ

Come arrivare all’Alta Via 1?

Il punto di partenza del trekking si trova presso il Lago di Braies (Pragser Wildsee). Il modo più semplice per arrivarci è prendere il treno fino ai paesini di Villabassa/Niederdorf o Dobbiaco/Toblach, da dove partono autobus di linea regolari per il lago. Da Cortina d’Ampezzo si può raggiungere anche in auto o con l’autobus regionale in circa un’ora.

Quando percorrere l’Alta Via 1?

Il periodo migliore per il trekking va da metà luglio ai primi di settembre, quando c’è maggiore probabilità di bel tempo e la neve sui passi si è completamente sciolta. Cercate però di evitare il periodo di Ferragosto (15 agosto), quando le montagne e i rifugi sono estremamente affollati.

Dove parcheggiare per l’Alta Via 1?

Solitamente si lascia l’auto nel paese di Dobbiaco (Toblach) nei parcheggi pubblici a lungo termine presso la stazione, oppure nei parcheggi gratuiti vicino a Cortina d’Ampezzo. Direttamente al Lago di Braies non è possibile il parcheggio a lungo termine per più giorni, o comunque risulterebbe molto costoso. Dalla fine del trekking a Belluno potrete poi tornare a prendere l’auto in treno o autobus.

Dove andare nelle Dolomiti italiane?

Se non avete in programma la traversata di dieci giorni, ottimi punti di partenza per escursioni giornaliere sono Cortina d’Ampezzo (per la parte orientale delle montagne), Ortisei in Val Gardena (per la zona dell’Alpe di Siusi e del Seceda) oppure Canazei (per i dintorni della Marmolada e del Passo Pordoi).

Posso dormire in tenda lungo il percorso?

No, purtroppo non è consentito lungo tutto il percorso. Il campeggio libero nei parchi nazionali delle Dolomiti è severamente vietato e i guardiaparco controllano molto attentamente e applicano multe salate. L’unica possibilità legale sono i rifugi di montagna.

Con quanto anticipo devo prenotare i rifugi?

A causa dell’enorme popolarità mondiale di questo trekking, consigliamo di iniziare a prenotare i rifugi con almeno 3-6 mesi di anticipo, quindi preferibilmente durante gennaio e febbraio per la stagione estiva. All’ultimo momento (a giugno o luglio) riuscirete a trovare posto solo con una grandissima dose di fortuna.

Serve l’attrezzatura da ferrata per l’Alta Via 1?

No, il percorso classico dell’Alta Via 1 è classificato come EE (Escursionisti Esperti) e non presenta tratti tecnicamente impegnativi da ferrata. I punti dove sono fissati cavi d’acciaio servono solo per una maggiore sicurezza e si superano con un po’ di attenzione anche senza imbragatura e casco. Se cercate percorsi attrezzati, orientatevi sul trekking dell’Alta Via 2.

Tre Cime di Lavaredo, Dolomiti: 12 consigli su cosa vedere e fare

TL;DRLe Tre Cime di Lavaredo sono tre torri rocciose nelle Dolomiti italiane (Cima Grande 2999 m, Cima Ovest 2973 m, Cima Piccola 2857 m), attorno alle quali si snoda il giro più amato, lungo circa 10 chilometri, con un dislivello gestibile di circa 350 metri e una durata di 3-4 ore di cammino. Tra i 12 consigli su cosa vedere e fare ci sono il belvedere del Rifugio Locatelli con la vista classica sulle pareti nord, il panorama dei Cadini di Misurina, la via ferrata Innerkofler sul Monte Paterno con le gallerie della Prima Guerra Mondiale e la visita invernale con racchette da neve o motoslitta. Dal 2026 è obbligatoria la prenotazione online del parcheggio al Rifugio Auronzo tramite seethedolomites.com per 50 EUR al giorno; in alternativa puoi usare l’autobus da Misurina o da Cortina d’Ampezzo. Il periodo migliore va da luglio a settembre, evitando la metà di agosto, oppure a cavallo tra fine settembre e inizio ottobre.

Se stai proprio pianificando una vacanza nel nord Italia, devo avvisarti in anticipo di una cosa importante. Le Tre Cime di Lavaredo sono forse il luogo più popolare di tutte le Dolomiti, il che purtroppo significa che in stagione qui c’è davvero la ressa e l’organizzazione degli accessi è cambiata radicalmente. Queste regole possono davvero cogliere di sorpresa, perciò ti ci accompagno subito — così nessuna sbarra ti colga impreparato. Ti svelo anche quale percorso scegliere con bambini o cani e dove premiarti dopo l’escursione con i migliori canederli al formaggio.

Riassunto per chi non ha tempo di leggere tutto l’articolo

  • La prenotazione dell’auto è obbligatoria: dal 2026 il parcheggio in cima al Rifugio Auronzo è rigorosamente su prenotazione online tramite il sito ufficiale seethedolomites.com. Senza, non ti fanno salire.
  • Costo del parcheggio: preparati a 50 EUR per l’intera giornata, è una bella cifra, ma ne vale la pena.
  • Il giro classico: il percorso più amato (il Tre Cime di Lavaredo hike) attorno alle tre torri ti porta via circa 3-4 ore e percorri circa 10 chilometri con un dislivello davvero minimo.
  • Bambini e passeggini: il giro non è adatto ai passeggini, ma i panorami stupendi puoi goderteli subito al parcheggio, senza una goccia di sudore.
  • Divieto di droni: meglio lasciarlo a casa, le multe nel parco nazionale arrivano a cifre astronomiche di 3000 EUR.

Cosa sono in realtà le Tre Cime di Lavaredo e perché devi vederle?

Conosci quella sensazione di aver visto un posto cento volte su Instagram, ma quando poi ci sei davanti dal vivo ti toglie comunque il fiato? Ecco, le Tre Cime sono esattamente così, in tedesco Drei Zinnen. Queste tre iconiche torri rocciose sono patrimonio UNESCO e rappresentano il simbolo assoluto di tutte le Dolomiti italiane. Sono composte da tre vette principali: la Cima Grande alta 2999 metri, la Cima Ovest di 2973 metri e la più piccola Cima Piccola con i suoi 2857 metri.

Personalmente non riesco ancora a farmene una ragione: pensare che tutto questo un tempo fosse sul fondo dell’oceano, come barriere coralline. Le rocce sono in gran parte le cosiddette dolomie e calcari, tecnicamente carbonati, che donano loro quel colore stupendo che al tramonto passa dall’arancione fino a un rosa intenso. Oltre alla natura mozzafiato, qui si respira anche una storia piuttosto cupa: proprio da qui passava la linea del fronte durante la Prima Guerra Mondiale e ancora oggi trovi resti di trincee e gallerie scavate nella roccia.

Quando andare per godertele davvero

La scelta del periodo giusto alle Tre Cime è assolutamente fondamentale, soprattutto se vuoi goderti la gita e non solo farti largo tra le folle di turisti. I mesi estivi da luglio a settembre offrono il meteo più stabile e tutti i rifugi di montagna sono aperti. Eviterei però totalmente la metà di agosto, quando gli italiani festeggiano il Ferragosto e in montagna sale praticamente tutta Italia: è una specie di follia collettiva che davvero non vuoi vivere. 😅

Io e Lukáš personalmente preferiamo andare in Dolomiti a cavallo tra fine settembre e inizio ottobre. Le nebbie mattutine indugiano pigre nelle valli, i larici iniziano a colorarsi d’oro e l’aria è bella tersa e pulita. In più cala parecchio l’affluenza. In qualsiasi momento tu decida di partire, controlla sempre con cura le previsioni almeno dieci giorni prima, perché il tempo a quote intorno ai tremila metri può cambiare tranquillamente nel giro di pochi minuti. Ci si può venire anche a maggio, quando puoi trovare un tempo perfetto (la strada che sale però apre solo verso fine maggio).

Come arrivare alle Tre Cime nel 2026

Questo è forse il capitolo più importante di tutta la guida, perché le regole d’accesso si sono inasprite parecchio di recente e molti turisti finiscono per girare confusi sotto la montagna quando scoprono che non li fanno salire. Qui sotto ti descrivo in dettaglio tutte le opzioni per raggiungere le torri in comodità e senza stress.

In auto fino al Rifugio Auronzo (prenotazione obbligatoria)

Questa è l’opzione più comoda ma anche la più cara, adatta soprattutto alle famiglie con bambini piccoli. Fino al Rifugio Auronzo sale una splendida strada di montagna dalla zona attorno al lago di Misurina, ma per l’accesso pagherai la bella cifra di 50 EUR.

Prima si pagava direttamente sul posto, ma dal 2021 circa le regole si stringono di continuo e la novità per il 2026 è che possono salire al massimo 1500 auto al giorno e il parcheggio delle Tre Cime di Lavaredo devi averlo già pagato tramite prenotazione online sul sito ufficiale seethedolomites.com. Senza il QR code della prenotazione, semplicemente non passi la sbarra, quindi pensaci per tempo.

In autobus da Misurina o da Cortina

Se non ti va di pagare il costoso parcheggio, o semplicemente non è rimasto posto, un’ottima alternativa sono gli autobus locali. L’anno scorso abbiamo provato questa opzione una volta e, sinceramente, è stata piuttosto rilassante: nessuna ricerca di parcheggio e nessuno stress per i tornanti.

Da Misurina, da Cortina d’Ampezzo o dalla cittadina di Dobbiaco fanno regolarmente la spola autobus che ti portano fin su al Rifugio Auronzo. Il prezzo del biglietto varia a seconda del punto di partenza, ma esce parecchio più conveniente dell’auto e in più non devi stressarti a guidare tra i tornanti stretti.

A piedi dal Lago di Misurina (per i montanari)

Per chi tra voi ama le sfide e vuole risparmiare sul pedaggio, c’è la possibilità di partire a piedi lungo il sentiero segnalato direttamente dal Lago di Misurina.

Non paghi assolutamente nulla, ma tieni presente che la salita fino al Rifugio Auronzo ti porta via almeno 2 ore di cammino netto in più, prima ancora di iniziare il giro principale attorno alle torri. È una bella passeggiata nel bosco, ma il dislivello qui si fa sentire parecchio.

Dove alloggiare e quanto costa

Scegliamo l’alloggio in modo molto strategico: vogliamo essere su il prima possibile la mattina, prima che arrivi mezza Europa. Ecco quindi cosa abbiamo scoperto sulle varie opzioni nei dintorni.

In generale, se vuoi risparmiare un po’, conviene cercare alloggio in Val Pusteria, dove ci sono paesini come Dobbiaco (Toblach). Lì l’alloggio è notevolmente più economico e a distanza raggiungibile hai non solo le Tre Cime, ma anche il Lago di Braies. Cortina d’Ampezzo è sì stupenda e ha quel giusto tocco italiano, ma preparati a pagare anche 160 EUR a notte per un hotel di media categoria in stagione. Proprio a Cortina è bellissimo per esempio l’Hotel de la Poste, ma se vuoi risparmiare ed essere a Dobbiaco, ti consiglio di dare un’occhiata all’Hotel Santer o al familiare Romantik Hotel Santer.

Molto popolare e strategico è l’alloggio proprio sul lago di Misurina, da dove alla sbarra del pedaggio c’è solo un salto. E se vuoi vivere qualcosa di davvero unico, puoi prenotare un letto proprio in cima alle Tre Cime, nel Rifugio Auronzo. I pernottamenti lì costano intorno agli 80-120 EUR a persona con un’ottima mezza pensione, ma devi prenotarli anche mezzo anno prima, tanta è la richiesta. La disponibilità e i prezzi degli alloggi a Misurina, Cortina e nelle valli circostanti li confronti facilmente su Booking.com.

lukas a lucka
Lukáš e Lucie raccomandano
Dove alloggiare alle Tre Cime di Lavaredo
6 alloggi — hotel e altre opzioni di soggiorno
⭐ SCELTA TOP 🏨 Hotel
Hotel Santer
Hotel a conduzione familiare a Dobbiaco (Toblach) in Val Pusteria, posizione strategica a breve distanza sia dalle Tre Cime che dal Lago di Braies. L’alloggio qui è notevolmente più economico che a Cortina.
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🏨 Hotel
Romantik Hotel Santer
Hotel a conduzione familiare a Dobbiaco, buona scelta per chi vuole risparmiare ed essere a portata di mano delle Tre Cime e di altri luoghi nelle Dolomiti.
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Hotel de la Poste
Bellissimo hotel direttamente a Cortina d’Ampezzo con un vero fascino italiano, in alta stagione si pagano anche 160 EUR a notte per un hotel medio.
★★★★ circa 160 EUR/notte
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Grand Hotel Misurina
Alloggio strategico direttamente sul Lago di Misurina, da cui si raggiunge il casello in pochi minuti. Ideale per le partenze mattutine verso le Tre Cime.
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🏔️ Rifugio di montagna
Rifugio Auronzo
Rifugio di montagna direttamente in quota alle Tre Cime con possibilità di pernottamento. I pernottamenti costano circa 80-120 EUR a persona con mezza pensione inclusa. È necessario prenotare anche con sei mesi di anticipo a causa dell’enorme richiesta. Esperienza unica dormire proprio ai piedi delle torri.
★★★★ 80-120 EUR/persona
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Tre Cime di Lavaredo: 12 consigli su cosa vedere e fare

Bene, ora la parte migliore. Ecco tutto ciò che negli anni abbiamo provato nei dintorni delle Tre Cime e che non ci saremmo mai persi.

1. Il giro classico attorno alle torri

Questa è l’attività principale per cui la maggior parte delle persone viene qui, ed è esattamente quel Tre Cime di Lavaredo hike che un tempo ci piaceva tanto. Si tratta di un percorso ad anello di circa 10 chilometri che inizia e finisce al Rifugio Auronzo.

Ti porta via circa 3-4 ore con un cammino tranquillo. Il terreno è abbastanza pianeggiante con un dislivello complessivo di circa 350 metri, quindi il percorso è alla portata anche di escursionisti meno esperti e di bambini più grandicelli. Il sentiero passa proprio sotto le maestose torri e regala panorami incredibili in ogni direzione.

2. Vista da sogno appena scesi dall’auto (ideale con i bambini)

Se non ti va di affannarti su un’escursione di un’intera giornata, non disperare. Un panorama assolutamente mozzafiato sulle Tre Cime lo hai a disposizione praticamente subito, appena parcheggi al Rifugio Auronzo.

È una splendida terrazza panoramica pianeggiante, dove puoi sederti, bere un caffè dal thermos e semplicemente perderti nella vista di quelle rocce enormi. È forse la nostra soluzione preferita per i giorni in cui le gambe sono stanche, o quando viaggi con anziani e passeggini.

3. Rifugio Locatelli per la foto migliore

Se esiste una vista precisa che conosci dalle cartoline, è quella dal Rifugio Locatelli (in tedesco Dreizinnenhütte). Al rifugio arrivi circa a metà del giro classico e da qui ti si apre la vista più classica e iconica proprio sulle pareti nord delle tre torri.

Ti consiglio senz’altro di sederti in terrazza, concederti una meritata birra e goderti l’atmosfera dell’alta montagna.

4. Un caffè al Rifugio Lavaredo

Un’altra tappa del giro classico è l’accogliente Rifugio Lavaredo. Si trova sul lato sud delle torri ed è un ottimo posto per una breve pausa, prima di affrontare la salita verso la forcella.

Qui preparano un caffè ottimo e hanno uno strudel di mele assolutamente favoloso, che dopo la camminata sparisce alla velocità della luce. 😁

5. Il passaggio per la Forcella Lavaredo

Partendo dal Rifugio Lavaredo, ti aspetta una salita breve ma piuttosto ripida verso la Forcella Lavaredo, a 2454 metri di quota. È il momento in cui varchi il confine immaginario e per la prima volta ti si presenta la vista sulle pareti nord verticali delle Tre Cime in tutta la loro immensità.

A me qui viene sempre la pelle d’oca per qualche secondo, è davvero uno spettacolo imponente.

6. Adrenalina sulla via ferrata Innerkofler

Se sei tra gli alpinisti e gli amanti delle vie attrezzate, non puoi saltare la via ferrata Innerkofler sul Monte Paterno alle Tre Cime di Lavaredo. È una ferrata stupenda che porta sulla montagna vicina, il Monte Paterno, da cui si godono le viste migliori in assoluto sulle Tre Cime, dall’alto.

Il percorso non è estremamente difficile, ma casco e imbragatura con set da ferrata sono un’assoluta necessità, perché ti muovi su un terreno piuttosto esposto.

7. Le gallerie di guerra nelle viscere del Monte Paterno

Alla ferrata Innerkofler si lega anche un’affascinante esplorazione della storia. Parte del percorso verso la cima del Monte Paterno passa infatti attraverso buie gallerie e cunicoli, scavati qui nella roccia dai soldati italiani durante la Grande Guerra.

Non dimenticare di mettere in zaino una buona lampada frontale, perché i cunicoli sono bui, freddi e ti fanno percepire alla perfezione le dure condizioni in cui i soldati dovevano vivere e combattere.

8. Enrosadira: il tramonto che toglie il fiato

Il tramonto in Dolomiti è un’esperienza da non perdere. Il fenomeno per cui i raggi del sole tingono le rocce calcaree di arancione intenso e rosa, la gente del posto lo chiama enrosadira. Le Tre Cime sono perfette per questo scopo.

Fai solo attenzione, perché dopo il tramonto può esserci qualche problema con la partenza in massa delle auto, quindi a volte si formano code in direzione della sbarra del pedaggio. Armati di pazienza e non farti rovinare quell’esperienza fantastica.

9. Sosta al Lago di Misurina

Quando salirai o scenderai in auto dalle Tre Cime, concediti senz’altro una piccola sosta al lago di Misurina.

È uno dei più grandi laghi naturali della zona e le viste sulle montagne circostanti che si specchiano sulla superficie dell’acqua sono stupende. Nei dintorni ci sono diversi hotel e caffè dove riposarti, e sul blog stiamo preparando per te un articolo a parte con una guida completa proprio su questo posticino pittoresco.

10. Il cielo stellato dall’osservatorio Cosmolab

Pochi sanno che a poca distanza da Misurina si trova un osservatorio molto interessante e un centro di ricerca, il Cosmolab.

La zona attorno alle Tre Cime e a Misurina si distingue infatti per un inquinamento luminoso molto basso e per un’aria incredibilmente pulita, il che la rende uno dei posti migliori d’Europa per osservare il cielo notturno. Se ami l’astronomia, ti consiglio senz’altro di verificare se organizzano visite notturne aperte al pubblico.

11. Mordor a portata di mano: il belvedere dei Cadini di Misurina

Non sono le Tre Cime vere e proprie, ma il punto di partenza per questo belvedere lo trovi proprio al Rifugio Auronzo, quindi sarebbe un peccato enorme saltarlo. Dopo circa quaranta minuti di cammino nella direzione opposta al giro principale, arrivi alle guglie aguzze e appuntite del gruppo dei Cadini di Misurina.

Sembra proprio di essere nel Signore degli Anelli e le foto da questo punto sono tra le più popolari in assoluto sui social. Il terreno però è un po’ più impegnativo e stretto, quindi con bambini piccoli occhio.

12. Le Tre Cime sotto la neve

Sebbene la zona sia popolare soprattutto d’estate, la visita invernale ha un fascino enorme. La strada che sale di solito è chiusa alle auto, ma puoi affidarti ai servizi di motoslitta che ti portano su, e poi scendere in slittino.

I più allenati prendono racchette da neve o sci d’alpinismo e camminano nel paesaggio innevato e immacolato. È un silenzio e una quiete assoluti, l’esatto opposto della follia estiva. Se ci vai d’inverno, controlla prima la webcam delle Tre Cime di Lavaredo e assicurati che non ci sia una nebbia fitta, attraverso la quale comunque non vedresti nulla.

Come affrontare le Tre Cime con passeggino e bambini piccoli

Con un bimbo piccolo nel marsupio o nel passeggino, le Tre Cime possono sembrare a prima vista un rebus, ma non c’è nulla di cui spaventarsi. Alla fine è andato tutto liscio, abbiamo solo dovuto cambiare un po’ i piani. Sconsiglio decisamente di partire con un passeggino classico sul giro principale. Anche se all’inizio può sembrare fattibile, dopo poco il sentiero è pieno di pietre e piuttosto sconnesso, quindi in pratica finiresti solo per portare il passeggino a braccia, e davvero non vuoi trascinarti su e giù con un tale peso.

Al suo posto abbiamo sfruttato il parcheggio al Rifugio Auronzo. Sali comodamente su, tiri fuori il passeggino dal bagagliaio e fai una passeggiata sul bel sentiero asfaltato poco distante dal rifugio. Qui trovi tantissime panchine collocate in punti strategici, dove sederti in tutta tranquillità, dare da mangiare al piccolo e intanto guardare proprio le iconiche cime delle montagne. Si possono passare qui tranquillamente due ore e i bambini piccoli di solito sono più che soddisfatti — da questo scenario nasce facilmente il loro primo grande amore per la montagna. ☺️

In gita con gli amici a quattro zampe: le Tre Cime con i cani

Viaggiare con i cani in Dolomiti è nel complesso molto popolare e noi le nostre due cagnoline, Kája e Baby, le portiamo ovunque sia possibile. Mentre per esempio un’escursione al Lago di Sorapis con il cane è praticamente impossibile, perché il sentiero è piuttosto stretto e pericoloso (come dico io, è proprio un percorso da acrobati, dove il cane può facilmente scivolare), le Tre Cime da questo punto di vista sono davvero fantastiche.

💡 Consiglio: quasi su tutte le funivie e sugli autobus richiedono la museruola per i cani (la compri praticamente ovunque, anche direttamente alle stazioni a valle). A noi, sinceramente, dava parecchio fastidio — la volevano anche quando eravamo completamente soli nella cabina. Quando ci aspettavano più funivie di seguito, preferivamo lasciar riposare Kája e Baby al campeggio.

Il giro classico attorno alle torri è abbastanza largo e i cani lo gestiscono a occhi chiusi. Fai solo attenzione all’inizio della ferrata Paternkofel, lì è già piuttosto ripido e Kája e Baby al guinzaglio non ce le saremmo proprio azzardate a portare. I cani vanno tenuti al guinzaglio per tutto il percorso, sia per gli altri turisti sia per le mucche di montagna locali, che sono sì flemmatiche, ma a una cagnolina piccola possono sembrare una sfida interessante.

Dove mangiare (e cosa assaggiare)

Montagna e cibo vanno semplicemente a braccetto, e dopo un bel trekking a chiunque viene fame. La cucina di questa parte delle Dolomiti è un mix stupendo di gastronomia tradizionale italiana e tirolese. Quando ormai sei seduto al sole al Rifugio Locatelli, assaggia senz’altro i canederli, ottimi e molto sostanziosi gnocchi di pane — noi li prendiamo nella variante al formaggio o agli spinaci, serviti o in brodo, o semplicemente conditi con burro fuso e cosparsi di parmigiano. Si mangia benissimo anche giù al lago, alla Pizzeria Edelweiss, dove fanno una pizza fantastica. E se cerchi qualcosa di speciale, prova il ristorante della Malga Langalm, proprio sul percorso.

Lukáš adora la tradizionale polenta, che qui fanno con grande cura e servono per esempio con funghi di bosco o formaggio di malga fuso, e io vado matta per la pasta fatta in casa con cremosa salsa ai funghi o semplicemente con burro e salvia fresca. È una delizia incredibile e ti garantisco che, con vista sulle rocce maestose, sa proprio di stella Michelin. E naturalmente non dimenticare di concederti un piccolo e rinfrescante Aperol Spritz, senza il quale una vacanza in Italia semplicemente non conta. 😉

Informazioni pratiche e regole rigide nel Parco

Le Dolomiti stanno vivendo un boom enorme, perciò non stupirti che la gestione del parco naturale abbia iniziato a far rispettare le regole con durezza, per non rovinare questa natura straordinaria. Due cose a cui fare particolarmente attenzione:

  • Divieto di droni: le riprese aeree delle montagne sembrano di lusso, ma alle Tre Cime e in tutto il parco naturale i droni sono assolutamente e rigorosamente vietati. Se i guardiani ti beccano, rischi una multa immediata di ben 3000 EUR. Meglio quindi lasciarlo sul fondo dello zaino.
  • Webcam e meteo: prima di partire dalla valle, dai un’occhiata alla webcam delle Tre Cime di Lavaredo, perché a volte succede che a Cortina splenda il sole, ma in cima la nebbia sia così fitta da poterla tagliare col coltello e non vedi assolutamente a un passo.

Consigli e trucchi per i tuoi viaggi

Queste sono le cose pratiche che mi chiedete continuamente su Instagram. Viaggiare in montagna richiede un po’ di pianificazione, per non spendere una fortuna e far filare tutto liscio.

Voli e trasporti

Se non raggiungi le Dolomiti in auto, ti consiglio di tenere d’occhio i voli per Venezia o Treviso, da dove sei più vicino alle montagne. Da Roma o Milano trovi collegamenti comodi con ITA Airways, Ryanair o easyJet.

I voli economici li cerchiamo su Kiwi, il nostro portale preferito, dove impostiamo comodamente gli avvisi sul prezzo.

Noleggio auto

Senza auto in Dolomiti ci si muove piuttosto a fatica, soprattutto se vuoi riuscire a vedere più posti la mattina presto.

Io e Lukáš da tempo ci troviamo bene con DiscoverCars, che usiamo in tutto il mondo. Ci trovi spesso anche ottimi noleggi locali.

Non dimenticare l’assicurazione

La montagna sa essere imprevedibile, quindi l’assicurazione di viaggio è una base assoluta, anche se vai solo al belvedere. Ah, l’assicurazione, Lukáš me lo ricorda sempre, perché io la dimenticherei tranquillamente e poi me ne farei una colpa per tutto il viaggio.

Per i viaggi più brevi scegliamo AXA (abbiamo per te uno sconto del 50%) e per le lunghe permanenze da nomadi amiamo molto l’assicurazione di SafetyWing, di cui tra l’altro abbiamo scritto anche una recensione dettagliata.

➜ Prima di partire, dai un’occhiata al nostro confronto delle assicurazioni di viaggio (con lo sconto del 50%).

Dove andare dopo in Dolomiti

Se alle Tre Cime hai completato il tuo giro, non significa che devi tornare a casa. La regione offre tanti altri posti stupendi. La tappa successiva più naturale è l’iconico lago d’alta montagna Lago di Braies con le sue barchette, di cui abbiamo già scritto sul blog.

Vale senz’altro la pena esplorare anche Cortina d’Ampezzo, dove trovi quel giusto tocco italiano, oppure puoi spingerti più a ovest, nella zona della Val Gardena. Lì abbiamo preparato per te una guida alla stupenda escursione di cresta sul Seceda, fotogenico praticamente da ogni angolazione, oppure puoi leggere la nostra guida completa su cosa fare in Dolomiti, dove trovi ispirazione per il resto della tua vacanza.

FAQ: le domande più frequenti

Come arrivare alle Tre Cime di Lavaredo?

Il modo più semplice ma più costoso nel 2026 è andare in auto sulla strada a pedaggio fino al rifugio Auronzo (prenotazione obbligatoria su seethedolomites.com a 50 EUR). In alternativa ci sono gli autobus locali che partono da Misurina e Cortina, oppure a piedi, circa due ore di cammino dal Lago di Misurina.

Cosa significa il nome Tre Cime?

Tre Cime di Lavaredo in italiano significa esattamente “Tre vette di Lavaredo”. Il nome tedesco Drei Zinnen si traduce approssimativamente come Tre merli o Tre denti, che descrive perfettamente la loro forma tipica che ricorda enormi denti di roccia che si ergono verso il cielo.

Il giro è adatto a bambini piccoli e passeggini?

Il giro classico non è adatto ai passeggini, il terreno è molto roccioso. Se viaggiate con un passeggino o con un neonato molto piccolo, vi consigliamo di salire in auto al parcheggio superiore presso il Rifugio Auronzo, da dove avrete viste magnifiche direttamente dal sentiero asfaltato pieno di panchine, quindi riuscirete a godervi il panorama senza alcuna fatica.

Cosa vedere alle Tre Cime e cosa fare?

L’attività principale è il giro a piedi intorno alle torri, che offre tante bellissime tappe come il rifugio Locatelli per le foto migliori, una vista spettacolare sulle vicine cime dei Cadini di Misurina, oppure potete esplorare con una guida e un casco i tunnel di guerra sul Monte Paterno risalenti alla prima guerra mondiale.

Come arrivare alle Tre Cime in inverno?

Nei mesi invernali la strada a pedaggio per le auto è normalmente chiusa a causa della neve. Per salire potete andare a piedi con le ciaspole, con gli sci da alpinismo, oppure potete usare i popolari motoslitte che portano i visitatori in alto, e poi voi scendete con le slitte.

Qual è il momento migliore per fotografare le torri?

L’ora dorata e il tramonto. In questo momento le rocce cambiano colore assumendo tonalità arancioni e rosate (un fenomeno chiamato enrosadira). Ricordate però che la vista più iconica su tutte e tre le torri è dal lato nord (dal rifugio Locatelli), quindi pianificate l’escursione in modo da essere lì al momento giusto.

Si può pagare con la carta lassù?

Al parcheggio il pedaggio si paga online al momento della prenotazione, ma nei rifugi di montagna lungo il percorso l’affidabilità dei terminali varia molto, spesso non hanno un buon segnale. Portatevi sicuramente abbastanza contanti per il caffè, il pranzo e l’eventuale uso dei bagni pubblici nei rifugi.

Catinaccio / Rosengarten, Dolomiti: 10 cose da vedere e fare

TL;DRIl periodo migliore per escursioni nel Catinaccio (Rosengarten) va da metà giugno a fine settembre, con agosto come mese più affollato. Il massiccio offre una decina di tappe imperdibili: assistere all’enrosadira al tramonto, salire alle celebri Torri del Vajolet e al Rifugio Vajolet a 2243 metri, proseguire verso il Rifugio Re Alberto (2620 m) per la vista migliore sulle torri, prendere la funivia da Vigo di Fassa a Ciampedie, percorrere il sentiero verso la Roda di Vael dal Passo Costalunga, salire in cima alla Cima Catinaccio (2937 m) solo se hai esperienza, affrontare la ferrata Santner, gustare la cucina ladina e scoprire la leggenda di re Laurino. In tutto il Parco naturale Sciliar-Catinaccio vige il divieto di droni, con multe fino a 3000 €.

Il massiccio del Catinaccio, nelle Dolomiti, è pieno di luoghi incredibili che ti lasciano a bocca aperta non appena scendi dall’auto. Io e Lukáš amiamo queste montagne italiane e ci torniamo regolarmente, eppure alcuni dei suoi angoli più iconici aspettano ancora di essere esplorati a fondo da noi. La zona del Catinaccio / Rosengarten e delle Torri del Vajolet è esattamente questo caso.

Finora abbiamo ammirato queste cime maestose solo da lontano, durante i nostri passaggi vicino al celebre Lago di Carezza, ma vista quanto ci attirano abbiamo fatto una ricerca davvero approfondita per il nostro prossimo viaggio. E siccome è un classico assoluto che nessun amante della montagna e della fotografia dovrebbe saltare, ho deciso di raccogliere tutte queste informazioni e questi consigli in questa guida.

Venire qui senza preparazione è un po’ come arrivare nel miglior ristorante senza prenotazione. Tecnicamente è possibile, ma inutilmente stressante. Per questo ho messo nero su bianco tutto ciò che ho scoperto: da dove partire, dove dormire e come raggiungere quelle leggendarie torri. Preparati: queste rocce hanno una qualità magica per cui qui arriva gente da tutto il mondo. ☺️

Riassunto per chi non ha tempo di leggere tutto l’articolo

Se stai già preparando lo zaino e ti servono solo le informazioni essenziali in pillole, ecco i punti principali da sapere prima di partire alla volta del massiccio del Catinaccio:

  • Due nomi per un solo luogo: in italiano Catinaccio, in tedesco Rosengarten (Giardino delle Rose). È lo stesso massiccio che si trova tra la Val di Fassa e Bolzano.
  • La magica enrosadira: queste rocce sono famose perché al tramonto si tingono di un incredibile rosa acceso fino al rosso.
  • Torri del Vajolet: la formazione rocciosa più conosciuta di tutta la zona. Tre torri appuntite che sembrano provenire da un altro mondo.
  • Tre punti di partenza principali: il Passo di Costalunga (funivia Paolina), la cittadina di Vigo di Fassa (funivia Catinaccio) e il paesino di Tires al Catinaccio.
  • Periodo migliore per la visita: per il trekking dalla metà di giugno a fine settembre. Ad agosto metti in conto una marea di gente.
  • Divieto di droni: in tutto il parco naturale è severamente vietato far volare i droni, con multe fino a 3.000 EUR.

Cos’è davvero il Catinaccio / Rosengarten?

Le Dolomiti sono immense e si suddividono in tanti gruppi più piccoli, e il Catinaccio è tra i più belli in assoluto. Lo dimostra anche l’iscrizione nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Questo massiccio calcareo segna il confine naturale tra la Val di Fassa, di lingua italiana, e l’Alto Adige, di lingua tedesca, quindi sui cartelli troverai tutto scritto due volte.

La maggiore attrazione di questa zona è la cosiddetta enrosadira. Si tratta di un fenomeno ottico in cui i raggi del sole al tramonto (e a volte anche all’alba) illuminano la particolare composizione della roccia dolomitica con un’angolazione tale da far accendere le montagne di un rosa intenso, arancione e infine di un rosso quasi sanguigno. Pare che proprio nel massiccio del Catinaccio questo fenomeno si veda meglio che in tutte le altre Dolomiti.

A questa colorazione è legata anche un’antica leggenda medievale sul re dei nani Laurino. Si racconta che avesse piantato in montagna uno splendido giardino di rose (da qui il nome tedesco Rosengarten). Quando però gli rapirono la principessa amata, maledisse il giardino affinché nessuno potesse più vederlo né di giorno né di notte. Si dimenticò però del crepuscolo, ed è per questo che, secondo la leggenda, le rose brillano solo in quei pochi istanti tra il giorno e la notte. È solo una fiaba, certo, ma quando vedi quella luce rosata con i tuoi occhi è facile credere che ci sia qualcosa di vero. ☺️

Quando andare al Catinaccio e come orientarsi

Una volta siamo arrivati a giugno e metà delle funivie non era ancora in funzione a causa della neve. Da allora pianifichiamo i tempi in anticipo, perché nelle Dolomiti il timing non perdona. Il Catinaccio offre attività tutto l’anno, ma ogni mese ha le sue particolarità e le sue insidie a cui è bene prepararsi.

Per il classico trekking estivo e le salite ai rifugi, la finestra migliore va da metà giugno a fine settembre. La maggior parte delle funivie e dei rifugi apre proprio nel corso di giugno, non appena si scioglie la neve alle quote più alte. Luglio e soprattutto agosto sono il culmine della stagione, il che in Italia significa folle enormi, parcheggi pieni e prezzi più alti. Dalla nostra esperienza con i luoghi principali delle Dolomiti sappiamo che l’autunno (fine settembre e ottobre) è molto più tranquillo e, grazie al tempo stabile, è un vero paradiso per i fotografi. In inverno la zona si trasforma in un’ottima stazione sciistica, soprattutto intorno al Passo di Costalunga e a Vigo di Fassa.

Come arrivare al Catinaccio e i punti di partenza

Arrivare ai piedi delle cime non è così complicato come potrebbe sembrare a prima vista dalla mappa. Tutto dipende dal versante da cui arrivi e dal percorso specifico che hai in programma. Qui sotto trovi le tre principali porte d’accesso da cui si parte più spesso per la montagna.

Se arrivi da sud passando per Trento e Bolzano, la strada d’accesso più bella conduce attraverso il Passo di Costalunga (Karerpass). Qui puoi usare la funivia Paolina, che ti porta direttamente oltre i 2100 metri di altitudine. Da lì, in meno di mezz’ora, si raggiunge comodamente l’iconico Rifugio Roda di Vael, ottimo punto di partenza per ulteriori escursioni.

La seconda opzione molto amata è la pittoresca cittadina ladina di Vigo di Fassa, situata proprio nella valle. Dal centro del paese parte la cabinovia Catinaccio, che ti porta sull’altopiano di Ciampedie. Da qui parte il classico percorso verso le Torri del Vajolet. La terza variante è il più tranquillo paesino di Tires al Catinaccio (Tiers), da cui dovrai camminare un po’ di più (circa 2 ore di cammino fino ai primi grandi rifugi), ma in compenso eviterai le folle più numerose e godrai di una pace totale lontano dal turismo di massa. Io e Lukáš abbiamo da tempo una buona esperienza con il noleggio auto, che usiamo in tutto il mondo: per esplorare valli laterali come queste è davvero indispensabile.

Dove alloggiare e quanto costa

La scelta dell’alloggio giusto determina quanto tempo impiegherai al mattino per raggiungere la funivia e quanto sarai vicino alle migliori viste sull’enrosadira. In generale, la Val di Fassa è un po’ più cara, ma offre una splendida atmosfera italo-ladina e una perfetta accessibilità a tutte le Dolomiti. Metti in conto che il prezzo medio di una buona camera doppia in alta stagione si aggira tra i 150 e i 250 EUR a notte.

Vigo di Fassa è un grazioso paesino ladino dove la sera la gente siede fuori davanti ai ristoranti e dalla strada si sentono tre lingue contemporaneamente. Se vuoi essere vicino alla funivia, l’Hotel Olympic (prenotabile su Booking.com) è una scelta affidabile, e per chi ama concedersi qualche lusso c’è il Ciampedie Luxury Resort. Lì ti coccolano davvero. Se preferisci la parte di lingua tedesca e vuoi essere vicino al Lago di Carezza, dirigiti verso Nova Levante (Welschnofen). Qui un classico assoluto è il Romantik Hotel Post.

Per chi cerca pace totale, vecchie chiesette e prati dove pascolano mucche con i campanacci, Tires al Catinaccio è un paradiso un po’ isolato con alcune delle migliori viste su tutto il massiccio. Il lussuoso Cyprianerhof, con la sua wellness, secondo le recensioni è un posto da cui semplicemente non vorrai più andartene.

Catinaccio / Rosengarten: 10 cose da vedere e fare

Andiamo finalmente a scoprire il meglio che questo gruppo montuoso ha da offrire. Abbiamo raccolto informazioni dalle guide alpine locali, letto forum e messo insieme l’itinerario di ciò che vorremmo vedere qui. Il Catinaccio non è solo una vista panoramica: è una rete complessa di sentieri, rifugi e cime dove si può tranquillamente passare un’intera settimana.

Abbiamo messo insieme un mix: dalle cose che riesci a fare anche dopo un opulento pranzo italiano (sappiamo di cosa parliamo 😅), fino alle salite per cui serviranno una buona forma fisica e nervi saldi.

1. L’enrosadira al tramonto (il motivo principale della visita)

Questa è esattamente la cosa per cui tutti vengono qui. Il tramonto, quando le grigie pareti calcaree all’improvviso si accendono di un rosa e arancione intensi. È un fenomeno che dura solo un istante, ma lascia un’impressione che ti porti dietro per tutta la vita. I locali amano raccontare le fiabe sul re Laurino e le sue rose, ma la spiegazione scientifica sta nel fatto che la dolomia contiene carbonato di calcio e di magnesio, che reagisce esattamente così ai raggi solari obliqui.

I posti migliori per osservare questo fenomeno si trovano sul versante occidentale del massiccio, idealmente dal paesino di Tires o dai prati intorno a Nova Levante. Molti fotografi però preferiscono alzarsi presto per l’alba, perché in quel momento le rocce si colorano di tonalità pastello più delicate e, in più, hai buone probabilità di evitare le nuvole che nelle Dolomiti spesso si addensano sulle cime nel pomeriggio.

2. Le Torri del Vajolet e la salita al Rifugio Vajolet

Le Torri del Vajolet sono un’icona assoluta non solo del gruppo del Catinaccio, ma di tutte le Dolomiti. Questi tre sottili e incredibilmente ripidi dita di pietra che svettano verso il cielo li vedrai su una cartolina su due della regione. Il modo migliore per raggiungerle è il classico trekking, alla portata di un escursionista mediamente allenato. Il percorso parte di solito dopo la salita in funivia da Vigo di Fassa e prosegue verso il cuore delle montagne.

Il cammino fino al Rifugio Vajolet, situato a 2243 metri di altitudine, dura circa 3-4 ore a seconda del tuo passo. Il rifugio stesso è arroccato come un nido d’aquila proprio sotto le imponenti pareti rocciose ed è un posto fantastico per il pranzo. Già da qui avrai una bellissima vista sulle torri, anche se non è ancora il punto fotografico più famoso. Per quello dovrai faticare un po’ di più, il che ci porta al prossimo consiglio.

3. Il Rifugio Re Alberto ai piedi delle torri

Se la vista da lontano non ti basta e vuoi sentire quelle enormi torri proprio sopra di te, devi proseguire dal Rifugio Vajolet ancora più in alto. Il sentiero sale piuttosto ripido tra ghiaioni e canaloni di pietra fino a 2620 metri di altitudine, dove si trova il Rifugio Re Alberto (in tedesco Gartlhütte). Qui ti avvolge la vera, aspra atmosfera d’alta montagna.

La salita a questo rifugio richiede già scarpe robuste, passo sicuro e assenza di vertigini, anche se non è ancora una via attrezzata (ferrata). Proprio dal Rifugio Re Alberto, o dal vicino laghetto, si apre la vista più iconica sulle Torri del Vajolet dal basso verso l’alto. È il posto dove nascono le foto migliori di tutto il massiccio. Preparati solo al fatto che ad agosto il sentiero qui è davvero affollato.

4. Una rilassante salita in funivia Catinaccio da Vigo di Fassa

A volte semplicemente non hai voglia di salire centinaia di metri di dislivello con lo zaino sulle spalle, oppure dopo tre giorni in montagna le gambe ti fanno così male che cammini a stento. Noi conosciamo bene questi rest days 😅. Proprio per queste giornate è ideale la funivia Catinaccio, che parte direttamente dalla cittadina di Vigo di Fassa e in pochi minuti ti porta a 2000 metri, nella zona di Ciampedie.

Già la salita in sé è un’esperienza, ma il bello arriva in cima. Ti si apre un ampio e accogliente altopiano, dove trovi parchi giochi per bambini, tante panchine e soprattutto le terrazze dei rifugi, dove puoi gustarti un ottimo caffè e uno strudel guardando le montagne. Da qui partono passeggiate del tutto facili in piano, ideali per i passeggini o per le persone anziane.

5. Il classico trekking dal Passo di Costalunga al Roda di Vael

Secondo tutte le guide, questa è una delle escursioni di mezza giornata più amate di tutta la zona. Il percorso parte dal Passo di Costalunga (oppure dal Lago di Carezza, a cui abbiamo dedicato un articolo a parte), da dove sali con la seggiovia Paolina. Dalla stazione a monte prosegui poi con le tue gambe lungo un bellissimo sentiero panoramico.

Il sentiero traversa sotto le pareti rocciose e offre per tutto il tragitto viste fantastiche sulla valle e sul Latemar, la montagna di fronte. È un classico sentiero balcone, che sale e scende poco, quindi è una camminata abbastanza tranquilla. La meta di questo percorso è un grande crocevia di sentieri escursionistici e l’omonimo rifugio, di cui parliamo subito nel prossimo punto.

6. Il Rifugio Roda di Vael e le viste panoramiche

Il Rifugio Roda di Vael (Rotwandhütte) è il posto perfetto per riposare se sei partito in trekking dalla funivia Paolina. Si trova a 2283 metri e offre alcune delle migliori viste panoramiche a 360 gradi di tutte le Dolomiti. Da qui puoi vedere non solo il vicino massiccio della Marmolada, a cui tra l’altro dedichiamo una guida enorme, ma con buona visibilità arrivi a scorgere fino alle Alpi austriache.

Consigliamo di pranzare qui, di sederti sulla terrazza soleggiata e di assaporare semplicemente l’atmosfera d’alta montagna. Se hai abbastanza energia, da qui puoi proseguire lungo sentieri più impegnativi nel cuore della montagna, oppure fare un anello e tornare in valle per un’altra strada.

7. La salita alla Cima Catinaccio (solo per esperti con guida!)

La Cima Catinaccio (Rosengartenspitze) è la vetta più alta della parte centrale del massiccio, con i suoi 2937 metri di altitudine. Attenzione però, questa non è certo una passeggiata turistica. La salita a questa cima è un’esperienza alpinistica che richiede esperienza di arrampicata, assicurazione e, idealmente, l’ingaggio di una guida alpina locale se non sei un alpinista navigato.

La salita vera e propria passa per canaloni ripidi e tratti esposti, dove non puoi commettere errori. Il cammino in vetta ripaga i più coraggiosi con l’incredibile sensazione di aver conquistato una delle cime più imponenti delle Dolomiti e con un panorama che abbraccia forse metà dell’Italia settentrionale. Se non hai l’attrezzatura o l’esperienza, è meglio ammirare questa montagna dalla sicurezza dei rifugi in valle. Non c’è vergogna nell’ammettere che qualcosa è oltre le nostre forze. 😉

8. La Ferrata Santner per gli amanti esperti del ferro

Le Dolomiti sono la culla delle vie ferrate e il massiccio del Catinaccio ne nasconde diverse. Una delle più famose e belle è la Ferrata del Passo Santner (Santnerpass-Klettersteig). È un percorso che ti guida attraverso un paesaggio mozzafiato di gole, pareti verticali e vecchi sentieri dei contrabbandieri fino al Passo Santner.

La difficoltà B/C suona innocua, ma questo ambiente ti insegna il rispetto: ghiaccio, caduta sassi e il fatto che i soccorsi possono richiedere ore. Casco, kit da ferrata e scarpe con una suola robusta sono una necessità, non un consiglio. E di certo non è un percorso dove portare l’amico che indossa l’imbrago per la prima volta nella vita. Ma se sai cosa stai facendo, è un’avventura fantastica.

9. Cultura e cucina ladina in Val di Fassa

Visitando il massiccio del Catinaccio e la Val di Fassa non puoi assolutamente perderti la cosa più importante: la cultura locale. Questa zona è infatti la patria dei Ladini, una minoranza etnica e linguistica che vive qui da oltre duemila anni. Il ladino è la terza lingua ufficiale della regione (insieme all’italiano e al tedesco) ed è una lingua romanza estremamente interessante, con radici nel latino.

E poi c’è il cibo. I Ladini sono un piccolo popolo, ma la loro cucina ti sazia davvero. Dimentica per un attimo la leggera pizza e prova i tradizionali canederli (grandi gnocchi con formaggio o spinaci serviti nel brodo), la polenta con funghi e formaggi fusi, oppure i formaggi prodotti direttamente sui pascoli di montagna ai piedi delle rocce.

10. Sulle tracce della leggenda di re Laurino

Se ti ha incuriosito la storia del Giardino delle Rose di re Laurino, puoi avventurarti lungo speciali sentieri tematici dedicati a questa leggenda. È un’attività ottima soprattutto per le famiglie, perché i percorsi sono spesso costeggiati da pannelli informativi (per lo più in italiano, tedesco e a volte in inglese) che raccontano i frammenti della fiaba.

Esistono anche passeggiate di circa due ore con insegnanti o guide locali che ti raccontano la storia proprio con vista sulle rocce illuminate. Capirai perché i locali non parlano di queste montagne solo come di un posto per gite, ma quasi come di esseri viventi.

lukas a lucka
Lukáš e Lucie raccomandano
Dove alloggiare nel Catinaccio / Rosengarten
6 alloggi — hotel wellness, hotel e altre opzioni di soggiorno
⭐ TOP SCELTA 🏨 Hotel
Hotel Olympic
Scelta affidabile nel paese ladino di Vigo di Fassa, situato vicino alla funivia del Catinaccio che porta direttamente alle Torri del Vajolet.
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⭐ Luxury
Ciampedie Luxury Resort
Resort di lusso a Vigo di Fassa per chi ama concedersi il meglio. Servizio di qualità in un paese ladino con ottimo accesso alle montagne.
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🏨 Hotel
Romantik Hotel Post
Un classico assoluto nella parte di lingua tedesca vicino al Lago di Carezza. Ideale per chi preferisce la zona germanofona.
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⭐ Luxury
Cyprianerhof
Hotel di lusso con centro benessere a Tires al Catinaccio. Un luogo di assoluta tranquillità, con antiche chiesette e prati dove pascolano mucche con campanacci. Alcune delle migliori viste sull’intero massiccio. Secondo le recensioni, un posto da cui semplicemente non si vuole andare via.
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🏔️ Rifugio di montagna
Rifugio Vajolet
Rifugio di montagna a 2243 metri di altitudine direttamente sotto le Torri del Vajolet. Arroccato come un nido d’aquila sotto le gigantesche pareti rocciose, ottimo posto per il pranzo e punto di partenza per altri trekking. Eccellente strudel di mele con vista sulle maestose torri.
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🏔️ Rifugio di montagna
Rifugio Re Alberto (Gartlhütte)
Rifugio d’alta montagna a 2620 metri sul livello del mare, direttamente sotto le Torri del Vajolet. Autentica atmosfera montana selvaggia, da qui si apre la vista più iconica delle torri dal basso verso l’alto. Il luogo dove nascono le migliori foto dell’intero massiccio.
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Il Rosengarten con bambini e cani

Quando si parte per la montagna, spesso ci si chiede se un posto sia adatto anche ai membri più piccoli della famiglia. Per fortuna il Catinaccio pensa anche a loro. La salita con la funivia Paolina o Catinaccio è un successo assoluto per i bambini, che la affrontano senza alcun problema. Dalle stazioni a monte parte una serie di percorsi pianeggianti e ben tenuti, percorribili anche da bambini di tre anni; in più ci sono spesso panchine e parchi giochi.

💡 Consiglio: su quasi tutte le funivie e gli autobus richiedono la museruola per i cani (la compri praticamente ovunque, anche direttamente alle stazioni a valle). A noi sinceramente questo dava un po’ fastidio: la volevano anche quando viaggiavamo in cabina completamente da soli. Quando ci aspettavano più funivie di fila, preferivamo lasciare i nostri cagnolini a riposare al campeggio.

D’altro canto, i lunghi trekking verso le Torri del Vajolet o le salite più impegnative tra i ghiaioni non li consiglieremmo affatto con bambini piccoli. I sentieri lì sono sassosi, possono scivolare e una camminata di un’intera giornata finirebbe più che altro per stancarli.

E se viaggi con un amico a quattro zampe? I cani sono ammessi in montagna e nel parco naturale del Catinaccio, ma vige una regola rigorosa: devono essere sempre al guinzaglio. Ti muovi infatti in un’area protetta dove vivono marmotte e camosci e in molti punti pascolano le mucche. Sulla maggior parte delle funivie ti fanno salire con il cane con un piccolo supplemento o gratis, ma il cane deve spesso indossare la museruola, quindi non dimenticarla.

Dove mangiare

Una volta che ti sei arrampicato fino a uno dei rifugi, sarebbe un peccato non assaggiare qualcuna delle bontà locali. Io e Lukáš non riusciamo a immaginare un’escursione nelle Dolomiti senza una bella ricompensa alla fine. I ristoranti in alta montagna hanno spesso un livello gastronomico sorprendentemente alto.

La base è ovviamente l’Apfelstrudel (strudel di mele), che qui conserva una forte impronta tirolese: è pieno di mele, noci e uvetta e spesso te lo servono ricoperto di salsa calda alla vaniglia. Un ottimo strudel lo fanno per esempio al Rifugio Vajolet, dove te lo gusti proprio con vista su quelle maestose torri.

Se dopo l’escursione hai davvero fame, fermati al ristorante del Tirler Alm, dove puoi ordinare il Tirler, un tradizionale e sostanzioso piatto di montagna con patate e uovo (nella versione originale anche con carne). Noi ordiniamo la polenta con funghi e formaggi di montagna fusi al Rifugio Roda di Vael. E non dimenticare di accompagnare tutto con un espresso forte, perché la cultura del caffè, soprattutto se parti dall’italiana Vigo di Fassa, arriva fin sulle cime delle montagne.

Informazioni pratiche e budget per la zona del Catinaccio

Le Dolomiti sono bellissime, ma anche i prezzi qui sanno sorprendere. Qualche cifra in anticipo, così lo sticker shock non ti coglie sul posto:

I prezzi nelle Dolomiti salgono ogni anno, quindi è bene avere all’incirca un’idea del budget. Per un biglietto di andata e ritorno in funivia (per esempio la funivia Paolina) paghi circa 35 EUR a persona adulta. I bambini dai 6 ai 16 anni circa hanno di solito sconti, quelli sotto i 6 anni viaggiano per lo più gratis se non occupano un posto a sedere. Nei rifugi metti in conto un prezzo tra i 15 e i 22 EUR per un piatto principale, mentre una birra o un Aperol Spritz ti costano dai 5 agli 8 EUR.

ATTENZIONE al divieto di droni! L’intero massiccio rientra in un parco naturale protetto (Parco Naturale Sciliar-Catinaccio). Far volare i droni è severamente vietato per non disturbare la fauna selvatica e gli altri escursionisti. I guardaparco locali sono assolutamente intransigenti. Se ti beccano, rischi una multa immediata fino a 3.000 EUR, quindi valuta se quell’unico scatto dall’alto vale lo stress e i soldi.

Se hai in programma le ferrate, ricorda che nei paesi della valle (Vigo di Fassa, Nova Levante) ci sono ottimi noleggi di attrezzatura sportiva, dove per qualche decina di euro ti affittano per l’intera giornata un kit da ferrata completo e il casco, così non devi portarti tutto da casa in valigia.

Dove andare nelle Dolomiti

Le Dolomiti sono immense e un solo massiccio non basta, lo sappiamo bene perché ogni volta ripartiamo con una lista ancora più lunga di posti che non siamo riusciti a vedere.

Consigliamo di esplorare la nostra grande base nella zona di Cortina d’Ampezzo, che offre accesso a un tipo completamente diverso di cime rocciose. C’è poi il monumentale ghiacciaio della Marmolada, la montagna più alta delle Dolomiti, che dal massiccio del Catinaccio è praticamente dietro l’angolo. E infine non puoi saltare una sosta al già citato e incredibilmente turchese Lago di Carezza, che si trova a pochi minuti d’auto dalle stazioni a valle delle funivie di questa zona.

Consigli e trucchi pratici per i nostri viaggi

Quando ci chiedete come pianifichiamo e organizziamo i nostri viaggi io e Lukáš per l’Europa e oltre, ecco l’elenco dei servizi e delle app su cui non transigiamo da anni e che ci hanno fatto risparmiare un mucchio di tempo e di nervi.

Dove cercare voli economici

Le Dolomiti sono comodamente raggiungibili in auto da gran parte d’Italia, ma se parti da lontano gli aeroporti più vicini per arrivare in zona sono Verona, Venezia, Treviso o Bergamo. Compagnie come ITA Airways, Ryanair o easyJet collegano queste città con il resto del Paese a prezzi spesso molto convenienti.

Quando abbiamo date flessibili, diamo un’occhiata al calendario e scegliamo le soluzioni più vantaggiose. Poi non resta che fare lo zaino e i soldi risparmiati possiamo spenderli subito per un Aperol o per un’ottima pizza italiana.

Noleggio auto all’estero

Quando dobbiamo raggiungere le funivie più nascoste delle Dolomiti, l’auto è fondamentale. Io e Lukáš abbiamo da tempo una buona esperienza con i servizi di noleggio che usiamo in tutto il mondo. Hanno un’enorme scelta di auto e vedi sempre con chiarezza cosa è incluso nel prezzo e cosa no.

La regola base è studiare sempre bene le condizioni dell’assicurazione e prendere l’auto con copertura completa. Le strade di montagna a volte mettono alla prova con i sassolini che schizzano, quindi quelle poche decine di euro in più per la tranquillità valgono assolutamente la pena.

Dove prenotare l’alloggio

Booking.com è il nostro motore di ricerca preferito per hotel e appartamenti. Ci piace la possibilità di cancellazione gratuita e il programma Genius, grazie al quale spesso accediamo a sconti davvero interessanti negli hotel più lussuosi.

Ci piace anche leggere le recensioni degli ospiti precedenti, soprattutto quando si tratta di pensioni di montagna o appartamenti. Grazie a questo siamo riusciti più volte a trovare posti incredibili con i migliori padroni di casa, che altrimenti avremmo quasi sicuramente saltato.

Non dimenticare l’assicurazione e la connessione

Anche se ti sposti solo a poca distanza, l’assicurazione è fondamentale. A noi si è rivelata ottima l’assicurazione SafetyWing (leggi la recensione), che si può attivare anche quando sei già partito da casa. Per i viaggi più brevi o per lo sci invernale in Italia scegliamo spesso una classica polizza assicurativa di viaggio.

Se in Italia non ti bastano i tuoi dati o lavori in viaggio, dai un’occhiata alla nostra recensione delle eSIM Holafly, con cui acquisti dati illimitati direttamente sul telefono senza dover cercare operatori locali. Anche se a volte la modalità offline lassù in montagna è la cosa migliore che puoi fare.

Domande frequenti (FAQ)

Perché il Catinaccio si chiama anche Rosengarten?

Il nome Rosengarten (Giardino delle Rose) deriva dalla tradizione tedesca, o meglio tirolese, e si riferisce all’antica leggenda del re dei nani Laurino. Questo nome ha iniziato ad essere ampiamente utilizzato proprio grazie al tipico colore rosa delle rocce (enrosadira), che tinge l’intero massiccio al tramonto. L’area si trova al confine tra le province di lingua tedesca e italiana, per questo entrambi i nomi sono comunemente usati.

Quanto tempo ci vuole per salire alle Torri del Vajolet?

Dipende dal punto di partenza, ma il percorso più comune dalla stazione a monte della funivia del Catinaccio (da Vigo di Fassa) richiede a passo sostenuto circa 3-4 ore fino al Rifugio Vajolet. Se volete proseguire fino al Rifugio Re Alberto, da dove si gode la vista iconica delle torri dal basso, mettete in conto un’altra impegnativa ora di salita.

Si può affrontare il Catinaccio con i bambini?

Sì, alcune parti sono assolutamente ideali per i bambini. La cosa migliore è salire con la funivia Paolina o Catinaccio fino agli altipiani, dove ci sono sentieri relativamente pianeggianti e curati, tante panchine e persino parchi giochi per bambini presso i rifugi di montagna. I trekking più impegnativi sotto le pareti rocciose e i ghiaioni non sono però assolutamente adatti ai bambini piccoli.

Qual è il posto migliore per osservare l’enrosadira?

Il colore rosa delle rocce al tramonto si vede meglio dal lato ovest e sud-ovest del massiccio. Ottimi punti panoramici sono i prati e i paesini nella valle intorno a Nova Levante, dal Lago di Carezza o direttamente dalle finestre degli alloggi nella zona di Tires al Catinaccio, dove le rocce brillano in modo incredibile sopra il paesaggio verde.

È necessario prenotare in anticipo l’alloggio nei rifugi di montagna?

Se state pianificando un trekking di più giorni e volete dormire in alta quota (ad esempio al Rifugio Vajolet o al Roda di Vael) durante l’alta stagione estiva di luglio e agosto, la prenotazione con diverse settimane o addirittura mesi di anticipo è assolutamente necessaria. La capacità dei rifugi è limitata e c’è un enorme interesse per questi posti da tutto il mondo.

Posso volare con il drone sopra le Torri del Vajolet?

No, in tutto il Parco Naturale Sciliar-Catinaccio vige un divieto rigoroso e inflessibile di volo con i droni, per motivi di protezione della fauna selvatica. I guardaparco controllano severamente il rispetto di questa regola e per la sua violazione si rischia un’enorme multa che può arrivare fino a 3000 EUR.

Quale attrezzatura mi serve per i percorsi normali nella zona del Catinaccio?

Per le escursioni base verso i rifugi principali bastano scarponi da trekking di qualità con suola robusta, abbigliamento sportivo, giacca a vento (il tempo in montagna cambia estremamente velocemente), crema solare e acqua a sufficienza. Se però avete in programma di affrontare vie ferrate come la Ferrata Santner, dovete avere in più un kit da ferrata certificato, imbracatura e casco da arrampicata.

Sass Pordoi, Dolomiti: 10 consigli su cosa vedere e fare

TL;DRSass Pordoi, la Terrazza delle Dolomiti nel gruppo del Sella (2950 m), si raggiunge da Passo Pordoi con la funivia in meno di 3 minuti (andata circa 28 €, andata e ritorno 39 €). Tra le 10 cose da non perdere ci sono la terrazza panoramica con vista su Marmolada e Tre Cime di Lavaredo, la salita al Piz Boè, cima di tremila metri (3152 m, circa un’ora e mezza a piedi), il giro del Sellaronda (circa 50 km) per auto e bici, e la ferrata Cesare Piazzetta, la più impegnativa della zona. Il periodo migliore per andarci va da fine giugno a metà settembre, evitando la settimana di Ferragosto; qui vige il divieto assoluto di drop, con multe fino a 3000 € (circa 75.000 corone ceche).

Se stai pianificando un viaggio nelle Dolomiti in Italia, prima o poi ti imbatterai nelle foto del Sass Pordoi, la maestosa montagna piatta che sembra uscita da un film di fantascienza sulla conquista della Luna. Le Dolomiti in Italia sono piene di incredibili fenomeni naturali, ma il Sass Pordoi occupa tra questi una posizione assolutamente privilegiata. È uno di quei luoghi che devi semplicemente conoscere e inserire nel tuo itinerario, se vuoi vivere una vera atmosfera d’alta montagna senza dover essere un alpinista professionista.

Il Sass Pordoi è uno di quei posti che nelle Dolomiti non puoi proprio saltare. È una destinazione che definisce alla perfezione il concetto di “Dolomiti raggiungibili in funivia”, e noi stessi siamo saliti fin sulla terrazza con la cabinovia — ai tempi in cui viaggiavamo solo con il nostro cagnolino Kája (non avevamo ancora né la cagnolina Baby né nostro figlio Jonáš). Abbiamo raccolto per te tutte le informazioni aggiornate, così potrai goderti la gita al massimo.

E ora veniamo al sodo: ho preparato per te 10 consigli su cosa vedere e fare qui. Dalla salita alla cima di tremila metri del Piz Boè, passando per i panorami leggendari, fino al perché faresti meglio a lasciare il drone a casa. 😉 Ti darò una mano anche con l’alloggio e la funivia.

Riassunto per chi non ha tempo di leggere tutto l’articolo

  • Dove si trova: il Sass Pordoi (2950 m s.l.m.) è un altopiano roccioso del gruppo del Sella, situato al confine tra le province italiane di Trentino e Belluno.
  • Come arrivarci: il modo più semplice è dal Passo Pordoi (2239 m s.l.m.), da cui una funivia sale direttamente in cima. La corsa dura circa 3 minuti.
  • Per chi è adatto: per tutti, davvero. La cabina ti porta su e sulla terrazza panoramica puoi tranquillamente sorseggiare un caffè e ammirare il panorama senza versare una goccia di sudore.
  • Obiettivo principale: la salita alla vicina cima del Piz Boè (3152 m s.l.m.), una delle tremila più accessibili di tutte le Alpi.
  • Attenzione ai droni: nella zona vige un divieto assoluto di far volare droni e le multe arrivano fino a 3000 euro.

Cos’è davvero il Sass Pordoi e la Terrazza delle Dolomiti

Cerchiamo prima di capire meglio di che posto stiamo parlando, perché il Sass Pordoi non è una qualsiasi cima di montagna su cui ti arrampichi tutto il giorno attraverso un fitto bosco. Immagina un enorme blocco di pietra che si erge dalle verdi valli circostanti come una gigantesca fortezza medievale.

Il Sass Pordoi costituisce la propaggine più meridionale del massiccio del Sella, una formazione geologica affascinante. A differenza delle torri appuntite e affilate che conosciamo ad esempio dalla zona delle Tre Cime, il massiccio del Sella ha la forma di un’enorme montagna tabulare. In cima è un unico, apparentemente infinito paesaggio lunare fatto di pietra chiara e detriti, dove non crescono alberi e dove ti senti completamente tagliato fuori dalla civiltà giù a valle.

La cima del Sass Pordoi viene soprannominata la Terrazza delle Dolomiti, e quando arrivi lassù capisci subito il perché. A 2950 metri di altitudine hai infatti la sensazione di stare sul tetto del mondo. In cima il terreno è relativamente pianeggiante, così puoi passeggiare in sicurezza lungo il bordo di questa gigantesca terrazza e osservare le cime circostanti, che si estendono fino all’orizzonte. È un luogo amatissimo sia dai montanari incalliti sia dalle famiglie con bambini, perché la grande funivia annulla qualsiasi dislivello in pochi minuti.

Quando andare e come raggiungere il Sass Pordoi

Se stai programmando un viaggio in Italia e ti chiedi qual è il momento migliore per visitare questa icona delle montagne, devi tenere conto che a quasi tremila metri di quota regna un clima piuttosto rigido tutto l’anno. Ti propongo una panoramica completa delle stagioni e delle opzioni di trasporto, così da non rimanere impalato davanti a una funivia chiusa.

Il periodo dell’anno ideale per la visita

Per il classico trekking a piedi e per ammirare il panorama, il periodo ideale va dalla fine di giugno a metà settembre. In questo periodo sull’altopiano c’è meno neve e tutti i rifugi sono aperti. Devo però metterti seriamente in guardia contro agosto, e in particolare contro la settimana intorno a Ferragosto (nel 2026 cade tra l’11 e il 18 agosto). In quel periodo tutta l’Italia è in vacanza e le Dolomiti scoppiano: faresti una coda infinita per la funivia e ti ritroveresti pigiato sulle terrazze panoramiche.

L’autunno, soprattutto fine settembre e ottobre, è fantastico per i fotografi, perché l’aria è più limpida e il cielo più stabile, solo che devi mettere in conto vento freddo e la possibilità della prima neve. L’inverno qui appartiene logicamente agli sciatori, perché tutta la zona fa parte dell’enorme comprensorio sciistico Dolomiti Superski e del famoso giro del Sellaronda.

In funivia fino al cielo

Il modo più semplice e di gran lunga più popolare per salire è la funivia del Sass Pordoi. La stazione a valle si trova proprio sul Passo Pordoi (a 2239 m di quota). Se imposti nel navigatore “Funivia Sass Pordoi stazione a valle”, ti porterà al grande parcheggio proprio accanto all’imbarco.

La corsa in cabina è un’esperienza enorme, perché sali ripidamente lungo una parete rocciosa verticale senza alcun pilone intermedio. La salita dura poco meno di tre minuti, durante i quali superi un dislivello di oltre 700 metri. Quanto ai biglietti, il prezzo della funivia cambia leggermente ogni anno, ma al momento calcola circa 28 euro per la corsa di sola andata e circa 39 euro per il biglietto andata e ritorno. I biglietti si possono comprare sul posto, ma in alta stagione consiglio assolutamente l’acquisto online per evitare le code alle casse.

In auto fino al Passo Pordoi

Alla stazione a valle della funivia devi prima arrivare in qualche modo, o in auto o con gli autobus locali. Il Passo Pordoi collega il paesino di Canazei nella Val di Fassa con il villaggio di Arabba. Da Canazei sono circa 20 minuti di guida lungo una strada incredibilmente tortuosa piena di tornanti, dai quali forse ti gira un po’ la testa, ma i panorami lungo il percorso ne valgono decisamente la pena.

Proprio sul passo ci sono diversi parcheggi. Tieni presente che il parcheggio è a pagamento (una giornata intera costa circa 8 euro) e che soprattutto a luglio e agosto devi arrivare davvero presto la mattina, idealmente prima delle nove, altrimenti rischi di non trovare semplicemente posto per l’auto e di dover parcheggiare a chilometri di distanza lungo il ciglio della strada.

Se vuoi esplorare le Dolomiti: guida completa e cosa fare nelle Dolomiti, il Passo Pordoi è un punto di partenza assolutamente perfetto. E se non viaggi in Italia con la tua auto, io e Lukáš abbiamo da tempo una buona esperienza con DiscoverCars, che usiamo in tutto il mondo.

Dove alloggiare durante la visita al Sass Pordoi

Scegliere l’alloggio giusto nelle Dolomiti è assolutamente fondamentale, perché anche se sulla mappa sembra tutto vicino, attraversare i passi di montagna richiede molto tempo. Per avere il Sass Pordoi il più vicino possibile e poter prendere la funivia tra i primi subito dopo colazione, ti consiglio di alloggiare in una delle tre zone strategiche intorno al massiccio del Sella.

Canazei e la Val di Fassa

Questa valle è probabilmente la scelta più pratica e vivace. Canazei è un bellissimo paesino tipicamente alpino, dove trovi tantissimi ottimi ristoranti, negozi di attrezzatura outdoor e piacevoli caffetterie. Da Canazei raggiungi il Passo Pordoi in auto in circa 20 minuti. La valle è anche ottimamente collegata ad altre mete turistiche e offre un’ampia gamma di alloggi, dai lussuosi hotel wellness agli appartamenti economici.

Il nostro consiglio per un soggiorno davvero comodo con cucina eccellente e bel design è l’Hotel Locanda degli Artisti. Se cerchi invece un piacevole standard medio a un prezzo ragionevole, dai un’occhiata all’Albergo Alla Rosa proprio nel centro del paese. Un soggiorno settimanale per due a Canazei in piena stagione estiva costa circa dai 1000 ai 1600 euro, a seconda che tu opti per la mezza pensione e il wellness.

Arabba

Mentre Canazei è piena di vita, Arabba sull’altro versante del passo è un villaggio decisamente più tranquillo e un po’ più piccolo. In inverno è un paradiso totale per gli sciatori, perché da qui parte l’accesso più breve al ghiacciaio della Marmolada, ma in estate qui regna una pace e una serenità incredibili. Il tragitto da Arabba al Passo Pordoi dura in auto circa 15 minuti pieni di splendide curve.

Qui l’alloggio è leggermente più economico che in Val di Fassa. Un’esperienza alpina meravigliosa la offre ad esempio l’Hotel Evaldo, a conduzione familiare, dove dopo un’escursione ti immergi nella vasca idromassaggio e osservi semplicemente il tramonto sopra le cime circostanti.

Selva di Val Gardena

La terza ottima possibilità è alloggiare sul versante settentrionale del massiccio del Sella, nella celebre Val Gardena. Selva (ovvero Wolkenstein, perché qui sentirai parlare più tedesco che italiano) è un resort più esclusivo, cosa che purtroppo si riflette subito sui prezzi. Lukáš direbbe che qui costa tutto “un terzo in più per principio”, e forse non avrebbe del tutto torto. 😅 Da qui al Passo Pordoi ci metterai circa 30-40 minuti attraverso il Passo Sella, che è di per sé una guida incredibilmente panoramica.

Per gli amanti del comfort assoluto possiamo consigliare lo splendido Boutique Hotel Nives, che ti conquisterà con la sua gastronomia di altissimo livello.

10 consigli su cosa vedere e fare al Sass Pordoi e dintorni

Il Sass Pordoi e i suoi dintorni non sono affatto un posto per una semplice sosta di mezz’ora. Questa parte delle Dolomiti offre attività per diversi giorni, sia per gli amanti delle passeggiate facili sia per gli alpinisti più entusiasti. Ecco la mia top 10. Troverai di tutto, dalle cose che riesci a fare comodamente in ciabatte fino all’adrenalina dopo la quale ti faranno male le braccia per tre giorni. 😁

1. La terrazza panoramica: 360 gradi di perfezione

Appena scendi dalla stazione a monte della funivia, ti ritrovi sulla Terrazza delle Dolomiti vera e propria. Non devi camminare nemmeno un metro in più per avere davanti a te un panorama che probabilmente non dimenticherai per il resto della vita. Lungo tutto il bordo della rupe corrono sentieri di pietra sicuri e punti panoramici.

Da qui, in una giornata limpida, vedi quasi tutti i principali gruppi delle Dolomiti. Proprio di fronte a te si erge la regina innevata delle Dolomiti, la Marmolada; con tempo favorevole arrivi a scorgere le iconiche rocce delle Tre Cime di Lavaredo e distingui chiaramente anche le pareti monumentali del Pelmo, della Civetta o del gruppo del Catinaccio (Rosengarten).

Passare qui un’ora semplicemente osservando e scattando foto è il minimo di ogni visita. Non dimenticare però la giacca a vento, perché su questo altopiano esposto soffia un vento gelido anche quando giù a valle c’è un’estate tropicale.

2. Rifugio Maria e Rifugio Sass Pordoi: pranzo tra le nuvole

Il trekking d’alta montagna stanca e mette fame, garantito. Proprio accanto alla stazione della funivia si trova il ristorante Rifugio Maria, un’ottima struttura moderna con pareti vetrate. Qui puoi sederti al caldo con un piatto di zuppa calda in mano e avere allo stesso tempo la sensazione di librarti sopra la Val di Fassa. Il ristorante a mezzogiorno è piuttosto affollato, quindi è meglio venirci o presto o nel tardo pomeriggio prima della discesa.

Se invece desideri un’atmosfera di montagna un po’ più tradizionale, basta fare qualche decina di metri sul pianoro di pietra fino allo storico Rifugio Sass Pordoi. È un rifugio più piccolo, in pietra, che ha esattamente l’aspetto che immagini di un rifugio per alpinisti di cent’anni fa.

Personalmente consiglio di assaggiare la polenta locale con i porcini e i formaggi di montagna fusi, e dopo un buon pasto concederti un autentico strudel di mele alpino. Anche se i prezzi a queste quote sono logicamente un po’ più alti che giù in città, l’esperienza di sorseggiare un bombardino o un ottimo vino con vista su tutte le Dolomiti vale assolutamente la spesa.

3. Salita alla tremila del Piz Boè: verso la cima attraverso un paesaggio lunare

Per la maggior parte dei turisti questo è il motivo principale per cui prendono la funivia del Sass Pordoi. Poco distante dalla stazione si trova infatti la cima del Piz Boè, che misura 3152 metri. Si tratta di una delle tremila più accessibili di tutte le Alpi, perché grazie alla funivia hai già una buona parte del dislivello alle spalle.

Il percorso dalla stazione a monte fino alla cima dura circa un’ora e mezza di cammino effettivo in salita. Camminerai costantemente su un terreno leggermente ondulato pieno di detriti chiari, che ricorda davvero la superficie di qualche pianeta alieno. La salita finale alla punta stessa della piramide del Piz Boè è piuttosto ripida e in alcuni punti dovrai forse aiutarti con le mani sulle funi d’acciaio installate, ma con un po’ di forma fisica e scarponi da trekking robusti ce la fa qualsiasi escursionista nella media.

In cima ti aspetta poi il piccolo ma incantevole rifugio Capanna Piz Fassa e una vista assolutamente disarmante su tutto il Nord Italia. Scegli però per questa gita una giornata con tempo stabile, perché un temporale su questo altopiano roccioso esposto è una faccenda estremamente pericolosa.

4. Sellaronda in estate: il classico roadtrip per motociclisti e automobilisti

Quando torni con i piedi per terra all’auto, puoi vivere un’altra attrazione leggendaria. Intorno a tutto il massiccio del Sella, che hai appena ammirato dal belvedere, corre un giro stradale chiamato Sellaronda. Si tratta del collegamento di quattro splendidi passi di montagna: Passo Pordoi, Passo Campolongo, Passo Gardena e Passo Sella.

Questo percorso di circa 50 chilometri è il sogno di ogni amante della guida e proprietario di un’auto sportiva o di una moto. La strada si snoda in infiniti tornanti, attraversi pittoreschi paesini e dietro ogni curva spunta una diversa, affascinante formazione rocciosa. Puoi fermarti a ogni passo, prenderti un veloce espresso italiano in un bar e proseguire.

Ti porterà via comodamente tutto il pomeriggio, soprattutto se ti fermerai spesso per fotografare. Nei mesi estivi il traffico qui è però molto intenso e ogni tanto puoi rimanere bloccato dietro a un camper lento, quindi consiglio di riservare al giro abbastanza tempo e di armarti di pazienza.

5. Sellaronda Hero: il paradiso della mountain bike

Se sei un appassionato di ciclismo, il termine Sellaronda Hero probabilmente lo conosci. È una delle gare di mountain bike più dure e prestigiose al mondo, che si corre proprio intorno al massiccio del Sella e supera anche il nostro noto Passo Pordoi.

Non devi però essere un corridore professionista per provare il tracciato. Tutta la zona offre un’enorme quantità di fantastici single track e percorsi ciclabili segnalati di varia difficoltà. In molte valli trovi noleggi ottimamente attrezzati di e-bike full suspension, grazie alle quali puoi goderti queste ripide salite alpine anche se non hai la forma fisica di uno sportivo professionista.

Un grande vantaggio è che in stagione estiva puoi usare gli speciali biglietti ciclistici delle funivie, che ti portano in cresta insieme alla bici, e poi puoi goderti lunghe discese tecniche fino a valle. È un paradiso assoluto per i ciclisti, anche se a volte richiede nervi davvero saldi sui sentieri stretti.

6. Sellaronda Tour invernale: il sogno sciistico senza fine

Anche se la maggior parte di questo articolo punta sulla stagione estiva, devo menzionare anche quella invernale, perché la Sellaronda invernale è un unicum mondiale. Se ti piace sciare, probabilmente sai che grazie al sapiente sistema di funivie del Dolomiti Superski puoi fare il giro di tutto il massiccio del Sella sugli sci in un’unica giornata.

Il giro si percorre in due direzioni, seguendo le frecce arancioni o verdi, e non richiede alcuna salita a piedi. La mattina infili gli sci in una valle, per tutto il giorno percorri i passi Pordoi, Sella, Gardena e Campolongo su piste fantasticamente preparate e nel pomeriggio rientri tranquillamente al punto di partenza.

Questa esperienza è indimenticabile, ma richiede un ritmo abbastanza costante per non rimanere in una valle estranea dopo che nel pomeriggio chiudono le funivie. I taxi attraverso i passi innevati la sera sono davvero una faccenda costosissima.

7. Via ferrata Cesare Piazzetta: adrenalina per esperti

Le Dolomiti sono la culla delle vie attrezzate, ovvero le vie ferrate, e una delle più difficili di tutta la zona si trova proprio sulle pareti sotto la nostra terrazza panoramica. La Via ferrata Cesare Piazzetta conduce direttamente sulla cima del Piz Boè attraverso una parete rocciosa mozzafiato, quasi verticale.

Devo però metterti seriamente in guardia: questa non è affatto una ferrata per principianti o per chi ha anche solo una lieve paura dell’altezza. Nella valutazione italiana ha difficoltà D (estremamente difficile), i primi metri sono quasi a strapiombo e richiedono molta forza nelle braccia e un’ottima tecnica di lavoro con i piedi.

Se sei però un arrampicatore esperto, la Piazzetta ti offrirà un’esperienza sportiva fantastica e viste nel vuoto da togliere il fiato. Non dimenticare l’attrezzatura completa e certificata (imbragatura, dissipatore di caduta, casco) e idealmente svegliati presto la mattina, così da evitare gli ingorghi pomeridiani degli arrampicatori più lenti nei tratti critici. Se con le ferrate sei agli inizi, ti consiglio di dare un’occhiata piuttosto alle vie attrezzate più sicure della nostra amata Cortina d’Ampezzo.

8. Trek alla Forcella Pordoi: per chi ha voglia di camminare

Se salire in cabina ti sembra troppo facile e vorresti sudarti la vetta, puoi farla a piedi dal parcheggio del Passo Pordoi. Il classico sentiero turistico sale lungo un grande canalone di detriti fino alla Forcella Pordoi, dove sorge un piccolo rifugio.

Preparati al fatto che è una salita fisicamente molto impegnativa. Camminerai in continui piccoli zigzag su pietre smosse e scivolose, dove spesso fai un passo avanti e mezzo indietro perché ti scivola sotto gli scarponi. Affrontare questo percorso in salita richiede circa un’ora e mezza di sudore davvero intenso.

La ricompensa sarà però la grande soddisfazione di aver conquistato la montagna. Molti turisti fanno così: salgono comodamente con la funivia e poi scendono lungo questo canalone di detriti (o meglio, scivolano tra le pietre). È molto più gentile con il portafoglio e con il fiato, ma mette parecchio sotto sforzo le ginocchia, quindi se hai problemi alle articolazioni prendi la funivia anche per la discesa. Per altri trek meravigliosi leggi l’articolo Dolomiti italiane per escursionisti: 5 sentieri per tutti.

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9. Fotografare la Marmolada dal Passo Pordoi: dovere fotografico

Non devi nemmeno salire fino in cima al Rifugio Maria per scattare le foto più perfette della tua vacanza. Lo stesso Passo Pordoi è un luogo fantastico per la fotografia paesaggistica.

Da alcuni tornanti sotto il parcheggio, sul versante verso Arabba, si apre infatti la vista più iconica sulla montagna più alta delle Dolomiti, la Marmolada con il suo ghiacciaio. C’è un punto specifico con una piccola croce di legno e un monumento alla leggenda del ciclismo Fausto Coppi, da dove la composizione appare assolutamente magica, soprattutto poco prima del tramonto, quando la luce si tinge di calore e le rocce circostanti diventano rosa (i locali chiamano questo fenomeno Enrosadira).

Qui capirai perché le Dolomiti sono iscritte nella lista dell’UNESCO e perché sono un paradiso per i fotografi di tutto il mondo. Se vieni qui in autunno, con un po’ di fortuna prenderai al mattino l’inversione termica e ti ritroverai sopra un oceano di nuvole, da cui emergono solo le cime innevate più alte.

10. Il Passo Sella come passaggio alternativo

L’ultimo consiglio riguarda il trasporto e la logistica, se viaggi per le Dolomiti in auto e vuoi vedere il più possibile. Se torni dal Sass Pordoi e alloggi nella zona di Cortina, prova a non prendere il percorso più breve, ma a fare una piccola deviazione attraverso il Passo Sella.

Questo passo collega la Val di Fassa con la Val Gardena e offre, secondo me, lo scenario più drammatico di tutta la Sellaronda stradale. La strada qui si snoda proprio sotto le pareti verticali di trecento metri delle torri del Sassolungo. È un luogo dove ti senti minuscolo e dove vale la pena fermarsi almeno per un attimo al parcheggio e respirare l’atmosfera.

Il Passo Sella è spesso molto intasato da autobus e motociclisti, ma credimi che la vista delle enormi rocce verticali che si specchiano nel sole di mezzogiorno, mentre tu siedi su una panchina con un caffè preso al chiosco e osservi gli sciami di alpinisti in alto sulle pareti, è semplicemente un’esperienza impagabile.

Sass Pordoi con i bambini: relax e zero stress

Molti genitori hanno paura di portare i bambini piccoli a quote intorno ai 3000 metri, ma il Sass Pordoi è in questo senso un’eccezione assoluta e uno dei posti più adatti di tutte le Alpi. Il motivo è naturalmente la funivia comoda, veloce e ad alta capacità.

Grazie al fatto che non devi camminare in salita, sali qui assolutamente senza fatica. La Terrazza delle Dolomiti in cima è relativamente sicura e pianeggiante, ovviamente a patto di non lasciar correre i bambini senza sorveglianza fino ai bordi ripidi della rupe. Ci sono però due cose da non dimenticare assolutamente: nei più piccoli l’altitudine può causare stanchezza e mal di testa, quindi non prolungare inutilmente la permanenza in cima, e poi il terreno. Ovunque c’è pietra friabile, quindi un classico passeggino sull’altopiano non passa proprio, e un marsupio o uno zaino porta-bambino è una necessità. Per il resto sono disponibili un grande ristorante vetrato, i bagni e abbastanza spazio per trattenerti comodamente con la famiglia.

I cani possono salire sul Sass Pordoi?

Viaggi per l’Italia con il tuo amico a quattro zampe? Allora ho una bella notizia per te. Dalla zona del massiccio del Sella nessuno caccia via chi ha un cane, e puoi partire per la gita insieme al tuo peloso.

In funivia i cani sono ammessi, ma è necessario che siano al guinzaglio e i gestori spesso richiedono anche la museruola, soprattutto quando la cabina è piena di gente, cosa che in estate accade quasi sempre. Per il cane pagherai un piccolo supplemento, di solito qualche euro. In cima sull’altopiano puoi camminare tranquillamente con loro, ma ricorda di nuovo che la pietra calcarea affilata e i detriti possono essere molto fastidiosi per le zampe del cane, se l’animale non è abituato da altre escursioni in montagna. Nella calura estiva quassù non trovi inoltre alcuna ombra né ruscelli naturali con acqua, quindi devi portare una scorta sufficiente d’acqua non solo per te, ma anche per il cane.

Dove mangiare

Sinceramente, al rifugio mi aspettavo un piatto di pasta e invece è arrivata la polenta ed è stata una delle più grandi sorprese culinarie di tutta la gita. La cucina di qui è molto influenzata dal vicino Tirolo austriaco ed è concepita per riscaldarti il più velocemente possibile e darti un’enorme quantità di energia dopo una giornata di sci gelido o di trekking estivo.

La base dei rifugi di montagna, come il Rifugio Maria sul Sass Pordoi, è la tradizionale e genuina polenta di mais. Ma dimentica una pappa insipida da mensa scolastica: qui la polenta si mescola con un’enorme quantità di formaggio e burro, e si serve con porcini selvatici raccolti giù nei boschi e con formaggi di montagna fusi (i locali la offrono anche con il gulasch o il ragù di selvaggina).

Un altro classico che devi assolutamente provare sono i Canederli (in tedesco Knödel), enormi gnocchi di pane raffermo che qui fanno sia nella variante agli spinaci sia in quella al formaggio, serviti conditi con burro fuso e cosparsi di parmigiano, oppure direttamente in un brodo saporito. E naturalmente, per finire, devi coronare il tutto con un croccante strudel di mele pieno di uvetta e noci. Da bere assaggia senz’altro i vini locali della zona della Val di Fassa o un rinfrescante Hugo Spritz con sciroppo di sambuco, che nelle Dolomiti è molto più popolare del classico Aperol.

Informazioni pratiche e a cosa fare attenzione

Prima ancora di salire in auto, ho per te alcune cose che dovresti sapere. Altrimenti ti aspetta o una funivia chiusa, o una multa piuttosto spiacevole. 😅

  • Divieto di droni e multe salatissime: questo è un punto estremamente importante. Tutta la zona delle Dolomiti, e in particolare i luoghi intorno ai parchi nazionali e ai massicci frequentati come il Sella, rientra in una zona con divieto assoluto di volo senza autorizzazione speciale. I carabinieri italiani lo controllano molto attentamente in stagione estiva e non esitano a distribuire multe draconiane. Se ti beccano con il drone sul Sass Pordoi, ti aspetta il sequestro dell’attrezzatura e una multa che può arrivare fino agli incredibili 3000 euro. Non vale di certo la pena per un bello scatto su Instagram.
  • Biglietti combinati (Dolomiti Superski e pass estivi): se starai diversi giorni nelle Dolomiti e prevedi di usare più funivie, di certo non ti conviene comprare ogni volta un biglietto singolo, dato che quello base costa 28 euro di sola andata o 39 euro andata e ritorno. In inverno tutto è coperto automaticamente dal grande skipass Dolomiti Superski, mentre in estate esistono pass turistici multigiornalieri (ad esempio il Panorama Pass o il SuperSummer), con i quali puoi poi usare le funivie sul massiccio del Sella e altrove gratuitamente e senza limiti.
  • Abbigliamento adatto: pensa sempre al fatto che sali a quasi tremila metri di quota. Giù a Canazei può esserci da maglietta e pantaloncini, ma appena scendi dalla cabina della funivia sulla terrazza ventosa, la temperatura crolla di colpo di quindici gradi e avrai freddo. Un piumino leggero o almeno una buona giacca a vento goretex nello zaino è una necessità assoluta anche a metà agosto.
  • Pagamenti: in Italia si paga ovunque in euro e nella maggior parte dei luoghi, inclusa la funivia o i principali rifugi, accettano senza problemi anche la carta. Nei piccoli rifugi come il Rifugio Boè in cima, però, porta con te del contante per sicurezza.

Dove andare dopo le Dolomiti

Mentre ammiri la Terrazza delle Dolomiti, hai una splendida occasione per visitare anche altri gioielli che sono nelle vicinanze. Se ti è venuta voglia di altri scenari d’alta montagna, fai una piccola deviazione e dai un’occhiata all’enorme ghiacciaio sul quale abbiamo scritto una guida completa alla Marmolada. Dal Passo Pordoi ci arrivi in meno di un’ora.

Se invece preferisci i pittoreschi paesini alpini con un tocco di storia e lusso, non perderti assolutamente Cortina d’Ampezzo, la nostra base principale nelle Dolomiti, dove trovi fantastiche piste olimpiche e scenari incredibili nei dintorni. È sì un po’ più lontana (circa un’ora e mezza di strada), ma quella gita e l’atmosfera del paese ti conquisteranno completamente.

Consigli e trucchi finali per una vacanza serena

Per pianificare il viaggio senza stress e preoccupazioni, ho riassunto qui i servizi che ci hanno dato buoni risultati nel tempo viaggiando per l’Italia, o ovunque in Europa, e che io e Lukáš usiamo regolarmente.

Cosa mettere in valigia

Se non sai cosa ti serve per il viaggio e in quale bagaglio fare le valigie, dai un’occhiata alla nostra guida su come e in cosa fare i bagagli. Lo affrontiamo sempre in modo molto minimalista, quindi ti faciliterà di sicuro la scelta.

Io e Lukáš abbiamo imparato che in montagna alla fine porti soprattutto buone scarpe e strati funzionali. Quindi quei tre vestiti per la sera puoi tranquillamente lasciarli a casa.

Dove trovare i voli

Il Nord Italia, se parti dal centro o dal sud Italia, è facilmente raggiungibile in auto, ma se preferisci l’aereo (ad esempio verso Venezia, Milano o Bergamo), cerca i voli su Kiwi. È il nostro portale preferito, dove confronti comodamente i prezzi.

Facciamo sempre attenzione anche agli orari degli arrivi, perché attraversare di notte passi di montagna sconosciuti per raggiungere l’hotel non è proprio il relax ideale. La cosa migliore è atterrare verso l’ora di pranzo.

Noleggio auto sul posto

Nelle Dolomiti l’auto è una necessità assoluta, perché il trasporto pubblico locale ti porta sì ai passi, ma costa un’incredibile quantità di tempo e su molti bei posti gli autobus non salgono affatto. Io e Lukáš abbiamo da tempo una buona esperienza con il comparatore DiscoverCars.com, che usiamo in tutto il mondo.

Paga però senz’altro qualcosa in più per la copertura completa. Su quelle stradine strette, dove scansi autobus e camper, un graffio capita in un attimo, anche se sei un ottimo guidatore.

Prenotazione dell’alloggio

Come ho già detto nell’articolo, cerca l’alloggio in modo strategico nelle valli proprio sotto il passo. Booking.com è il nostro motore di ricerca di hotel preferito, perché lì trovi sempre le recensioni più fresche e le opzioni di cancellazione facile.

Soprattutto in stagione estiva e intorno a Natale non lasciare la prenotazione all’ultimo momento. I migliori hotel a conduzione familiare sono spesso esauriti anche con mezzo anno di anticipo.

Non dimenticare l’assicurazione

Le Dolomiti sono sì montagne civilizzate, ma soprattutto se ti prepari a un trek tra i detriti o addirittura a una via ferrata sotto il Sass Pordoi, non sottovalutare l’assistenza sanitaria e l’assicurazione, perché un volo di soccorso in elicottero in Italia può costare diverse migliaia di euro. Per i viaggi più brevi scegliamo di solito l’AXA con il 50% di sconto, mentre per i viaggi più lunghi o molto attivi non rinunciamo a True Traveller.

Soprattutto in Italia non conviene davvero risparmiare sull’assicurazione. Quando vedi come ogni tanto vola un elicottero di soccorso dopo l’altro, è meglio avere la certezza che, in caso di guai, la cosa non ti rovini.

FAQ: Le domande più frequenti sul Sass Pordoi

Vista l’enorme popolarità di questa montagna e di tutto il massiccio del Sella, si ripetono di continuo domande pratiche. Abbiamo raccolto le principali, così da avere tutte le risposte importanti rapidamente in un unico posto.

1. Dove si trova Piz Boe?

La vetta di Piz Boè (o anche Piz Boé) si trova nelle Dolomiti italiane nel massiccio del Sella. Si trova a 3152 metri di altitudine. L’accesso più semplice è proprio dalla Terrazza delle Dolomiti, dalla stazione a monte della funivia Sass Pordoi, da dove la salita richiede circa un’ora e mezza a piedi su terreno roccioso. Anche per questo motivo in stagione affluiscono folle di turisti, quindi consiglio di partire presto al mattino. La ricompensa sarà la splendida sensazione di aver conquistato un tremila e foto perfette.

2. Quanto dura la corsa in funivia al Sass Pordoi?

Il viaggio con la gigantesca cabina sospesa dalla stazione a valle al Passo Pordoi (2239 m) alla stazione a monte Sass Pordoi (2950 m) è molto veloce e dura solo 3 minuti, nonostante superi un enorme dislivello di oltre 700 metri. Durante questi momenti vi si presenterà una vista mozzafiato sulle ripide pareti calcaree. Preparate quindi la macchina fotografica subito dopo essere saliti in cabina.

3. Quanto costa il biglietto della funivia?

I prezzi vengono leggermente adeguati ogni stagione, ma attualmente (per la stagione estiva) preparatevi a una cifra di circa 28 euro per la corsa di sola andata e 39 euro per il biglietto di andata e ritorno. La funivia fa anche parte dei grandi pass turistici e sciistici combinati Dolomiti Superski. Bambini e anziani hanno naturalmente diritto a uno sconto. Consiglio di acquistare i biglietti online in anticipo, risparmierete così parecchio tempo e nervi evitando le code alle casse.

4. Posso raggiungere il Passo Pordoi anche in inverno?

Sì, nei mesi invernali il Passo Pordoi è una delle arterie principali per l’enorme circuito sciistico Sellaronda. Potete arrivarci sia sulle piste preparate che in auto da Canazei o Arabba. Le strade sul passo sono costantemente mantenute, ma l’equipaggiamento invernale obbligatorio (pneumatici invernali e spesso anche catene nel bagagliaio) è assolutamente necessario. Se non vi sentite molto sicuri alla guida sulla neve, potete utilizzare anche gli skibus locali. Questi funzionano in stagione in modo assolutamente affidabile e vi porteranno agli impianti in tutta sicurezza.

5. Ci sono ristoranti sulla cima del Sass Pordoi e del Piz Boè?

Sì, proprio all’uscita della funivia sulla Terrazza delle Dolomiti troverete il grande ristorante vetrato Rifugio Maria e a poca distanza il tradizionale rifugio in pietra Rifugio Sass Pordoi. Sulla vetta stessa del Piz Boè (dopo aver conquistato il tremila) si trova un altro piccolo e accogliente rifugio Capanna Piz Fassa, dove potrete acquistare semplici rinfreschi. Se amate i dolci, assaggiate assolutamente al rifugio una cioccolata calda o uno strudel fatto in casa. I prezzi sono sì un po’ più alti, ma per quella sensazione di calore e la vista fantastica ne vale la pena.

6. Posso portare un drone per girare un video?

Assolutamente no! Tutta quest’area è una zona di divieto assoluto di volo per droni a causa della protezione della natura e del movimento degli elicotteri di soccorso. I poliziotti italiani lo controllano attivamente e se vi sorprendono, infliggono multe salatissime che spesso superano anche i 3000 euro, oltre al sequestro del vostro apparecchio. Meglio affidarsi a una macchina fotografica classica o a uno smartphone. Anche così porterete a casa riprese fantastiche senza il rischio di rovinare la vacanza e svuotare il portafoglio.

7. Il Sass Pordoi è sicuro anche per i bambini piccoli?

Sì, sulla terrazza panoramica stessa presso la stazione della funivia (2950 m) potete portare senza problemi anche bambini piccoli, poiché il dislivello lo superate con la funivia senza fatica e il terreno in cima è ampio. Il mal di montagna di solito non si manifesta con visite così brevi, tuttavia siate prudenti con i bambini più piccoli. Ma attenzione ai bordi, le pareti rocciose sono ripide e senza protezioni, quindi con i bambini piccoli non distogliete davvero gli occhi. E non provate a portare il passeggino, le pietre mobili lo inghiottiranno. Lo zaino porta-bimbo è essenziale.

Adolf-Munkel-Weg, Dolomiti Italia: 10 consigli su cosa vedere e fare

TL;DRL’Adolf-Munkel-Weg è un anello facile in Val di Funes, in Alto Adige, che corre ai piedi del gruppo delle Odle: 5-7 km, dislivello di soli 200-400 metri e circa 3-4 ore di cammino. Tra i dieci consigli chiave ci sono il classico giro che passa per Geisler Alm e Zanser Alm, i punti panoramici sotto le pareti delle Odle, la deviazione verso il Roanergolo, la valle di Tschantschenon con le sue cascate, il bosco di Cuecenes e l’iconica chiesetta di Santa Maddalena. Il punto di partenza è il parcheggio di Zanser Alm (1685 m), dove la sosta costa 8 € al giorno; il periodo migliore va da maggio a settembre, ma i colori più belli dei larici li trovi in ottobre. Il sentiero è adatto a cani al guinzaglio e bambini dai 5 anni in su, mentre non è percorribile con il passeggino.

Quando si pensa alle Dolomiti Italia, molti hanno subito in mente quell’immagine iconica: prati verdi, una piccola chiesa e, sullo sfondo, torri rocciose verticali quasi inverosimili. Benvenuti in Val di Funes, la casa del gruppo delle Odle. Ed è proprio sotto queste maestose pareti che si snoda l’Adolf-Munkel-Weg.

Si tratta di un itinerario semplicemente perfetto: offre panorami mozzafiato con un dislivello minimo, il che nelle Dolomiti è una rarità 😅. L’Adolf-Munkel-Weg è un percorso abbastanza pianeggiante e non troppo impegnativo, ma il fondo è molto sassoso e con il passeggino è impossibile. Il bello è che si può pianificare anche con bambini più grandi, quando saranno pronti per un’escursione più lunga.

Se stai cercando un sentiero che ti impegni tre o quattro ore piacevoli, che sia percorribile con i cani e ti regali i paesaggi più fotogenici dell’Alto Adige, sei nel posto giusto. Allora dai, ti racconto tutto quello che devi sapere su questo trek.

Riassunto per chi non ha tempo di leggere tutto

  • Dove si trova: Val di Funes, Alto Adige (Italia).
  • Lunghezza e tempo: L’anello misura circa 5–7 chilometri a seconda della variante scelta e richiede 3–4 ore di camminata tranquilla.
  • Difficoltà: Facile-medio. Il dislivello è di soli 200–400 metri, ma il terreno è in certi tratti molto sassoso: le scarpe da trekking sono indispensabili.
  • Con passeggino e bambini: Con il passeggino è davvero impossibile a causa di sassi e radici. Per i neonati serve un marsupio o uno zaino porta-bimbo; i bambini più grandi (dai 5 anni in su) ce la fanno benissimo da soli.
  • Con il cane: I cani sono ammessi, ma devono essere tenuti rigorosamente al guinzaglio. Sui pascoli pascolano liberamente le mucche e i bovini di montagna non apprezzano affatto i cani sciolti, fidatevi 😅.
  • Parcheggio: Zanser Alm, in fondo alla valle. In stagione costa 8 € al giorno; vi consiglio di arrivare presto al mattino, altrimenti la strada viene chiusa già in fondo alla valle per limitazioni al traffico.
  • Divieto di droni: Ci troviamo all’interno del Parco Naturale Puez-Geisler. Il volo con i droni è severamente vietato con una multa fino a 3.000 €.

Cos’è esattamente l’Adolf-Munkel-Weg?

Devo ammettere che ho dovuto fare una piccola ricerca, perché ero davvero curiosa di sapere chi fosse questa persona. Adolf Munkel era un appassionato alpinista tedesco e questo sentiero nacque per sua iniziativa nel 1894. Un sentiero vecchio di più di cent’anni e siamo ancora lì a fare la fila per scattare la foto (il che la dice lunga, no?). Il percorso si snoda proprio sotto il gruppo delle Odle (in tedesco Geisler), tra boschi e prati alpini, con le enormi torri calcaree bianco-grigie che ti fanno compagnia sulla destra per tutto il tragitto.

Quando andare e come raggiungere il sentiero

Il tempismo nelle Dolomiti è fondamentale, e qui ancora di più. Le sbarre possono fermarti a sorpresa, quindi ecco alcuni consigli per evitare brutte sorprese.

Il periodo ideale

La stagione turistica principale nelle Dolomiti va da maggio a settembre. In questo periodo i rifugi sono aperti, il meteo è più stabile e la neve sulle quote più alte si è ormai sciolta. Bisogna però mettere in conto che sul sentiero non sarete soli. In particolare ad agosto, durante il Ferragosto, c’è davvero molta gente. Se potete scegliere, vi consiglio l’autunno, idealmente ottobre. I larici della valle si tingono di sfumature dorate incredibili e il contrasto con le cime innevate delle Odle è semplicemente magico. In primavera, invece, sbocciano migliaia di crochi, un altro spettacolo da non perdere. D’inverno il sentiero è ufficialmente chiuso per neve e rischio di valanghe dalle quote più alte, quindi non pianificatelo in quel periodo.

Come arrivare in auto a Zanser Alm

Il punto di partenza del trek è il parcheggio di Zanser Alm (Zannes), situato a 1.685 metri s.l.m. in fondo alla Val di Funes. Si attraversa il pittoresco paesino di Santa Maddalena e si continua a salire fino a raggiungere le sbarre. In alta stagione il parcheggio costa 8 € al giorno (che per gli standard delle Dolomiti è un prezzo abbastanza accessibile). C’è però un grosso limite: la capacità della valle è limitata e una volta pieno il parcheggio, la strada viene chiusa in basso. Dalla nostra esperienza, vi consiglio di essere alla sbarra entro le 8:00 di mattina.

Per raggiungere la Val di Funes dall’Italia, le città di partenza più commode sono Bolzano (circa 40 minuti), Verona (circa 2 ore) o Milano (circa 3 ore). In autostrada percorrete l’A22 del Brennero e uscite a Chiusa/Klausen.

In modo ecologico e rilassato con l’autobus

Se volete evitare lo stress mattutino del parcheggio o viaggiate senza auto, un’ottima alternativa è il trasporto pubblico locale. Dalla vicina cittadina di Bressanone partono regolarmente le linee 330 e 335 (maggiori informazioni sul sito ufficiale dei trasporti dell’Alto Adige), che vi portano direttamente al parcheggio di Zanser Alm. Il viaggio dura circa un’ora e potete godervi i panorami della valle senza pensieri. Soprattutto in estate è decisamente più piacevole che stare ad angosciarsi se troverete posto. E l’ambiente vi ringrazierà.

Dove dormire vicino alla Val di Funes e quanto costa

Se volete svegliarvi con i migliori panorami già dalla finestra ed essere tra i primi sul sentiero, la scelta dell’alloggio è strategica. I prezzi in questa zona variano in stagione mediamente dai 100 ai 200 € a notte per due persone, a seconda che optiate per un hotel di lusso con spa o per un tradizionale maso di montagna.

Nel cuore della valle si trova il paese di Santa Maddalena, che è la scelta ideale. Qui abbondano i tradizionali agriturismo e i B&B accoglienti. È una zona più cara, ma risparmiate tempo di spostamento e l’atmosfera della valle che si svuota la sera vale ogni centesimo. Un’ottima scelta sono i masi familiari come il Hotel Ranuimüllerhof, dove a colazione servono formaggi freschi della fattoria vicina, oppure il popolare Proihof, con valutazioni fantastiche.

Se cercate una base un po’ più economica o vivace, la storica Bressanone è una scelta eccellente. Si trova a soli 15–20 minuti di auto dall’ingresso della valle, offre molte più opzioni per la sera, un’ampia scelta di ristoranti e prezzi degli alloggi generalmente più convenienti. Un’altra opzione popolare, anche se un po’ più lontana (circa 30 minuti di guida attraverso un passo di montagna), è il famoso centro di Ortisei nella vicina Val Gardena. Qui si trova di tutto, dai resort di lusso ai semplici appartamenti, ma bisogna mettere in conto trasferimenti mattutini più lunghi fino al punto di partenza del trek.

Cerchi consigli concreti? Noi prenootiamo sempre gli alloggi su Booking.com, dove si trovano ottime offerte e, con lo status Genius, si ottengono prezzi davvero interessanti anche nei periodi di punta.

Adolf-Munkel-Weg nelle Dolomiti Italia: 10 consigli su cosa vedere e fare lungo il percorso

Entriamo nel vivo. L’Adolf-Munkel-Weg non è solo un tragitto dal punto A al punto B: è una serie di piccole esperienze, panorami e deviazioni che incontrerete lungo la strada. La maggior parte delle persone sceglie l’anello classico che parte da Zanser Alm, si aggancia al sentiero numero 35 e torna attraverso i prati alpini. Ecco 10 cose da non perdere.

1. L’anello classico Geisler Alm e Zanser Alm

La base di partenza, quella che sceglie la maggior parte dei visitatori, è un anello di circa 5–6 chilometri. Si parte dal parcheggio di Zanser Alm seguendo il sentiero numero 6, che in poco tempo si ricongiunge con il percorso principale dell’Adolf-Munkel-Weg (segnato come sentiero 35). Da lì si cammina direttamente sotto i massicci rocciosi fino al bivio per il popolare rifugio Geisler Alm, dal quale si ridiscende dolcemente attraverso prati fioriti e sentieri nel bosco fino a ritornare al parcheggio. È l’anello ideale perché non si ripercorre mai la stessa strada e ci sono sempre nuovi scenari davanti agli occhi.

Questo giro è il giusto compromesso quando si vuole vedere il meglio senza strapazzarsi troppo. Vale la pena distribuirlo nel pomeriggio intero, senza fretta, con qualche sosta in più.

2. Le pareti verticali delle Odle

Le Odle sono enormi guglie verticali che superano i tremila metri e, guardandole dal basso, il cuore fa un salto. Una bellezza così spietata e grandiosa che ti fa sentire infinitamente piccolo 😅. Soprattutto nel pomeriggio, quando le rocce si tingono di calde sfumature arancioni, si tratta di uno scatto che non si dimentica.

Per di più questi panorami cambiano continuamente al muoversi delle nuvole: a volte le cime sono illuminate a pieno sole, a volte si nascondono in ombre drammatiche, e così continui a scattare foto anche quando ti dici che ne hai già abbastanza.

3. Sosta al Rifugio Geisler Alm

Il Rifugio Geisler Alm (a quasi 2.000 metri s.l.m.) non è un rifugio qualunque. È un’istituzione. Non appena si esce dal bosco, si apre davanti a voi un enorme prato perfettamente curato, dove sono sistemate delle sdraio in legno chiamate “cinema”. E il film in programmazione sono proprio le cime delle Odle lì di fronte. Qui facciamo sempre una pausa più lunga. I bambini hanno un fantastico parco giochi, gli adulti possono godersi una birra fresca o un Aperol Spritz mentre guardano le mucche pascolare lì accanto. In alta stagione c’è parecchia gente, ma lo spazio è enorme e un posticino lo trovate sempre.

Se ci andate in alta stagione e volete pranzare seduti a tavola, date un’occhiata prima al loro sito ufficiale per verificare gli orari. Ma anche un picnic sull’erba con la vista più bella del mondo funziona benissimo.

4. Il Rifugio Zanser Alm alla partenza e all’arrivo

Proprio accanto al parcheggio di Zanser Alm si trova l’omonimo rifugio a 1.685 metri s.l.m. (hanno anche un sito web con informazioni aggiornate). Può essere utilizzato come punto di riferimento mattutino: ci si ferma per un bel caffè ristretto e una fetta di strudel prima di partire. Il vantaggio è che funziona benissimo anche come ristorante al ritorno. Quando tornate stanchi dal trek, non dovete spostarvi da nessuna parte e potete concedervi un pranzo tardivo o una cena anticipata proprio qui, prima di rimettervi in auto verso valle.

Sedersi in terrazza quando il pomeriggio si avvia alla fine e i turisti cominciano a defluire ha un’atmosfera meravigliosa. Si mangia bene e soprattutto ci si lascia avvolgere dalla quiete della montagna.

5. I punti fotografici sotto le pareti colossali

Se amate la fotografia, questo sentiero sarà per voi un paradiso assoluto. I migliori punti fotografici si trovano più o meno a metà del sentiero numero 35, dove il bosco si dirada un po’ e forma cornici naturali di rami di larici e pini con le vette aguzze sullo sfondo. Se volete avere nella foto i tipici ghiaioni chiari e i detriti, vedrete alcuni piccoli sentierini calpestati (spesso creati dall’acqua) che portano direttamente verso le rocce. Vi prego però di rispettare la natura e di non allontanarvi troppo dai percorsi segnalati, per non causare erosione del suolo.

Ogni passo fuori dal tracciato può danneggiare rari fiori alpini che impiegano anni a crescere in queste condizioni difficili. Scattando dai punti battuti porterete a casa comunque immagini straordinarie, che faranno fare bella figura su Instagram.

6. Estensione alla Forcella Roa (Roanergola) per i più esperti

Se il giro classico di cinque chilometri non vi basta e avete voglia di sudare un po’ di più, potete prolungare il percorso. Invece di scendere verso la Geisler Alm, continuate sotto le pareti in direzione della Forcella Roa (Roanergola). Qui finisce l’ombra del bosco e comincia un ambiente alpino più selvaggio, fatto di ghiaioni. Le viste da questo valico sulle valli circostanti sono assolutamente mozzafiato, ma tenete presente che si tratta di una salita impegnativa che vi aggiungerà almeno altre due ore di cammino.

È un bello sforzo cardiovascolare, quindi non dimenticate di fare scorta d’acqua e qualche spuntino extra. In cambio troverete un sentiero molto più tranquillo, dove a volte non si incontra anima viva per un’ora intera.

7. La deviazione verso la valle del Tschantschenon

Un’altra bellissima e decisamente più tranquilla deviazione è il percorso che porta verso i pascoli e il torrente Tschantschenon. Si trova nella parte orientale del sentiero, subito all’inizio se si percorre l’anello in senso antiorario partendo da Zanser Alm. Qui si trovano bellissime piccole cascate e salti del torrente di montagna. Nelle calde giornate estive è il posto perfetto per rinfrescare i piedi stanchi nell’acqua gelida, cosa che apprezzeranno sia voi che i vostri amici a quattro zampe. C’è molto meno gente rispetto al rifugio Geisler Alm.

Questa piccola valle è un tesoro nascosto dove rifugiarsi quando il sentiero principale è troppo affollato. Anche un semplice panino dallo zaino ha il sapore di un ristorante stellato quando lo si mangia ascoltando lo scorrere dell’acqua.

8. Il bosco di abeti e larici di Cuecenes

Gran parte dell’Adolf-Munkel-Weg attraversa i boschi maturi della zona chiamata Cuecenes. Anche se camminare nel bosco in montagna potrebbe sembrare meno spettacolare, è vero l’opposto. Questi boschi offrono la preziosa ombra nei caldi mesi estivi. E in autunno i larici, che costituiscono buona parte della vegetazione, si tingono di sfumature incredibili di arancione e giallo. Passeggiare in questo tunnel dorato attraversato dalla luce del sole di montagna è forse una delle esperienze più romantiche che le Dolomiti riescano a regalare.

9. La chiesa di Santa Maddalena sulla strada verso l’alto

Questo consiglio non si trova direttamente sul sentiero alpino, ma non potete assolutamente perderlo. Mentre salite in auto la mattina verso il parcheggio di Zanser Alm, passerete per il paese di Santa Maddalena. Fermatevi al belvedere sopra il paese. È proprio da lì che si scatta quella vista famosa in tutto il mondo: la piccola chiesa solitaria con il massiccio delle Odle sullo sfondo, quella che trovate in ogni guida e su ogni calendario.

Tenete però presente che nei punti migliori c’è già parecchia gente fin dal primo mattino. Ci vuole un po’ di pazienza per inquadrare senza finire nello scatto lo zaino o la mano con il telefono di qualcun altro, ma la foto vale l’attesa.

lukas a lucka
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10. La variante per il sentiero alto della Brogleshütte

Per i camminatori davvero allenati esiste un’altra variante, molto più lunga, per esplorare questa zona. Dall’Adolf-Munkel-Weg si può prendere i sentieri in direzione della Brogleshütte. Questo rifugio si trova all’estremità occidentale del gruppo delle Odle (verso la cresta della Seceda). Il percorso per raggiungerla è già un’escursione di una giornata intera con un dislivello considerevole, ma la ricompensa sono viste sulle montagne da un’angolazione completamente diversa e insolita. Lungo la strada incontrerete il volto più selvaggio delle Dolomiti e solo una frazione dei turisti.

Il versante occidentale del massiccio è davvero affascinante e merita assolutamente una gita a parte. Se avete più giorni e una buona condizione fisica, inseritela nei vostri piani.

Si può percorrere l’Adolf-Munkel-Weg con bambini e cani?

È una delle domande che ci fate più spesso. Con bambini piccoli e con i cani, l’accessibilità dei sentieri è un tema fondamentale. Com’è messa concretamente questo trek?

💡 Consiglio utile: Sulle funivie e sugli autobus di solito chiedono la museruola per i cani (la trovate ovunque, anche direttamente alle stazioni a valle). Può essere scocciante — ve la chiedono anche quando siete in cabina completamente da soli. Se avete in programma più funivie di seguito, spesso è più comodo lasciare i cani a riposare in alloggio.

In trek con bambini piccoli e grandi

Come accennavo nell’introduzione, l’Adolf-Munkel-Weg non è in alcun modo adatto ai passeggini. Neanche a quelli da fuoristrada. Il sentiero percorre stretti tracciati di bosco, è pieno di radici affioranti, grossi sassi e tratti con gradini o canalette scavate dall’acqua. Con un passeggino vi blocchereste già dopo i primi cento metri.

Se invece portate un neonato o un bimbo piccolo (fino a circa 2–4 anni) in uno zaino porta-bimbo di qualità, è la scelta ideale. Il dislivello non è drastico, quindi con lo zaino in spalla ce la fate senza problemi. Per i bambini più grandi (dai 5 anni in su) questo percorso è semplicemente fantastico. È abbastanza vario: si cammina un po’ nel bosco, si saltano i sassi, si incontrano le mucche al pascolo e al traguardo, al rifugio Geisler Alm, li aspetta un grandissimo parco giochi. Non si annoieranno di certo.

In trek con il cane

Le Dolomiti sono una delle migliori destinazioni per viaggiare con i cani e l’Adolf-Munkel-Weg è uno dei percorsi dog-friendly. Il terreno è più che piacevole per le zampe: non ci sono esposizioni su scale o ghiaioni taglienti che potrebbero ferire i cuscinetti, e non è necessario portare grandi quantità d’acqua perché lungo il tragitto si trovano diversi ruscelli e cascate dove i cani possono bere senza problemi.

Bisogna però rispettare rigorosamente una regola: i cani devono essere sempre al guinzaglio. Il percorso attraversa pascoli alpini dove si muove liberamente il bestiame. Le mucche in montagna possono essere piuttosto territoriali e se un cane si avvicinasse libero, potrebbe finire male. Attenzione anche ai mesi estivi: anche a queste altitudini si possono prendere le zecche, quindi la prevenzione è d’obbligo.

Cosa assaggiare nei rifugi di montagna

Il cibo nelle Dolomiti italiane è secondo me il migliore di tutta Italia, e chiunque non sia d’accordo non ha ancora assaggiato dei veri Knödel dopo quattro ore di cammino in salita 😄. Qui si fondono la leggerezza italiana e la sostanza austriaca e tirolese, che è esattamente quello di cui il corpo ha bisogno dopo ore di camminata. Quando vi siederete sulla terrazza del Rifugio Geisler Alm o allo Zanser Alm, assaggiate le specialità locali.

I grandi classici sono i canederli — oltre a quelli allo speck (Speckknödel), qui preparano anche quelli al formaggio e agli spinaci, serviti in brodo ricco oppure semplicemente conditi con burro fuso e erba cipollina. Una bomba calorica, ma di una bontà incredibile. Se preferite qualcosa di più italiano, ordinate gli Schlutzkrapfen, una sorta di ravioli ripieni di solito con spinaci e ricotta, conditi con burro fuso e parmigiano grattugiato.

Un grande classico locale è la saporita polenta di mais con ragù di funghi e formaggio di malga sciolto sopra. E poiché ci troviamo in Alto Adige, famoso per le sue mele, il finale non può che essere un buon Apfelstrudel caldo con abbondante salsa alla vaniglia. Molte fattorie e rifugi della valle aderiscono all’associazione Roter Hahn (Gallo Rosso), una garanzia che la cucina utilizza ingredienti locali, genuini e di qualità.

Consigli pratici prima di allacciare gli scarponi

Alcune cose che vale la pena sapere prima di partire per le Dolomiti (meglio saperle in anticipo che scoprirle a proprie spese):

  • Divieto di droni con salata multa: Se siete appassionati di fotografia aerea, lasciate il drone ben in fondo allo zaino. La Val di Funes rientra nel Parco Naturale Puez-Geisler e qui vige un severo divieto di volo. I ranger locali controllano attivamente e se vi beccano rischiate una multa senza sconti fino a 3.000 €. Non vale la pena per uno scatto su Instagram.
  • Scarpe per terreni bagnati e sassosi: Anche se il percorso è relativamente facile, spesso si cammina su sassi che di mattina o dopo la pioggia diventano molto scivolosi. Lasciate a casa le sneaker da città e calzate delle scarpe da trekking robuste con una buona suola.
  • Bastoncini da trekking: Noi li usiamo praticamente ovunque nelle Dolomiti. Sulle irregolarità del terreno dell’Adolf-Munkel-Weg vi alleggeriscono notevolmente le ginocchia.
  • Acqua potabile: Potete riempire le borracce all’inizio al parcheggio, ma anche durante il percorso nei rifugi. Non è necessario portarsi dietro pesanti bottiglie per tutta la giornata.

Consigli e trucchi per un viaggio senza intoppi

Prima ancora di arrivare al punto di partenza della vostra escursione in montagna, è bene avere organizzato il viaggio, il trasporto e tutto il resto. Ecco i servizi che usiamo e di cui ci fidiamo.

Dove trovare i voli per l’Italia

Se non venite in auto, gli aeroporti più vicini si trovano a Verona, Venezia o Bergamo. Le principali compagnie aeree come Ryanair, easyJet e Vueling collegano molte città italiane con questi scali. Per cercare i voli più convenienti vi consigliamo Kiwi, il nostro portale preferito.

Noleggio auto in Italia

Per muoversi nelle Dolomiti l’auto è indispensabile (a meno che non vogliate dipendere solo dai bus locali). Noi abbiamo da tempo una buona esperienza con DiscoverCars, che usiamo in tutto il mondo.

Non dimenticatevi l’assicurazione di viaggio

La montagna è imprevedibile e una buona assicurazione è la base. Noi usiamo da tempo SafetyWing.

Internet all’estero

All’interno dell’UE il roaming è incluso, quindi in Italia non avrete problemi con la connessione. Se però viaggiate spesso fuori dall’Europa o volete avere una SIM di riserva, date un’occhiata alla nostra recensione di Holafly.

Dove andare ancora nelle Dolomiti

Se avete più giorni in Val di Funes, date un’occhiata alla nostra guida completa su Val di Funes e Santa Maddalena, dove trovate consigli su altri belvedere e luoghi della valle.

Dalla vicina Val Gardena potete partire per quella che è forse la più famosa cresta delle Alpi: leggete la nostra guida alla Seceda.

Volete una panoramica completa di cosa fare in zona? Abbiamo scritto un articolo su Cosa fare nelle Dolomiti, dove condividiamo i nostri laghi, passi e paesini preferiti. E per ulteriore ispirazione sui trekking non perdete i nostri 5 consigli su sentieri nelle Dolomiti italiane per tutti i livelli.

FAQ (Domande frequenti)

Quanto è lungo il sentiero Adolf Munkel Weg?

Il classico e più popolare anello misura circa 5-6 chilometri a seconda del rifugio da cui si parte e del percorso scelto per il ritorno. Ci vogliono all’incirca 3-4 ore di cammino effettivo senza soste prolungate.

Qual è il dislivello del percorso?

Il dislivello è molto contenuto per gli standard delle Dolomiti, in totale si affrontano solo circa 200-400 metri tra salite e discese. Il sentiero si sviluppa prevalentemente in quota seguendo le curve di livello ai piedi delle montagne.

È possibile percorrere il sentiero con il passeggino?

No, il sentiero è assolutamente inadatto ai passeggini. Il percorso è pieno di pietre, radici affioranti e gradini. Per i bambini più piccoli consigliamo uno zaino porta bimbo o un marsupio da trekking.

Quanto costa il parcheggio presso Zanser Alm?

In alta stagione estiva bisogna mettere in conto una tariffa di 8 euro al giorno per un’auto. È consigliabile avere contanti con sé, anche se ormai la maggior parte dei distributori automatici accetta carte.

I cani sono ammessi sul sentiero?

Sì, i cani sono benvenuti sul sentiero, ma per motivi di protezione della natura e del bestiame al pascolo devono essere tenuti rigorosamente al guinzaglio per tutta la durata della permanenza nel parco naturale.

Qual è il periodo migliore per visitare il sentiero?

Per il trekking classico i mesi ideali vanno da luglio a settembre. Per gli appassionati di fotografia consiglio ottobre, quando i boschi di larici locali si tingono di splendide tonalità dorate. In inverno il sentiero è solitamente chiuso a causa della neve.

È possibile pernottare lungo il percorso?

Il campeggio libero è severamente vietato nel parco naturale. È però possibile pernottare in una delle strutture ricettive a valle o, previo accordo, soggiornare in uno dei rifugi di montagna nelle vicinanze del sentiero.

Croda da Lago e Lago Federa, Dolomiti: 10 cose da vedere e fare

TL;DRLa Croda da Lago (massiccio dolomitico patrimonio UNESCO) e il turchese Lago Federa, a 2034 m di quota, sono un’alternativa meno affollata al Lago di Sorapis, a sud-ovest di Cortina d’Ampezzo. Ecco 10 idee su cosa vedere e fare: dal classico trekking da Passo Giau (3 ore, 350 m di dislivello) all’anello di un’intera giornata da Ponte de Ru Curto (5-6 ore), fino al pernottamento al Rifugio Palmieri, proprio sulla riva del lago. Il periodo più bello è l’autunno, verso fine ottobre, quando i larici si tingono di giallo; il parcheggio a Passo Giau costa 5 euro per 3 ore. Sopra il lago vige un divieto assoluto di volo con i drop, con multe fino a 3000 euro.

Quando si parla di laghi di montagna intorno a Cortina d’Ampezzo, nelle Dolomiti in Italia, alla maggior parte delle persone viene subito in mente il celebre Lago di Sorapis. È meraviglioso, su questo non c’è dubbio, ma in alta stagione assomiglia più a una piazza affollata in centro città che a un angolo di natura selvaggia. Se cerchi un’alternativa più tranquilla, dove non dovrai farti largo tra le folle di turisti, devo assolutamente portarti in uno dei nostri posti preferiti in tutte le Dolomiti. Croda da Lago e il Lago Federa che si trova ai suoi piedi sono esattamente quel tipo di luogo per cui torniamo sempre in Italia. ☺️

Da Cortina non è affatto lontano e ti aspetta un trek meraviglioso, in cui si alternano boschi profondi, pareti rocciose drammatiche e infine la ricompensa di un panorama sulla superficie turchese incorniciata da larici dorati. Io e Lukáš ci siamo stati ancora prima che nascesse il nostro Jonášek. È un trek impegnativo, che può richiedere tranquillamente cinque o sei ore, quindi quest’anno con il nostro piccolo monello di un anno lo rimandiamo, idealmente all’anno prossimo, quando sarà un po’ più grande.

Ti anticipo subito cosa troverai in questo articolo: dove parcheggiare, quale percorso scegliere per evitare il dislivello maggiore, dove dormire e cosa mangiare al rifugio. E ti metto anche in guardia da un errore che potrebbe costarti migliaia di euro. 😉

Riassunto per chi non ha tempo di leggere tutto l’articolo

Se stai già preparando lo zaino e ti serve solo una panoramica rapida, ecco i punti più importanti:

  • Dove si trova: Massiccio montuoso a sud-ovest di Cortina d’Ampezzo, nella regione italiana del Veneto.
  • Attrazione principale: Il Lago Federa turchese a 2034 m di altitudine e il rifugio di montagna Rifugio Palmieri Croda da Lago.
  • Difficoltà: Media. L’anello classico richiede dalle 5 alle 6 ore, ma si può accorciare a 3 ore partendo dal Passo Giau. Non è adatto ai passeggini, ma i bambini più grandi (dagli 8 anni) lo affrontano senza problemi.
  • Quando andare: Il momento più bello è l’autunno (fine ottobre), quando i larici diventano dorati. In estate è una classica fiaba alpina, in inverno si arriva con le ciaspole.
  • Avviso importante: Sopra il lago vige il divieto assoluto di volare con i droni, le multe arrivano alla cifra astronomica di 3000 euro.

Che cosa sono in realtà la Croda da Lago e il Lago Federa?

All’inizio il nome stesso potrebbe trarti in inganno. La Croda da Lago infatti non è un lago, anche se la parola “Lago” lo lascerebbe pensare, ma è un massiccio montuoso imponente e parte del patrimonio mondiale UNESCO, le cui cime frastagliate si ergono alte sopra il paesaggio. Il lago turchese vero e proprio, che tutti cercano in questa zona, si chiama Lago Federa e si trova proprio ai piedi di queste rocce maestose, a 2034 metri sul livello del mare.

È proprio questa combinazione di cime dolomitiche aguzze e della superficie d’acqua tranquilla in cui si specchiano le rocce che ha inchiodato me e Lukáš sul posto — io tiravo fuori la macchina fotografica, lui guardava a bocca aperta e nessuno dei due voleva muoversi. Inoltre, proprio sulla riva del lago sorge un iconico rifugio di montagna, che forse conosci con il nome di Rifugio Gianni Palmieri. È un rifugio perfetto dove riposarsi, gustare un ottimo pasto o addirittura pernottare e svegliarsi al mattino, quando la nebbia sale sopra l’acqua e per chilometri non c’è anima viva.

Quando partire per il trek e che tempo fa

Sinceramente? Quando partire è forse il dilemma più grande che abbiamo affrontato prima di ogni viaggio nelle Dolomiti. Ogni stagione qui sembra completamente diversa e ogni volta ci siamo detti che quella era la migliore. Devi però tenere conto del fatto che il tempo a oltre 2000 metri di altitudine può essere molto imprevedibile.

Se ci vai durante la classica stagione estiva, ovvero da maggio a settembre, ti aspettano pascoli verdi, prati alpini fioriti e temperature piacevoli per l’escursione. Devo però dirti onestamente che agosto è l’apice assoluto delle vacanze italiane (il cosiddetto Ferragosto), quindi anche qui i sentieri saranno affollati, anche se comunque incomparabilmente meno rispetto al vicino Lago di Sorapis.

Il nostro periodo preferito è però l’autunno. A fine ottobre, infatti, i larici che incorniciano il lago si colorano di incredibili sfumature di oro e arancione, che in contrasto con l’acqua turchese e le rocce bianche sembrano dipinte con Photoshop. In inverno i sentieri sono sotto la neve e il rifugio è chiuso, ma la zona si trasforma in una meta amata per le escursioni con le ciaspole. Prima di un’escursione invernale ricordati solo di controllare la webcam della Croda da Lago, così saprai qual è la situazione attuale della neve.

Come arrivare alla Croda da Lago (3 percorsi principali)

Sinceramente, anche noi all’inizio ci siamo persi un po’ tra i vari punti di partenza, quindi abbiamo selezionato per te le tre varianti più popolari. I modi per raggiungere il lago sono diversi e dipende tutto dalla tua forma fisica e da quanto tempo hai a disposizione per l’escursione.

Dal Passo Giau (il più breve e panoramico)

Se cerchi il percorso più semplice con il miglior rapporto tra fatica e panorami, parti dal passo di montagna Passo Giau. Il sentiero passa per la Forcella Giau e l’intero percorso andata e ritorno richiede circa 3 ore di cammino tranquillo, con un dislivello piacevole di circa 350 metri. Il vantaggio è che la partenza è già in quota, quindi non ti aspetta nessuna salita drastica nel bosco e per la maggior parte del tempo godi di panorami mozzafiato. Il parcheggio al passo costa circa 5 euro per 3 ore.

Da Ponte de Ru Curto (la via di mezzo)

Questo è il vero classico, ovvero il famoso anello della Croda da Lago. Si parte da un piccolo parcheggio presso il ponte Ponte de Ru Curto, che si trova proprio sulla strada che collega Cortina e il Passo Giau. Il percorso ti conduce prima attraverso un fitto bosco, poi attraversi ruscelli di montagna e infine sali fino al lago. L’intero anello richiede dalle 5 alle 6 ore ed è un’escursione di un’intera giornata assolutamente meravigliosa, che consigliamo se hai voglia di metterti davvero alla prova.

Dal parcheggio Olympia a Cortina (per gli appassionati)

Se hai voglia di un’escursione davvero lunga e impegnativa di un’intera giornata, puoi partire direttamente dal parcheggio Olympia, ai margini di Cortina. Tieni però presente che camminerai a lungo in una valle molto profonda e accumulerai una bella porzione di dislivello in più. Il parcheggio per l’intera giornata costa qui circa 10 euro. È una variante più adatta a chi ama la solitudine nel bosco prima di arrivare al massiccio vero e proprio.

Dove alloggiare nelle vicinanze e quanto costa

Per esplorare questa zona, la scelta strategicamente migliore è alloggiare in uno dei paesini della valle, da cui l’inizio dei sentieri dista solo pochi minuti di auto. I prezzi degli alloggi in questa zona sono piuttosto alti (in fondo Cortina è una destinazione premium), ma al di fuori di agosto si trovano anche soluzioni ragionevoli.

Cortina d’Ampezzo è la scelta numero uno in assoluto. Da qui al Passo Giau ci sono circa 15-20 minuti di auto tra splendidi tornanti. Se ami la storia e un po’ di lusso alpino, dai un’occhiata all’iconico Hotel de la Poste proprio in centro, oppure al molto piacevole Franceschi Park Hotel. Alloggiare a Cortina significa avere a portata di mano i migliori ristoranti e caffè per rilassarsi la sera dopo l’escursione.

Un’alternativa alla costosa Cortina è il paesino di San Vito di Cadore, che si trova un po’ più a sud. Qui c’è un po’ più di tranquillità, i prezzi per il pernottamento sono sensibilmente più bassi e i sentieri restano comunque molto vicini. Un’altra bella opzione è Alleghe, un paesino sul lago proprio ai piedi del massiccio della Marmolada. Possiamo consigliare ad esempio il familiare Chalet al Lago, da cui in auto serve un po’ più di tempo per arrivare all’inizio del nostro trek, ma l’atmosfera del lago vale assolutamente la pena. Un soggiorno settimanale per due in alta stagione estiva in questa zona costa di solito tra i 1000 e i 1600 euro, a seconda ovviamente del livello di comfort.

Croda da Lago: 10 consigli sul meglio da vedere e fare

Ora che sai come arrivare qui e dove dormire, vediamo il meglio che questa zona offre. Il trek non consiste solo nell’arrivare al lago e tornare indietro: ci sono tante deviazioni, punti panoramici nascosti ed esperienze che sarebbe un peccato perdere.

1. Il classico trek dal Passo Giau al lago

Questa è la base assoluta, alla portata anche di un escursionista mediamente allenato. Il sentiero dal Passo Giau al lago è meraviglioso perché ti conduce attraverso pascoli d’alta quota pieni di marmotte. Il dislivello di 350 metri non è affatto spaventoso e i panorami che ti si aprono davanti dopo aver superato la Forcella Giau ti lasceranno senza fiato. Io e Lukáš abbiamo scattato circa un milione di foto prima ancora di arrivare all’acqua vera e propria.

Lungo il cammino incontrerai infatti un numero incredibile di marmotte, che si crogiolano al sole sui massi o ti fischiano da lontano. Kája e Baby ne erano completamente incantate, anche se ovviamente hanno dovuto camminare tutto il tempo al guinzaglio, da bravissime. Quel momento in cui finalmente superi il crinale e vedi la valle ai tuoi piedi vale ogni goccia di sudore.

2. L’esperienza al Rifugio Palmieri Croda da Lago

Proprio sulla riva del lago sorge un pittoresco rifugio in pietra (conosciuto come Rifugio Gianni Palmieri). Se vuoi portare a casa un’esperienza davvero indimenticabile, prova a prenotare un pernottamento qui. Spesso è tutto esaurito mesi prima, quindi non lasciarlo all’ultimo momento. Svegliarsi in montagna, quando i primi raggi di sole illuminano la superficie dell’acqua e tu sorseggi il tuo espresso italiano mattutino, è semplicemente fantastico.

Il personale locale è inoltre molto gentile e cordiale, così ti senti subito a casa. A cena si servono specialità locali di montagna e l’atmosfera ai tavoli di legno condivisi, dove tutti si scambiano le esperienze della giornata, ha un fascino incredibile. Ricorda solo che con l’acqua calda nella doccia, a queste altitudini, è un po’ una lotteria.

3. La foto iconica dal pontile di legno

Sul lago troverai un piccolo pontile di legno, che sembra costruito apposta perché la gente ci scatti la foto perfetta del riflesso delle cime aguzze sulla superficie dell’acqua. Verso mezzogiorno qui si forma un po’ di fila, ma vale la pena aspettare. Noi siamo arrivati al pontile abbastanza presto al mattino, l’acqua era calma come uno specchio e così gelida che, anche solo a toccarla con un dito, ci si congelava. 😅

Se non vuoi avere teste di sconosciuti nella foto, ti consiglio davvero di alzarti presto. Tra l’altro la luce del primo mattino è la più bella e il sole dorato che lentamente illumina le pareti rocciose di fronte crea uno scenario che nessun filtro di Instagram può eguagliare. Lukáš poi ha passato lì almeno venti minuti con la macchina fotografica prima di essere completamente soddisfatto della composizione.

4. Esplora il sentiero dal parcheggio Olympia

Se ami camminare nel fitto bosco, dai una chance al percorso dal parcheggio Olympia. Sì, è molto più lungo, ma ti offre una prospettiva completamente diversa sulle montagne. È una bella sensazione quando per lunghe ore sali tra gli alberi, ascolti solo lo scricchiolio dei rametti sotto i piedi e all’improvviso il bosco si apre e spunta quell’enorme bastione di roccia.

Su questo percorso incontrerai davvero pochissime persone, il che lo rende la scelta ideale per chi cerca pace e silenzio in montagna. Durante il cammino noterai anche piccoli ruscelli e ponticelli di legno, così sembra quasi una fiaba. Porta solo scarpe davvero buone, perché le radici degli alberi possono essere piuttosto scivolose, soprattutto dopo la rugiada mattutina.

5. Per esperti: Via ferrata della Strafala

Per chi non si accontenta del semplice cammino, nella zona è nascosta la via ferrata della Strafala. Noi, con i cani, l’abbiamo ovviamente saltata, ma controlla sicuramente in anticipo le condizioni attuali, perché secondo le guide locali offre scorci su gole profonde che non vivrai da nessun’altra parte.

Questa via ferrata non è estremamente difficile, ma hai sicuramente bisogno dell’attrezzatura completa da ferrata, casco e imbragatura inclusi. Le cenge rocciose possono essere a tratti esposte, quindi se hai paura dell’altezza è meglio restare sul classico trek intorno al lago. Ma se decidi di salire, ti aspetta un’avventura incredibile tra aguzze torri calcaree.

6. La deviazione verso la Forcella Ambrizzola

Dopo aver goduto del lago e bevuto una birra al rifugio, alzati ancora un attimo e prosegui un po’ più in là, fino alla Forcella Ambrizzola. Sono solo circa 20 minuti di leggera salita dal lago, ma il panorama che ti si apre davanti è impagabile. Da qui vedrai un’enorme fetta delle Dolomiti, persino il ghiacciaio della Marmolada in lontananza.

A me e Lukáš il posto è piaciuto così tanto che abbiamo srotolato la merenda su una grande pietra piatta e ci siamo limitati a contemplare il paesaggio. Da questo punto, tra l’altro, si aprono i sentieri verso altre valli, quindi se decidessi di trascorrere più giorni in montagna, è un ottimo punto di partenza. Solo che lassù di solito tira parecchio vento, quindi infila assolutamente una giacca antivento nello zaino.

7. Ammira il paesaggio lunare di Lastoi de Formin

Se affronti l’intero anello della Croda da Lago, il tuo cammino passerà anche attraverso l’affascinante altopiano di Lastoi de Formin. È un’enorme lastra calcarea che ricorda più un paesaggio lunare che montagne terrestri. Le rocce sono stranamente fratturate e sembrano incredibilmente aspre. Kája e Baby saltellavano confuse da una pietra all’altra.

Il contrasto tra questa landa grigia e arida e la valle verde con il lago è semplicemente sorprendente. Il sentiero attraverso la lastra non è segnato benissimo e in caso di scarsa visibilità ci farei davvero molta attenzione. Ma quando il tempo è clemente, a tratti ti senti come un astronauta in missione esplorativa su un pianeta lontano.

8. Aspetta l’Enrosadira al tramonto

L’Enrosadira è il fenomeno che ha reso celebri le Dolomiti in tutto il mondo. Si tratta di un effetto ottico per cui, al tramonto (o all’alba), le rocce calcaree si colorano di incredibili sfumature di rosa e viola. Fermarsi al Lago Federa fino a sera è romanticismo al massimo livello. Non dimenticare però le frontali per il rientro verso l’auto.

Quella meravigliosa tavolozza di colori non dura a lungo, di solito solo qualche decina di minuti, prima che il sole sparisca definitivamente dietro l’orizzonte. Per questo è utile avere già individuato in anticipo un buon punto per fotografare o sedersi. Non appena le ombre si infittiscono, però, la temperatura può crollare anche di dieci gradi, quindi uno strato di abbigliamento caldo è assolutamente indispensabile, anche se di giorno faceva un caldo estivo.

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Lukáš e Lucie raccomandano
Dove alloggiare a Croda da Lago e Lago Federa
5 alloggi — hotel e altre opzioni di sistemazione
⭐ TOP SCELTA 🏔️ Mountain
Rifugio Gianni Palmieri (Rifugio Palmieri Croda da Lago)
Pittoresco rifugio di montagna in pietra situato direttamente sulle rive del Lago Federa a 2034 m s.l.m. Offre un pernottamento con un risveglio indimenticabile, quando i primi raggi del sole illuminano la superficie del lago. Vengono servite specialità locali di montagna come polenta gröstl. Il rifugio è solitamente aperto da metà giugno a fine settembre.
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🏨 Hotel
Hotel de la Poste
Hotel iconico nel centro di Cortina d’Ampezzo che offre storia e lusso alpino. Punto di partenza ideale per il trekking a Croda da Lago (15-20 minuti in auto fino a Passo Giau).
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🏨 Hotel
Franceschi Park Hotel
Hotel molto piacevole a Cortina d’Ampezzo. Dopo il trekking troverete qui i migliori ristoranti e caffè per il relax serale. Distanza da Passo Giau circa 15-20 minuti in auto.
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🏡 Chalet
Chalet al Lago
Chalet familiare sul lago ad Alleghe, situato direttamente sotto il massiccio della Marmolada. Offre un’ottima atmosfera lacustre, anche se per raggiungere l’inizio del trekking ci vuole un po’ più tempo in auto rispetto a Cortina. Il soggiorno settimanale per due persone in estate costa solitamente tra 1.000 e 1.600 euro.
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9. Le ciaspolate invernali sotto le cime innevate

Questo posto ha qualcosa da offrire anche quando si copre di neve. Il trek invernale con le ciaspole è incredibilmente magico, c’è un silenzio profondo ovunque e la neve scricchiola sotto i piedi. Il rifugio stesso in inverno è di solito chiuso e il lago è sotto un grosso strato di ghiaccio, ma quella natura invernale allo stato grezzo vale tutta la fatica. Verifica però sicuramente in anticipo il pericolo valanghe e controlla la già citata webcam della Croda da Lago.

Muoversi con le ciaspole è in realtà molto piacevole e non richiede alcun allenamento complicato, basta solo alzare i piedi un po’ più del normale. Se non te la senti di affrontare la salita invernale da solo, a Cortina operano tante guide alpine locali che partono con te e aggiungono pure un coinvolgente racconto sulla storia della zona. Passo dopo passo in quella distesa bianca è un relax fantastico per la mente.

10. Combina il trek con la guida panoramica sul Passo Giau

Il viaggio verso il trek può essere un’esperienza di per sé. Il Passo Giau è una delle strade di montagna più belle d’Europa, piena di tornanti stretti e panorami mozzafiato. Ti consiglio di lasciarti un po’ di tempo anche per contemplare lungo il tragitto. Fermati ai punti panoramici e goditi la vera atmosfera montana italiana.

Ti avverto solo che questa strada è molto popolare tra motociclisti e ciclisti, quindi alla guida devi tenere sempre gli occhi ben aperti. In cima al passo c’è un caffè fantastico, dove dopo essere scesi dalle montagne ci concediamo sempre volentieri come ricompensa un autentico cappuccino italiano e un soffice croissant. E non dimenticare di preparare degli spiccioli per il parcheggio a pagamento.

Croda da Lago con i bambini e i nostri cani (Kája e Baby)

Se segui il nostro blog regolarmente, sai che viaggiamo con il nostro piccolo Jonášek. Come ho già accennato all’inizio, con un bimbo di due anni nel marsupio un trek di cinque ore con quel dislivello è una faccenda piuttosto impegnativa, perciò lo rimandiamo a quando sarà più grande. E non provare nemmeno a venirci con il passeggino: il terreno è molto sassoso e a tratti incontri radici fastidiose.

💡 Consiglio: In quasi tutte le funivie e sugli autobus richiedono la museruola per i cani (la compri praticamente ovunque, anche direttamente alle stazioni a valle). A noi sinceramente la cosa dava parecchio fastidio — la volevano anche quando viaggiavamo in cabina completamente da soli. Quando ci aspettavano più funivie in fila, preferivamo lasciare Kája e Baby a riposare al campeggio.

Tuttavia, per le famiglie con bambini più grandi, diciamo dagli otto anni in su, è un’alternativa perfetta ai sentieri ferrati affollati. I bambini infatti si divertono con il paesaggio variegato e la prospettiva del lago con un buon pasto al rifugio, secondo noi, li motiva più di qualsiasi argomentazione degli adulti.

E i nostri compagni a quattro zampe? Sia Kája che Baby hanno amato profondamente questo trek. C’è però una regola molto importante: i cani devono stare assolutamente al guinzaglio per tutto il tempo. Intorno al lago e sui pascoli circostanti vive un’enorme colonia di marmotte di montagna e i ranger locali sono davvero intolleranti verso i cani che girano liberi. Il percorso è comunque molto piacevole per i cani, si alternano tratti boschivi ombrosi al sole, fai solo attenzione alle pietre aguzze sui ghiaioni.

Cosa assaggiare al Rifugio Palmieri

Una delle cose migliori dell’escursionismo in Italia è il fatto che, su qualsiasi monte tu salga, quasi sempre ti aspetta del cibo fantastico. Il Rifugio Palmieri non fa eccezione. La loro cucina è esattamente quel mix di passione italiana e abbondanza tirolese di cui hai bisogno dopo diverse ore di cammino.

Ti consiglio assolutamente di provare la specialità locale, la polenta gröstl. È una polenta fritta meravigliosamente croccante, in cui vengono mescolati pezzi di ottima carne locale, cipolla e formaggio. È una bomba calorica, ma io e Lukáš ci siamo quasi azzuffati per averla. Accompagnala sicuramente con un bicchiere di Vino d’Ampezzo, vino locale della regione, che ti riscalda piacevolmente. E se preferisci il classico, la loro pasta fatta in casa o lo strudel di mele con salsa alla vaniglia sono assolutamente impeccabili.

Informazioni pratiche, prezzi e regole (Divieto di droni!)

Prima di partire per la montagna è sempre utile avere qualche informazione pratica, così sul posto nulla ti coglie di sorpresa. Ecco le cose che noi abbiamo scoperto durante il nostro viaggio:

  • Parcheggio: I posti presso i punti di partenza si riempiono molto rapidamente, soprattutto in alta stagione estiva. Al Passo Giau paghi circa 5 euro per tre ore, al parcheggio Olympia di Cortina circa 10 euro per il biglietto giornaliero. Arriva al più tardi entro le nove del mattino.
  • Acqua: Lungo il percorso non ci sono molte possibilità di rifornirsi di acqua in sicurezza. L’acqua del lago e dei ruscelli circostanti, senza bollirla, non è potabile. Romantico magari sì, ma la fauna selvatica lì vive la sua vita e non vogliamo che tu viva quella natura più di quanto avevi pianificato. 😅 Porta sicuramente una scorta sufficiente, in estate consiglio almeno 2 litri a persona.
  • DIVIETO DI DRONI: Questo devo sottolinearlo a caratteri cubitali. L’intera zona della Croda da Lago si trova in un’area protetta e volare con i droni è qui assolutamente e severamente vietato. Non è una questione di accordi: se ti beccano la polizia locale o i guardaparco, le multe arrivano senza pietà all’incredibile cifra di 3000 euro. Il rischio per una foto su Instagram non vale assolutamente la pena, credimi.

Dove andare nelle Dolomiti

Le Dolomiti sono così meravigliose che un solo trek non ti basterà di certo. Se ti trovi già nella zona di Cortina, prova ad aggiungere all’itinerario anche queste gemme (preparati solo a molte più persone):

Consigli e trucchi per viaggiare in Italia

Prima di iniziare a preparare lo zaino, ho raccolto per te qualche consiglio rapido che a noi funziona da sempre quando viaggiamo, facendoci risparmiare tempo e denaro.

Dove trovare i voli

Se per le Dolomiti non parti con la tua auto ma raggiungi in treno o in aereo Venezia o Treviso, cerca i voli economici su Kiwi, è il nostro portale preferito per confrontare prezzi e tratte.

Noleggio auto

Per gli spostamenti tra i passi e i laghi italiani serve semplicemente un’auto. Io e Lukáš abbiamo da tempo una buona esperienza con DiscoverCars, che usiamo in tutto il mondo. Ti trovano sempre l’offerta più conveniente tra i vari autonoleggi.

Non dimenticare l’assicurazione

In montagna non si sa mai, basta un passo falso e l’elicottero costa caro. Per i viaggi più brevi scegliamo di solito l’assicurazione di AXA (a questo link abbiamo il 50% di sconto), mentre se partiamo per più tempo o pianifichiamo qualcosa di più estremo, ci fidiamo ciecamente di SafetyWing.

Internet e dati

Fuori dall’UE risolviamo sempre il tema dei dati, ma qui sei in Italia, quindi sei a casa e nessun problema di roaming. Se però avessi una tariffa limitata o ti servissero dati affidabili per lavorare in viaggio, dai un’occhiata alla nostra recensione della eSIM Holafly, che usiamo spesso.

Cosa mettere ai piedi

Per i sentieri sassosi delle Dolomiti hai davvero bisogno di calzature robuste. Niente scarpe da ginnastica! Se non hai ancora degli scarponi di qualità, dai un’occhiata al nostro articolo su come scegliere le scarpe da trekking, così non torni dall’escursione con le vesciche.

Domande frequenti (FAQ)

Quanto dura il trekking al Croda da Lago?

Dipende dal percorso scelto. La variante più breve dal Passo Giau richiede circa 3 ore andata e ritorno. Il giro più lungo dal ponte Ponte de Ru Curto richiede in totale dalle 5 alle 6 ore di camminata tranquilla.

Il trekking al Croda da Lago è adatto ai bambini?

Per passeggini e bambini molto piccoli (senza zaino porta-bimbo) il trekking non è adatto a causa del terreno roccioso e piuttosto ripido. Tuttavia, i bambini più allenati dagli otto anni in su dovrebbero riuscire a completare il giro o almeno il percorso dal Passo Giau senza problemi.

È possibile fare il bagno nel lago Lago Federa?

No, fare il bagno nel lago è vietato per proteggere il fragile ecosistema alpino. Inoltre, l’acqua è così gelida che probabilmente non ne avreste comunque voglia.

I cani possono accedere al lago?

Sì, i cani sono benvenuti sul trekking, ma devono essere tenuti rigorosamente al guinzaglio per tutto il tempo. Nella zona vivono molte marmotte e ci sono multe piuttosto salate per animali lasciati liberi.

Quando è aperto il rifugio Rifugio Palmieri?

Il rifugio è solitamente aperto da metà giugno fino a fine settembre o inizio ottobre. Fuori stagione e in inverno è chiuso, ma durante l’estate è possibile prenotare il pernottamento in anticipo.

Ho bisogno di una guida per questo trekking?

Assolutamente no. I sentieri nelle Dolomiti sono perfettamente e chiaramente segnalati (compresi i segni rosso-bianchi del club alpino italiano). Basta avere le mappe offline scaricate e seguire le indicazioni.

È permesso volare con i droni sopra il lago?

No, vige un divieto molto severo di volo con i droni. Poiché l’area fa parte di una zona protetta e di un parco naturale, la violazione di questo divieto comporta multe enormi fino a 3000 euro.