Quando si parla di cucina toscana, a molti vengono subito in mente l’enorme bistecca al sangue o un sostanzioso ragù di cinghiale. La verità, però, è che la Toscana è in realtà una delle migliori regioni italiane per i vegetariani, perché le sue radici storiche poggiano su ingredienti completamente diversi. La gastronomia locale tradizionale, infatti, non è nata alle corti dei ricchi nobili, ma nelle povere campagne, dove la gente doveva accontentarsi di ciò che coltivava da sé.
Alla base di tutto ci sono quindi pane raffermo, legumi, tantissima verdura fresca e olio d’oliva di prima qualità. La carne è stata per secoli una rarità riservata solo ai giorni di festa più speciali, mentre il cibo di ogni giorno era fatto di dense zuppe di fagioli e insalate di pane. Se dunque non mangi carne, qui rimarrai assolutamente entusiasta dell’enorme scelta di piatti autentici che sono naturalmente vegetariani fin dal Medioevo, senza che nessuno abbia dovuto adattarli artificialmente.
Allora vieni, ti mostro perché, una volta tornato a casa, ti ritroverai a cercare fagioli e pane raffermo in frigorifero. Scoprirai che il cibo toscano è incredibilmente semplice, ma grazie all’enorme attenzione per gli ingredienti locali ha un sapore assolutamente fenomenale.

Riassunto per chi non ha tempo di leggere tutto l’articolo
- Alla base c’è la cucina povera: la cucina toscana tradizionale viene definita povera perché utilizza in modo geniale ingredienti economici come il pane raffermo e i legumi.
- Il pane si cuoce senza sale: il pane sciocco locale è volutamente senza sale, per bilanciare i sapori decisi di formaggi e salumi, e al ristorante non aspettarti il burro.
- Paradiso per i vegetariani: la stragrande maggioranza delle zuppe e degli antipasti classici è senza carne, quindi qui trova qualcosa proprio per tutti.
- I toscani sono mangiatori di fagioli: da secoli i locali vengono soprannominati mangiafagioli, perché i fagioli bianchi sono la base della loro alimentazione.
- Il primo vino tutelato d’Italia: la Vernaccia di San Gimignano, un bianco, ottenne nel 1966 come primo vino italiano in assoluto il prestigioso status DOC.
- La stagionalità è sacra: alcune specialità si preparano solo per poche settimane all’anno, un esempio tipico è la schiacciata con l’uva di settembre.
- Attenzione al coperto: nei ristoranti italiani viene addebitato automaticamente il coperto, nel quale di solito è incluso anche il pane.
- Il consiglio principale per concludere: se cerchi le migliori esperienze culinarie, evita i locali con il menu turistico e punta agli agriturismo di campagna.

Cucina povera: perché il cibo toscano è così semplice
Tutta la gastronomia toscana poggia su una forte filosofia che gli italiani chiamano cucina povera. Non si tratta di un elenco preciso di ricette, ma piuttosto di un approccio storico al cucinare, in cui i contadini dovevano sfruttare al massimo ogni ingrediente e nulla poteva andare sprecato. Alla base di quest’arte c’è il pane raffermo e indurito, che non si buttava ma si ammollava nell’acqua o nel brodo, per ammorbidirlo di nuovo e addensare le zuppe.
Un altro pilastro importante sono i legumi e la verdura di stagione dell’orto. Ai toscani, in altre parti d’Italia, viene persino affibbiato con un po’ di scherno il soprannome di mangiafagioli. I fagioli bianchi, infatti, per lunghi secoli hanno sostituito la costosa carne e fornivano ai contadini che lavoravano duramente le proteine necessarie. Oggi questo semplice approccio contadino è un enorme trend, perché dimostra che per creare un piatto da maestro non servono ingredienti costosi, ma basta un buon olio d’oliva e ingredienti freschi e locali.

Il pane senza sale che coglie di sorpresa gli stranieri
Quando in Toscana assaggi per la prima volta un normale pezzo di pane, il suo sapore probabilmente ti coglierà piuttosto di sorpresa. Il pane sciocco locale si cuoce infatti completamente senza sale, ha una mollica leggermente acidula e una crosta spessa e croccante. Molti turisti pensano che il fornaio abbia semplicemente sbagliato, ma in realtà si tratta di uno dei simboli culturali più profondi di tutta la regione, legato a un’affascinante vicenda storica risalente al Medioevo.
Nel dodicesimo secolo la vicina Pisa era una potente repubblica marinara, che controllava completamente il commercio dalla costa verso l’entroterra. Quando tra Pisa e Firenze scoppiarono le contese di potere, i pisani imposero sull’importazione del sale una tassa altissima, per danneggiare economicamente i vicini. I fieri fiorentini decisero però di non farsi ricattare e iniziarono per protesta a cuocere tutto il loro pane completamente senza sale. Questa usanza attecchì talmente nella regione da essersi conservata fino ai giorni nostri.
Oggi il pane senza sale ha nella cucina toscana un suo posto del tutto logico e insostituibile. Si mangia infatti esclusivamente con piatti molto saporiti e salati, come il pecorino stagionato o i salumi molto speziati, e in loro compagnia funziona come una base neutra perfetta. Se al ristorante chiedi il burro per il pane, il cameriere probabilmente ti guarderà con grande sconcerto, perché qui il pane si intinge esclusivamente nell’olio d’oliva fresco oppure serve per raccogliere il sugo dal piatto.

22 piatti tipici della cucina toscana da assaggiare
Ho suddiviso per te le specialità locali più interessanti in alcune categorie chiare. La maggior parte dei consigli in questa lista è puramente vegetariana, perché è proprio nei piatti senza carne che risiede la più grande forza della campagna toscana. Se ti interessa il contesto più ampio della gastronomia italiana, dai un’occhiata al nostro articolo La cucina italiana: cosa assaggiare regione per regione, dove ci occupiamo anche di altre parti di questo splendido Paese.

1. Ribollita
Questa leggendaria zuppa di verdure è la regina assoluta della Toscana invernale e l’esempio perfetto di quanto possa essere geniale la cucina povera contadina. Il suo nome si traduce semplicemente come “ribollita”, perché tradizionalmente veniva cucinata in una grande pentola con diversi giorni di anticipo. Riscaldandola gradualmente, infatti, acquistava un sapore sempre migliore e molto più intenso, di cui i locali non fanno a meno. La base è sempre il cavolo nero toscano, i fagioli bianchi e un’enorme quantità di pane raffermo. Quest’ultimo addensa tutta la miscela calda fino a una consistenza che ricorda più una densa purea che una classica zuppa liquida.
Ogni famiglia toscana ha per la ribollita la propria ricetta segreta, tramandata con orgoglio di generazione in generazione. Nei ristoranti la paghi di solito da otto a dodici euro, davvero convenienti, quindi è una scelta ottima ed economica per un pranzo sostanzioso dopo una passeggiata per le fredde vie di Firenze. La trovi normalmente nel menu di ogni trattoria tradizionale, soprattutto nei mesi più freddi dell’autunno e dell’inverno.
Sebbene la ricetta antica di base sia puramente vegetariana, a volte per un sapore migliore vi si aggiunge un pezzo di pancetta affumicata o si prepara con del brodo di carne. Se dunque non mangi proprio per niente la carne, chiedi sempre al personale, per sicurezza, come preparano esattamente la zuppa in quel locale.
💡 CONSIGLIO: è più buona condita con una generosa dose di olio extravergine d’oliva fresco direttamente a tavola, proprio come fanno gli anziani in campagna.

2. Pappa al pomodoro
La pappa al pomodoro è uno dei piatti più amati dell’infanzia e dell’età adulta italiana e rappresenta la pura essenza del minimalismo culinario di quei tempi in cui la gente non aveva soldi da buttare. Si tratta in sostanza di una purea di pomodoro molto densa, nella quale si mescola pane sciocco raffermo sbriciolato a pezzi grossi, una buona dose di aglio, foglie di basilico fresco e un’abbondante quantità del miglior olio d’oliva locale. È più buona a fine estate, quando i pomodori nei mercati sono perfettamente maturi, incredibilmente dolci e pieni di sole toscano.
Questo piatto è fantasticamente versatile e i toscani lo mangiano con piacere sia caldo d’inverno per scaldarsi, sia piacevolmente freddo nella calda estate. Il prezzo in una comune osteria si aggira intorno ai sette-dieci euro e una scodella ti sazia tranquillamente per mezza giornata. È proprio quel tipo di piatto casalingo confortante che ti riporta subito alla cucina di una premurosa nonna italiana.
La buona notizia è che questa bontà è fin dalle sue origini storiche al cento per cento vegana, quindi non devi temere trappole nascoste a base di carne. I locali a volte se la concedono anche come antipasto molto sostanzioso prima del piatto principale.
💡 CONSIGLIO: se vuoi provare a cucinare la pappa al pomodoro a casa, ricorda che il segreto del successo sta in una cottura molto lenta, affinché il pane e i pomodori si uniscano perfettamente in un’emulsione liscia.

3. Panzanella
Quando arrivano le calde giornate estive e nessuno ha voglia di stare davanti ai fornelli bollenti, entra in scena la rinfrescante panzanella. Questa geniale insalata di pane è storicamente documentata già dal quattordicesimo secolo ed è nata come un altro modo ingegnoso di utilizzare le pagnotte indurite di pane sciocco, che altrimenti si sarebbero dovute buttare. Il pane secco si ammolla prima nell’acqua con un po’ di buon aceto di vino, per ammorbidirlo come una spugna, e poi si strizza per bene per eliminare il liquido in eccesso.
Nella base di pane morbido così preparata si mescolano delicatamente pomodori tagliati a pezzetti, sottili fette di cipolla rossa, cetriolo croccante e foglie fresche di basilico. Alla fine si condisce il tutto generosamente con un olio d’oliva di qualità, che unisce tutti i sapori acidi e dolci in un’armonia assolutamente perfetta. Di solito viene a costarti circa sei-nove euro.
La panzanella è leggera, incredibilmente fresca e rappresenta il pranzo assolutamente ideale durante una calda giornata trascorsa a esplorare monumenti, quando non hai voglia di nulla di pesante. Non contiene alcun prodotto di origine animale, quindi la adoreranno anche i vegani.
💡 CONSIGLIO: nei ristoranti fai attenzione a come viene servita l’insalata. Una panzanella fatta bene dovrebbe sempre riposare almeno un’ora in frigorifero, affinché tutti i sapori facciano in tempo a unirsi e il pane assorba il succo dei pomodori.

4. Acquacotta
Acquacotta significa letteralmente “acqua cotta” e proviene dalla dura e selvaggia zona della Maremma, all’estremo sud della Toscana. In origine era un piatto tipico dei pastori e dei carbonai locali, che passavano lunghe settimane lontano da casa nei boschi e dovevano cucinare con ciò che trovavano nella natura o che riuscivano a mettere nella loro bisaccia di tela. La base era solo acqua di sorgente, erbe selvatiche, un po’ di cipolla e un pezzo di pane indurito.
Le versioni odierne nelle trattorie locali sono un po’ più ricche ed elaborate. Spesso vi trovi pomodori maturi, sedano, carota dolce e un uovo, che si perde nel brodo di verdure caldo come un uovo in camicia perfetto. Il prezzo nei ristoranti del sud della regione si aggira intorno ai dieci euro ed è una cosa immensamente sostanziosa.
È una zuppa bella calda e molto densa, che ti rimette in sesto senza problemi dopo una lunga giornata trascorsa in escursione sulle colline toscane. Anche questo è un ottimo piatto adatto ai vegetariani, ma devi solo fare attenzione all’uovo se sei vegano puro.
💡 CONSIGLIO: nei locali tradizionali della zona della Maremma l’acquacotta viene spesso servita in speciali ciotole di terracotta, che mantengono il piatto caldo fino all’ultimo boccone.

5. Pici all’aglione
Se ami la pasta quanto la amiamo noi, non puoi lasciare la Toscana senza aver assaggiato i famosi pici. Questi spaghettoni incredibilmente spessi e fatti a mano provengono dalla zona intorno a Siena e dalla splendida Val d’Orcia. I pici si preparano tradizionalmente solo con semplice farina, acqua e una goccia d’olio, quindi dopo la cottura al dente risultano belli corposi, sodi e ti saziano molto più dei classici spaghetti.
La preparazione vegetariana più classica è la versione all’aglione, che utilizza una speciale varietà di aglio gigante coltivato esclusivamente in Val di Chiana. Questo particolare aglione è molto più delicato e dolce del nostro aglio comune e, per giunta, pare non lasci alito cattivo. Insieme a un sugo di pomodoro dalla lunga cottura crea una sinfonia di sapori assolutamente perfetta.
Per una porzione onesta di pici fatti in casa in un’osteria a conduzione familiare paghi circa dodici-quindici euro. Grazie all’assenza di uova nell’impasto la pasta in sé è vegana, quindi va bene per chiunque eviti i prodotti di origine animale.
💡 CONSIGLIO: i pici secchi puoi comprarli in ogni negozietto di alimentari locale e portarteli a casa come il miglior souvenir da mangiare. Non dimenticare di aggiungerci anche un vasetto di sugo all’aglione già pronto.

6. Fagioli all’uccelletto
Questo piatto umile spiega magnificamente perché i toscani si siano guadagnati in altre parti d’Italia il simpatico soprannome di mangiafagioli. Si tratta di un contorno molto semplice, ma dal sapore immensamente ricco, a base di fagioli bianchi cannellini, che si cuociono a lungo e lentamente in un denso sugo di pomodoro con un’abbondante quantità di salvia fresca e aglio profumato. Il curioso nome all’uccelletto si può tradurre liberamente come “alla maniera degli uccellini”, cosa che spesso confonde storici e turisti.
La spiegazione più probabile è che i contadini poveri usassero la salvia e l’aglio principalmente per insaporire i piccoli uccellini arrosto, e quando non avevano la preziosa carne, usavano esattamente le stesse spezie almeno sui semplici fagioli. Volevano così dare al piatto almeno l’illusione di un sapore di carne, cosa che riusciva loro benissimo grazie alle erbe intense.
Oggi è un vero classico vegetariano di quasi ogni trattoria toscana tradizionale, dove viene servito o come contorno sostanzioso o direttamente come piatto principale leggero. Di solito per una scodella di questi fagioli profumati paghi circa cinque-otto euro e ci sta benissimo un pezzo di pane fresco per raccogliere il sugo.
💡 CONSIGLIO: se li ordini come piatto principale, ti consiglio di accompagnarli con un bicchiere di vino rosso più leggero, per esempio un giovane Chianti, che si sposa perfettamente con la base di pomodoro.

7. Zuppa di farro
La parte montuosa settentrionale della Toscana chiamata Garfagnana è una zona decisamente più aspra e fredda, dove al posto del classico grano si coltiva tradizionalmente il farro, molto più resistente. La zuppa di farro è una splendida zuppa invernale sostanziosa, che combina questo antico cereale sano con fagioli e verdure a radice di stagione. Il farro ha un piacevole sapore di nocciola e una consistenza leggermente masticabile, quindi la zuppa alla fine funziona più come un piatto principale sostanzioso che come un semplice antipasto.
I ristoranti la offrono soprattutto nei mesi invernali e una scodella viene a costare circa nove-dodici euro. Anche qui però vale la regola della grande cautela per noi vegetariani, perché alcune ricette di famiglia di montagna prevedono la rosolatura di un pezzo di pancetta all’inizio della cottura per intensificare il sapore.
La maggior parte dei locali migliori, tuttavia, ti preparerà volentieri una versione puramente vegetariana, se lo chiedi in anticipo. Basta chiedere al personale con un sorriso, al momento dell’ordine, se il loro farro è senza carne, e avrai subito la certezza di un pranzo sicuro.
💡 CONSIGLIO: il farro in Toscana non si usa solo per le zuppe: d’estate lo incontri spesso sotto forma di rinfrescante insalata fredda con pomodori e mozzarella, ottima con il caldo.

8. Garmugia
Mentre la maggior parte delle classiche zuppe toscane è molto pesante e decisamente invernale, la garmugia è una gioiosa celebrazione della primavera che si risveglia nei dintorni della storica città di Lucca. Questo brodo di verdure incredibilmente elegante è pieno dei più delicati ortaggi primaverili, appena comparsi sui mercati locali dopo il lungo inverno. Tradizionalmente vi trovi carciofi verdi freschi, asparagi croccanti, giovani fave e i più dolci piselli primaverili.
È un piatto immensamente fresco, pieno di vitamine e già al primo cucchiaino profuma di erbe fresche. Storicamente la garmugia stava più sulle tavole dei benestanti cittadini e a volte vi si aggiungevano pezzi di carne di vitello o pancetta, ma oggi molte osterie di Lucca preparano una variante vegetariana più leggera, che fa risaltare esclusivamente il delicato sapore delle giovani verdure.
Se hai in programma di percorrere in bici le famose mura storiche, una scodella di garmugia calda a pranzo ti darà esattamente la giusta dose di energia per continuare a pedalare. In stagione la paghi circa dieci-quattordici euro.
💡 CONSIGLIO: la garmugia è un esempio lampante della stagionalità toscana. La trovi nel menu davvero solo per poche settimane primaverili, quindi se la vedi non esitare nemmeno un secondo.

9. Cecina e il leggendario 5 e 5
Quando ti sposti sulla soleggiata costa nella città portuale di Livorno, ti imbatti in uno dei migliori street food di tutta Italia. La cecina, conosciuta anche come torta di ceci, è una focaccia sottile e dorata a base di farina di ceci, olio extravergine d’oliva e acqua. È naturalmente vegana e senza glutine, ha bordi bruciacchiati bellissimi e croccanti e all’interno resta incredibilmente morbida e delicatamente cremosa.
Il modo migliore e più autentico di assaggiarla a Livorno è ordinare la specialità locale chiamata 5 e 5 (cinque e cinque). Questo strano nome risale ai tempi della prima metà del ventesimo secolo, quando i poveri operai del porto compravano esattamente cinque lire di pane e cinque lire di cecina. Oggi ti danno la focaccia di ceci calda infilata in un morbido panino tondo, spesso insaporita con un po’ di pepe nero o melanzane sott’olio.
È lo spuntino ideale, estremamente economico, da portare in spiaggia o un pranzo veloce da passeggio in città, e a tre-quattro euro a porzione difficilmente qualcuno ti rimprovererà di prenderne due.
💡 CONSIGLIO: con la cecina i locali amano bere un bicchiere di birra fredda o un tradizionale aperitivo italiano. Cerca i piccoli chioschi e i forni chiamati tortaie, specializzati proprio in questa bontà.

10. Necci
Restiamo ancora un attimo nella zona montuosa della Garfagnana a nord della regione, dove per la mancanza di classica farina di cereali si sono utilizzate per secoli le castagne commestibili dei profondi boschi circostanti. I necci sono sottili crêpe o focacce di dolce farina di castagne, che ancora oggi si cuociono tradizionalmente tra due pesanti piastre di ghisa chiamate testi direttamente sulla fiamma viva. La farina di castagne dona loro un sapore naturalmente dolciastro e, grazie al fuoco, anche leggermente affumicato.
Più spesso queste focacce rustiche vengono servite arrotolate e abbondantemente farcite di ricotta di pecora fresca e delicatamente dolce, che bilancia perfettamente la corposità dell’impasto di castagne. È un dessert molto antico o una colazione sostanziosa, che coglie perfettamente l’ingegnosità dei poveri contadini toscani nei tempi difficili, quando carne e grano erano una rarità.
Incontri i necci soprattutto in autunno, quando avviene la raccolta delle castagne e nei villaggi di montagna si tengono le feste locali chiamate sagre. Il prezzo di una focaccia farcita si aggira intorno ai quattro-sei euro ed è un’esperienza autunnale assolutamente fantastica.
💡 CONSIGLIO: se ti imbatti in un chiosco di strada dove una signora cuoce i necci direttamente sul fuoco sulle vecchie piastre nere, fermati assolutamente. Caldi e appena sfornati sono mille volte più buoni di quelli freddi dalla vetrina.

11. Pecorino toscano
La Toscana è sì famosa in tutto il mondo per il suo vino eccellente, ma i suoi formaggi regionali non sono certo da meno rispetto all’élite mondiale. La stella principale è senza dubbio il pecorino, un fantastico formaggio di puro latte di pecora, prodotto in tutta la regione. Le forme più famose e profumate provengono però dal pittoresco paesino di Pienza e dalla selvaggia zona meridionale della Maremma.
Questo formaggio puoi assaggiarlo in molte fasi di stagionatura, dal fresco morbido, cremoso e dolciastro (che stagiona solo poche settimane) fino allo stagionato duro, piccante e friabile, riposato in cantina anche per più di un anno. Il prezzo di un buon tagliere si aggira intorno ai dodici-diciotto euro e sostituisce tranquillamente una cena leggera.
Ordina in qualche accogliente enoteca un tagliere di pecorino stagionato e provalo con un cucchiaino di miele locale, dolce marmellata di cipolla o una fetta di pera fresca. È una combinazione che sembra sospettosamente semplice, ma al primo boccone capirai perché è così amata.
💡 CONSIGLIO: nel paesino di Pienza trovi decine di piccoli negozietti dove i casari ti fanno assaggiare il pecorino stagionato nelle foglie di noce, nella cenere o persino nelle vinacce residue della spremitura del vino.

12. Olio nuovo
L’olio d’oliva in Toscana non è solo un comune ingrediente da cucina, è semplicemente oro liquido e oggetto di enorme orgoglio familiare e locale. La festa più grande arriva a cavallo tra ottobre e novembre, quando nei frantoi si comincia a lavorare l’olio nuovo. Questo olio extravergine della primissima spremitura ha un colore verde brillante e opaco, è completamente non filtrato e vanta un sapore incredibilmente forte, pungente e leggermente pepato, che ti pizzica piacevolmente in gola.
Gli agricoltori locali lo apprezzano al punto che in questi umidi mesi autunnali lo bevono quasi come vino da piccoli bicchierini, oppure se lo versano generosamente su una fetta di pane sciocco appena tostata. Questo semplice piatto si chiama fettunta ed è il vertice assoluto del banchettare autunnale.
È un’esperienza stagionale assolutamente unica, per la quale vale davvero la pena pianificare una gita autunnale fuori dall’alta stagione turistica. Una bottiglietta di questa meraviglia direttamente dalla fattoria viene a costarti circa quindici-venti euro, ma il suo sapore non ha proprio nulla a che vedere con quello del supermercato.
💡 CONSIGLIO: l’olio nuovo perde molto velocemente la sua specifica piccantezza e il colore brillante. Non comprarne quindi una scorta per tutto l’anno, ma consumalo idealmente entro due-tre mesi.

13. Il tartufo bianco di San Miniato
La Toscana autunnale nasconde nel profondo della terra ancora un tesoro immensamente prezioso e profumato, per il quale accorrono buongustai da tutto il mondo. Il piccolo paesino storico di San Miniato, a metà strada tra Firenze e Pisa, è uno dei giacimenti di tartufi bianchi più importanti di tutta Italia. Questi funghi incredibilmente aromatici non si possono coltivare artificialmente in alcun modo e devono essere cercati nei boschi umidi da cani appositamente addestrati, il che ne fa uno degli ingredienti più costosi del pianeta.
A novembre nei vicoli stretti di San Miniato si tengono i famosi mercati del tartufo, dove puoi assaggiare sottili fette di questa delicatezza grattugiate su una semplice pasta fatta in casa o su un cremoso risotto al burro. Una porzione di pasta con tartufo bianco viene a costarti tranquillamente trenta-cinquanta euro, ma l’aroma intenso e terroso è talmente particolare da valere ogni centesimo.
Se sei vegetariano, i tartufi sono per te il modo più lussuoso di goderti l’alta gastronomia italiana senza una goccia di brodo di carne.
💡 CONSIGLIO: attenzione ai locali economici che offrono piatti con il cosiddetto olio al tartufo. Di solito si tratta di pura chimica artificiale senza un pezzo di fungo vero, che ti rovina piuttosto l’esperienza originale.

14. Bistecca alla fiorentina
Sebbene la cucina contadina toscana sia prevalentemente senza carne, Firenze è famosa in tutto il mondo per la sua iconica bistecca gigante. La bistecca alla fiorentina si prepara esclusivamente con la razza locale di enormi bovini bianchi chiamati chianina. Si taglia in fette molto spesse, larghe diversi centimetri, con tanto di massiccio osso a T e si cuoce davvero solo molto rapidamente su brace di legna ardente.
Si tratta di un’enorme porzione di carne, che pesa normalmente oltre un chilogrammo ed è impossibile da finire per una sola persona. Tradizionalmente si serve rigorosamente al sangue e si condivide al centro della tavola tra diversi commensali contemporaneamente. Nei ristoranti il prezzo di solito non si indica a porzione, ma si calcola a peso, con cento grammi che vengono a costare circa sei-nove euro.
Per gli amanti della carne è uno dei più grandi simboli gastronomici di tutta la regione e un grande evento a ogni cena di festa. I cuochi locali sono estremamente orgogliosi di questo piatto e si rifiutano assolutamente di cuocere la carne fino in fondo, quindi chiedere una bistecca “ben cotta” in Toscana è considerato un piccolo peccato.
💡 CONSIGLIO: per questa esperienza prenota un tavolo nei locali tradizionali chiamati bisteccaria, dove i cuochi si specializzano esclusivamente nella preparazione perfetta di questo famoso taglio e praticamente non cucinano nient’altro.

15. Cinghiale
I profondi e impenetrabili boschi della Maremma toscana, a sud della regione, sono la dimora naturale dei cinghiali. Sono proprio questi a costituire la base di molti piatti tradizionali di carne, cucinati soprattutto nei mesi autunnali e invernali. La loro carne ha un sapore molto marcato, terroso e selvatico, decisamente più intenso e scuro rispetto al comune maiale di allevamento.
Più spesso lo incontri nei ristoranti locali sotto forma di ricco ragù dalla lunga cottura, servito con le larghe pappardelle. Questo piatto è incredibilmente sostanzioso e una porzione viene a costare circa dodici-sedici euro. Il cinghiale viene spesso lavorato anche sotto forma di salumi duri e molto speziati, che pendono dal soffitto di quasi ogni macelleria di campagna locale.
Se fai parte dei carnivori e vuoi assaggiare qualcosa di davvero specifico della campagna toscana, il cinghiale è senza dubbio la scelta giusta. Per i vegetariani è invece un chiaro stop, quindi leggi con attenzione il menu quando ordini la pasta.
💡 CONSIGLIO: con il pesante ragù di cinghiale si sposano perfettamente i vini rossi più corposi e stagionati, per esempio il Brunello di Montalcino o il Vino Nobile di Montepulciano, che riescono ad ammorbidire il sapore marcato della carne.

16. Lampredotto e trippa
Se ti avventuri nei vivaci mercati fiorentini, ti imbatterai sicuramente in piccoli chioschi con lunghe code di gente del posto, che offrono il tipico street food a base di frattaglie. Il lampredotto è un particolare tipo di trippa bovina ricavata dal quarto stomaco, che si cuoce lentamente per lunghe ore in un brodo di verdure speziato. Si serve tagliato a pezzetti in un panino croccante, prima leggermente intinto nel brodo caldo, il tutto abbondantemente ricoperto della piccante salsa verde alle erbe.
Altrettanto popolare è la trippa alla fiorentina, cioè la classica trippa chiara stufata in un denso sugo di pomodoro con abbondante parmigiano. Questi piatti molto particolari sono nati storicamente come cibo tipico dei poveri operai, che non potevano permettersi i costosi tagli di carne e dovevano utilizzare anche gli scarti più economici del macello.
Oggi è una cosa incredibilmente economica: un panino con il lampredotto ti viene a costare circa cinque euro e ti sazia tranquillamente per mezza giornata. È un vero culto e simbolo degli operai fiorentini, anche se per i turisti rappresenta a volte una piccola sfida visiva.
💡 CONSIGLIO: il miglior lampredotto lo trovi nei dintorni del famoso mercato Mercato Centrale. Cerca i piccoli furgoncini bianchi (trippai) parcheggiati nelle piazze, attorno ai quali stazionano capannelli di italiani con il panino in mano.

17. Cantucci
Il punto finale dolce, croccante e assolutamente perfetto di ogni pranzo o cena toscana sono senza dubbio i cantucci, noti anche come cantuccini. Questi biscotti rustici e duri alle mandorle a forma di piccole mezzelune si cuociono due volte, grazie a ciò acquistano la loro caratteristica croccantezza estrema e una lunghissima durata. Da soli sono talmente duri e secchi che senza aiuto ci lasceresti probabilmente i denti.
Tutto il trucco sta nel fatto che nei ristoranti si servono esclusivamente insieme a un bicchierino di dolce vino da dessert ambrato, il Vin Santo. I biscotti, prima di ogni boccone, si intingono brevemente direttamente nel vino, che li ammorbidisce splendidamente e dona loro uno straordinario sapore di miele con un lieve tocco di uvetta. Una porzione di questo dessert viene a costare di solito sei-nove euro.
È un rituale incredibilmente conviviale, davanti al quale si sta seduti fino a notte fonda a chiacchierare. Per noi vegetariani è una scelta assolutamente sicura, perché i biscotti si cuociono solo con farina, uova, zucchero e una montagna di mandorle non pelate.
💡 CONSIGLIO: i cantucci sono un regalo di viaggio assolutamente ideale. Li compri in ogni panetteria splendidamente confezionati in cellophane trasparente con un fiocco e a casa in dispensa ti durano senza problemi anche diversi mesi.

18. Panforte di Siena
La splendida città medievale di Siena, che descriviamo dettagliatamente nell’articolo Siena e San Gimignano: 8 consigli su cosa vedere, è la patria di uno dei dolci italiani più antichi in assoluto. Il Panforte di Siena IGP è una torta densa, bassa e fortemente speziata, piena di mandorle tritate grossolanamente, dolce frutta candita, miele e un’inaspettata punta di pepe nero. La sua ricetta precisa è documentata nelle fonti storiche già dal tredicesimo secolo.
In passato era un bene immensamente lussuoso destinato piuttosto alla nobiltà e al clero, perché le spezie esotiche e lo zucchero se li potevano permettere solo i cittadini più ricchi. E se ti rechi a Pienza a dicembre, potresti imbatterti ne Il gioco del Panforte, un torneo locale in cui le squadre concorrenti lanciano un’intera forma di questa torta lungo un tavolo di legno, cercando di lanciarla il più lontano possibile senza farla cadere a terra. Sì, davvero.
Il panforte è estremamente sostanzioso e dolce, quindi si taglia solo in fette molto sottili da accompagnare al caffè. Una piccola confezione nelle pasticcerie senesi la trovi a circa dieci-quindici euro a seconda del contenuto di frutta secca.
💡 CONSIGLIO: esiste anche una versione più delicata chiamata Panforte Margherita, nata nel diciannovesimo secolo in onore della regina Margherita e generosamente cosparsa di uno spesso strato di zucchero a velo.

19. Ricciarelli
Un altro famoso dolce proveniente direttamente dai vicoli di Siena sono i ricciarelli, che sulla tavola creano il perfetto contrasto con i duri cantucci alle mandorle. Si tratta di biscotti alle mandorle fantasticamente morbidi, splendidamente crepati in superficie, di forma ovale o a rombo, che si sciolgono subito in bocca e sono davvero abbondantemente cosparsi di fine zucchero a velo.
Un’interessante leggenda narra che l’ispirazione per la loro produzione arrivò a Siena dal lontano Medio Oriente all’epoca delle crociate medievali. I cavalieri, all’epoca, portarono a casa ricette di sconosciuti e delicati dolci orientali a base di pasta di mandorle e i pasticceri locali li trasformarono gradualmente nella forma odierna. Si preparano principalmente con farina di mandorle, zucchero e albumi, quindi sono per giunta naturalmente senza glutine.
Oggi sono un elemento assolutamente immancabile su ogni tavola natalizia toscana, ma nelle pasticcerie senesi puoi concederteli freschi tutto l’anno. Il prezzo si aggira di solito intorno ai due euro al pezzo e ci stanno benissimo con un espresso pomeridiano.
💡 CONSIGLIO: i ricciarelli freschi dovrebbero essere all’interno leggermente masticabili e umidi, mai completamente secchi. Non comprare quindi quelli nelle scatolette del supermercato, ma vai a prenderli in una vera panetteria locale.

20. Castagnaccio
Quando in autunno nei boschi toscani inizia a rinfrescare e a cadere le foglie, arriva il momento giusto per il castagnaccio. Questa torta a prima vista insolita e molto piatta si cuoce con finissima farina di castagne, olio d’oliva di qualità e acqua. In superficie si cosparge abbondantemente di rametti di rosmarino fresco, pinoli e dolce uvetta.
La cosa interessante e spesso sorprendente per i turisti è che tradizionalmente non vi si aggiunge alcuno zucchero raffinato. Tutta la dolcezza gliela conferiscono solo le castagne stesse e l’uvetta, quindi per gli standard odierni di dessert stracolmi di zucchero risulta molto sobria. Grazie alla combinazione di rosmarino fresco e olio d’oliva forte ha un sapore molto particolare, terroso e leggermente erbaceo, che bilancia da qualche parte a metà strada tra un dolce dessert e un prodotto da forno salato.
È un esempio perfetto di come la cucina povera sia riuscita a creare cose straordinarie e sostanziose con semplici frutti del bosco. Un pezzo in panetteria ti viene a costare circa tre-quattro euro, ma devi mettere in conto che il suo sapore è davvero molto particolare e potrebbe non piacere a tutti.
💡 CONSIGLIO: il castagnaccio è assolutamente fantastico se lo accompagni con una pallina di ricotta di pecora fresca non zuccherata o con un bicchierino di dolce Vin Santo, che bilancia la sua terrosità.

21. Schiacciata con l’uva
Se hai la grande fortuna di visitare la Toscana a inizio autunno nel periodo della vendemmia di settembre, devi assolutamente iniziare a cercare nelle panetterie locali questa golosità esclusiva. La schiacciata con l’uva è una focaccia dolce e sottile di pasta lievitata, nella quale è affondata dell’uva fresca, spesso anche con i piccoli semini, il tutto abbondantemente cosparso di zucchero cristallino e irrorato di olio d’oliva.
Durante la cottura nel forno caldo gli acini scoppiano, rilasciano nell’impasto il loro succo viola incredibilmente dolce e creano in superficie una crosta appiccicosa, leggermente caramellata, con cui ti sporcherai le dita di sicuro. È reperibile rigorosamente solo a settembre per poche settimane, finché si svolge la raccolta dell’uva nei vigneti, il che ne fa una rarità stagionale immensamente ricercata.
Per un grosso pezzo di questa appiccicosa meraviglia paghi in una comune panetteria di paese circa tre euro. È forse il modo migliore per assaggiare davvero le celebrazioni della vendemmia toscana.
💡 CONSIGLIO: tradizionalmente vi si usano speciali varietà di piccola uva nera con i semi. Mangiandola dunque scricchiola un po’ tra i denti, ma i locali sostengono che siano proprio i semini a dare alla focaccia il giusto tocco rustico.

22. Buccellato di Lucca
Concludiamo la nostra lunga lista di specialità toscane nella splendida città di Lucca, che ha dato al mondo culinario il dolce buccellato. Questo rustico pane dolce a forma di ciambella tonda o di lungo filone è ricco di semi di anice e dolce uvetta. La sua crosta, poco prima della cottura, si spennella con sciroppo di zucchero e un po’ d’uovo, per acquistare in forno un bel colore lucido e bruno scuro.
Gli orgogliosi abitanti locali amano persino sostenere che chi ha visitato Lucca e non ha assaggiato il buccellato è come se non ci fosse mai stato. Il pane ha una struttura molto densa, quasi leggermente secca, grazie alla quale resta fresco anche diversi giorni, e profuma delicatamente di liquirizia grazie all’abbondante dose di anice. Una pagnotta in panetteria viene a costare circa cinque-otto euro.
Si abbina benissimo a una colazione veloce o a un caffè pomeridiano. Gli anziani in campagna, però, ancora oggi amano intingerlo anche in un bicchiere di corposo vino rosso a conclusione di un lungo pranzo domenicale. A Lucca lo trovi in ogni panetteria storica, ma il più famoso in assoluto si cuoce fin dal 1881 nel piccolo laboratorio a conduzione familiare della Pasticceria Taddeucci direttamente sulla piazza principale Piazza San Michele. Comprare un pezzo di questo pane dolce e mangiarlo su una panchina con vista sullo splendido prospetto in marmo della vicina chiesa è un’esperienza autentica che alla visita della città appartiene semplicemente in modo inscindibile.
💡 CONSIGLIO: se la pagnotta dopo qualche giorno in hotel dovesse indurirsi, non buttarla assolutamente. I locali amano tostare leggermente le fette raffermo nel burro a colazione, o ne preparano persino una versione dolce dell’insalata di pane con frutta fresca e una goccia di vino da dessert.

Vini toscani: cosa bere con ogni piatto
La Toscana e il vino sono concetti che semplicemente vanno insieme. Le colline ondulate qui sembrano piantate a vigneti apposta per le foto. Ma dietro quella scenografia da cartolina si nascondono bottiglie di cui si potrebbe parlare per un’intera serata. Sebbene la regione sia famosa soprattutto per i vini rossi corposi e pieni della varietà Sangiovese, qui trovi anche autentiche perle mondiali tra i vini bianchi e da dessert. La maggior parte dei turisti conosce il famoso Chianti, ma è solo la proverbiale punta dell’iceberg.
Se al ristorante non sai che pesci pigliare, i camerieri locali ti consiglieranno sempre volentieri l’abbinamento con il piatto scelto. Ricorda che ai pesanti sughi di pomodoro e ai densi fagioli si abbinano piuttosto i vini rossi tannici, mentre con la verdura primaverile o il delicato pecorino risalta piuttosto un bianco fresco. Per facilitarti l’orientamento nelle carte dei vini, ho preparato per te una tabella chiara delle bottiglie più importanti in assoluto in cui puoi imbatterti durante i tuoi viaggi.
| vino | zona | nota |
|---|---|---|
| Vernaccia di San Gimignano | San Gimignano | ⭐ primo vino italiano a ottenere lo status DOC nel 1966; DOCG dal 9/7/1993. Unico bianco toscano con DOCG. Considerato uno dei vini italiani più antichi e nobili fin dal Rinascimento. |
| Chianti Classico DOCG | tra Firenze e Siena | simbolo distintivo il gallo nero |
| Brunello di Montalcino DOCG | Montalcino | sangiovese a lunga stagionatura, top della regione |
| Vino Nobile di Montepulciano DOCG | Montepulciano | |
| Bolgheri / supertuscan | costa presso Bolgheri | varietà bordolesi, fama internazionale |
| Aleatico Passito dell’Elba DOCG | Elba | dolce, prima DOCG dell’Arcipelago Toscano; il preferito di Napoleone |
| Vin Santo | tutta la regione | vino da dessert ambrato di trebbiano e malvasia a raccolta tardiva, l’uva si appassisce per 3-4 mesi e il vino stagiona 3+ anni in piccole botti caratelli |

Quando mangiare cosa: il calendario stagionale
Una delle cose più belle e autentiche di tutta la gastronomia italiana è il suo rispetto assolutamente rigoroso della stagionalità. In Toscana semplicemente non esiste che tu ti mangi a gennaio una panzanella di pomodoro o, al contrario, a maggio una torta autunnale di castagne. Il cibo qui si cucina esclusivamente con ciò che è appena cresciuto nei campi o maturato nei frutteti, cosa che garantisce ai commensali il sapore più intenso possibile senza l’uso di sostanze chimiche.
Se pianifichi il viaggio secondo il nostro articolo Il clima in Toscana: temperature mese per mese e quando andare, dai sicuramente un’occhiata in anticipo a cosa puoi aspettarti nel dato periodo. La primavera è dedicata alle tenere verdure, l’estate celebra i pomodori e l’autunno è all’insegna dei sapori più intensi e terrosi del bosco e dell’olio nuovo. Ecco un piccolo bigliettino su cosa tenere d’occhio nel menu:
| periodo | cosa è fresco |
|---|---|
| primavera | garmugia, carciofi, asparagi, pecorino fresco |
| estate | panzanella, pomodori, cecina in spiaggia |
| settembre | ⭐ schiacciata con l’uva (solo ora), vendemmia |
| ottobre-novembre | ⭐ olio nuovo, castagnaccio, sagre delle castagne e dei funghi, tartufi |
| inverno | ribollita, fagioli all’uccelletto, panforte e ricciarelli per Natale |

Come funziona il pasto in un ristorante italiano
Se non sei abituato ad andare regolarmente al ristorante in Italia, potrebbero sorprenderti diverse abitudini locali che si distinguono un po’ dalle nostre. La regola fondamentale è che il pranzo caldo qui è spesso il pasto principale e più importante di tutta la giornata, al quale i locali dedicano anche due ore. La cena, invece, si serve per i nostri standard molto tardi. La maggior parte dei buoni ristoranti apre le porte solo verso le sette e mezza o le otto di sera e prima delle nove è ancora semivuota.
Al momento di pagare non farti cogliere di sorpresa dal fatto che sul conto trovi sempre una voce chiamata coperto. Si tratta di un supplemento del tutto legale e storicamente radicato per l’apparecchiatura, che si aggira tra i due e i quattro euro a persona. In questa cifra è di solito incluso il servizio, la tovaglia di stoffa e il cestino di pane sciocco fresco, che ti portano subito all’inizio. Il pane qui dunque non si ordina a parte, ma il burro non aspettartelo di certo.
E un grande consiglio per concludere: evita i locali con insegne vistose e il menu turistico in sei lingue. Le migliori trattorie hanno spesso solo una lavagna scritta col gesso appoggiata al muro, il cui contenuto cambia ogni giorno a seconda di ciò che il cuoco ha trovato al mattino al mercato. Se vuoi solo assaggiare il vino al bicchiere senza dover ordinare una grande cena, cerca sopra la porta la scritta enoteca. Si tratta di accoglienti locali dove, insieme al vino, ti danno fantastici formaggi e salumi locali, e spesso una serata del genere ti viene a costare molto meno di una classica degustazione direttamente in una grande cantina.

Consigli per i vegetariani
Come già detto proprio in apertura, la Toscana è per i vegetariani un vero paradiso e una delle regioni italiane più accoglienti, ma ciononostante è necessario seguire qualche regola di base di prudenza. Insidiose possono essere soprattutto la ribollita invernale di verdure o la zuppa di farro, alle quali in campagna si aggiunge abbastanza spesso all’inizio della cottura la cotenna di pancetta per un sapore migliore e più pieno.
Non aver paura quindi, al momento dell’ordine, di chiedere sempre chiaramente se hanno aggiunto alla zuppa del brodo di carne o della pancetta. La frase magica da ricordare è “senza carne”. Gli italiani sono abituati a queste domande, non si offendono affatto e ti consigliano volentieri, eventualmente ti suggeriscono direttamente un’altra alternativa sicura dal menu. Molti piatti tradizionali, infatti, sono naturalmente vegani fin dal Medioevo, quindi non dovrai fare alcun compromesso sul sapore.
Se decidi di alloggiare in una fattoria, cosa che consigliamo caldamente nella nostra ampia guida Agriturismo in Toscana: 20 consigli, prezzi e come scegliere, segnala sempre di essere vegetariano già al momento della prenotazione online del soggiorno. Queste piccole fattorie a conduzione familiare, infatti, spesso funzionano così: la signora della casa cucina ogni sera un solo menu fisso e uguale per tutti gli ospiti con ciò che quel giorno hanno appena raccolto nell’orto. La padrona di casa ha quindi assolutamente bisogno di sapere in anticipo di doverti preparare appositamente una variante senza carne, per evitarti una delusione.

Dove mangiare
Le migliori esperienze culinarie in Toscana di solito non le trovi nei lussuosi ristoranti inamidati con le tovaglie bianche, ma nei luoghi affollati dove si ritrovano abitualmente gli stessi locali. Vai di mattina presto nei mercati storici coperti, come il famoso Mercato Centrale a Firenze, dove puoi comprare formaggi di pecora freschi, frutta di stagione, tartufi profumati e pane croccante direttamente dai produttori. Per un pranzo veloce ed economico cerca le piccole osterie a conduzione familiare nei vicoli laterali, dove siedono operai in tuta da lavoro e impiegati in giacca e cravatta davanti a un piatto di pasta calda.
Se cerchi posti concreti e collaudati, a Firenze non perdere la leggendaria Trattoria Mario vicino al mercato, dove si cucina con i migliori ingredienti locali. A Siena vale la pena prenotare un tavolo nell’amata Osteria Le Logge. Per ulteriore ispirazione prima del viaggio puoi esplorare anche il sito turistico ufficiale della Toscana, dove trovi tantissimi consigli aggiornati su food festival e mercati locali.

Dove alloggiare
💡 Consiglio su alloggio ed esperienze: l’alloggio preferiamo cercarlo su Booking.com, dove ci sono di solito le migliori condizioni di cancellazione. Biglietti, escursioni e attività conviene invece confrontarli e comprarli tramite GetYourGuide.
E per l’esperienza più autentica in assoluto ti consiglio di andare direttamente in campagna e alloggiare proprio in un agriturismo circondato da vigneti e uliveti. Lì infatti assaggerai esattamente quella vera e genuina cucina povera di cui abbiamo parlato in tutto questo articolo, cucinata con amore e con ingredienti freschi provenienti direttamente dal campo accanto.
Per facilitarti la ricerca, ho selezionato tre casali verificati, dove il cibo è parte dell’esperienza e i vegetariani trovano di che scegliere:
- Fattoria Poggio Alloro: fattoria a conduzione familiare con vista sulle torri di San Gimignano (valutazione 4,8 su 5 da 1.926 ospiti). Coltivano lo zafferano proprio, fanno la Vernaccia e hanno un ristorante proprio con pici fatti in casa e formaggi freschi.
- Agriturismo Il Rigo: un posto incantevole in Val d’Orcia, rinomato per le sue doti culinarie. A colazione cuociono torte fatte in casa e a cena servono zuppe tradizionali e piatti di verdure pieni di erbe aromatiche.
- Borgo Santo Pietro: casale boutique presso Chiusdino (valutazione 4,5 su 5 da 206 ospiti) con ampi giardini di erbe aromatiche e gastronomia propria. La scelta più costosa di questa terna, ma chi vuole unire il soggiorno a un cibo di livello resterà soddisfatto.
Dove continuare
- Toscana: 30 luoghi più belli e itinerario di 7 giorni
- Toscana in auto: itinerario di 7 giorni
- Siena e San Gimignano: 8 consigli su cosa vedere
- I borghi più belli della Toscana
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Perché il pane toscano è senza sale?
Il pane toscano chiamato pane sciocco si cuoce completamente senza sale a causa di un affascinante evento storico del dodicesimo secolo, quando la potente repubblica marinara di Pisa impose una tassa estremamente elevata sull’importazione del sale nell’entroterra. I fieri fiorentini iniziarono a cuocere il pane senza sale per protesta. Questa abitudine si affermò perfettamente, perché il pane neutro si abbina magnificamente ai salumi locali molto salati, al pecorino dal sapore deciso e all’olio d’oliva piccante.
Cosa assaggiare in Toscana?
La base della gastronomia locale sono le zuppe di pane sostanziose come la ribollita invernale o la pappa al pomodoro. Non perdete assolutamente i pici, pasta spessa tirata a mano con salsa all’aglio, l’ottimo pecorino stagionato di Pienza e l’olio d’oliva fresco. Come dolce finale scegliete i cantucci, biscotti secchi alle mandorle che tradizionalmente si inzuppano nel Vin Santo, dolce vino da dessert.
La cucina toscana è adatta ai vegetariani?
Sì, la Toscana è una destinazione assolutamente ideale per i vegetariani. Grazie alla tradizione storica della cucina povera di campagna (cucina povera), la stragrande maggioranza degli antipasti tradizionali, delle zuppe sostanziose e delle insalate di pane si basa esclusivamente su legumi, verdure fresche di stagione e olio d’oliva di qualità. Le celebri bistecche fiorentine e i ragù di carne costituiscono solo una piccola parte del menu locale.
Cos’è la cucina povera?
La cucina povera è un approccio storico alla cucina nato dalla assoluta necessità nelle povere campagne italiane. La sua essenza non è creare piatti complicati e costosi, ma sfruttare al massimo gli ingredienti disponibili e di stagione. Trasforma così genialmente semplici avanzi, come pane raffermo, erbe selvatiche e comuni fagioli, in piatti perfetti ed estremamente sostanziosi e pieni di sapore.
Qual è il miglior vino toscano?
Tra i vini rossi regna incontrastato il famoso Chianti Classico con il tipico logo del gallo nero e il prestigioso Brunello di Montalcino a lungo invecchiamento. Se preferite le varietà bianche, cercate assolutamente la Vernaccia di San Gimignano. È un’unicità mondiale assoluta, perché fu il primo vino italiano in assoluto ad ottenere lo status rigorosamente protetto DOC.
Cos’è il Vin Santo e come si beve?
Il Vin Santo è il tradizionale vino da dessert toscano color ambra, prodotto da uve tardive delle varietà Trebbiano e Malvasia. Queste vengono fatte essiccare per diversi mesi e il vino successivamente invecchia per lunghi anni in piccole botti di legno. Tradizionalmente si beve alla fine del pasto e vi si inzuppano volentieri i cantucci, biscotti secchi alle mandorle.
Quando si può comprare la schiacciata con l’uva?
Questa tradizionale e amatissima focaccia dolce in cui vengono schiacciate uve fresche è un esempio tipico della rigorosa stagionalità della cucina toscana. La trovate nelle panetterie locali rigorosamente solo a settembre, durante circa tre o quattro settimane, quando si svolge il periodo della vendemmia e nelle vigne si raccoglie l’uva nera matura.
Cosa significa la voce coperto sul conto?
Il coperto è un addebito assolutamente comune e legale per il servizio tavola, che nei ristoranti italiani viene addebitato automaticamente per ogni persona seduta al tavolo. Di solito si aggira sui due-quattro euro e comprende i costi per il servizio, la tovaglia di stoffa, il lavaggio delle stoviglie e spesso anche il cestino con il pane fresco che ricevete prima del pasto.
